Sulle spalle di due giganti

don Angel Fernandez Artime

 

La spiritualità salesiana è forte e regge l’urto del tempo perché saldamente connessa a due figure uniche nella storia provvidenziale della Chiesa: san Francesco di Sales e san Giovanni Bosco.

 

Vi auguro un felice anno nuovo, cari lettori del Bollettino Salesiano. Un felice e benedetto anno 2022. Alla fine di questo mese celebreremo i quattrocento anni dalla morte di un grande santo, un genio, unico nel suo tempo: Francesco di Sales, il santo di cui noi, salesiani di don Bosco, portiamo il nome.

Un giorno don Bosco disse a un gruppo di ragazzi che erano cresciuti con lui: «Ci chiameremo Salesiani». E così iniziò questa affascinante “avventura nello Spirito” che avrebbe dato origine al grande albero che oggi è la Famiglia Salesiana di don Bosco, che ha le sue radici e trae nutrimento dalla spiritualità di Francesco di Sales, letta e praticata con la sensibilità di un altro gigante, don Bosco.

Per questo parlo di due giganti che “reggono” il carisma salesiano, perché entrambi sono un grande dono nella Chiesa, e perché don Bosco ha saputo tradurre la forza spirituale di Francesco di Sales come nessun altro nell’educazione ed evangelizzazione quotidiana dei suoi ragazzi e, grazie alla sua famiglia, tenerla viva nella Chiesa e nel mondo di oggi.

 

Due madri sante

Francesco di Sales e Giovanni Bosco hanno molte cose in comune, fin dalla culla. Francesco di Sales è nato sotto il cielo savoiardo che corona le valli attraversate da torrenti che nascono dalle cime più alte delle Alpi. Come non pensare che anche Giovanni Bosco era savoiardo. Non nato in un castello, ma con lo stesso dono di Francesco: una mamma dolcemente piena di fede. Françoise de Boisy era giovanissima quando attendeva il suo primo figlio e, ad Annecy, davanti alla Sacra Sindone, che le parlava della passione del Figlio benedetto di Dio, commossa, fece una promessa: quel bambino doveva appartenere a Gesù per sempre. Un giorno Mamma Margherita dirà al suo Giovanni: «Quando sei venuto al mondo, ti ho consacrato alla Beata Vergine». Davanti alla stessa Sindone, si inginocchierà anche don Bosco a Torino. Le madri cristiane generano santi. In un castello, come Francesco, o in una malandata casa di campagna, come Giovanni.

Raccontano che la prima frase completa che Francesco riuscì a formulare fu: «Il buon Dio e la mamma mi amano molto». Giovanni Bosco l’avrebbe certamente sottoscritta.

E su Francesco e su Giovanni il buon Dio vegliava. E a tutti e due donò un cuore grande. Francesco studiò a Parigi e a Padova, nelle più celebri università del mondo. Giovanni studiava a lume di candela nella nicchia di un’osteria. Ma lo Spirito non è fermato dalle piccole cose umane. I due erano destinati ad incontrarsi. L’acqua dei torrenti di Savoia, come lo spirito che maturerà Francesco di Sales, arriverà a Torino e poi in tutto il mondo.

Dopo 400 anni la proposta di vita cristiana, il metodo di accompagnamento spirituale e la visione umanista della relazione dell’essere umano con Dio di san Francesco di Sales sono ancora vivi e attuali. E don Bosco, come nessun altro, ha saputo interpretarli.

Durante tutto quest’anno ci saranno diversi eventi in cui potremo avvicinarci alla figura di san Francesco di Sales e con lui a don Bosco.

 

Dodici mesi di grazia

Come augurio per il nuovo anno vi invito ad assaporare quella freschezza profondamente umana e spirituale che scorre come un grande fiume nella spiritualità salesiana che da Francesco di Sales arriva a don Bosco. E questo fiume porta in sé una grande forza che troviamo in questi pensieri “salesiani” che vengono dal cuore stesso di san Francesco e che don Bosco fece suoi nella sua vita con i suoi giovani.

 

Ne ho scelti dodici, da inserire nella vostra agenda, uno per ogni mese dell’anno:

  1. Dio, nella sua grazia, non agisce mai senza il nostro consenso. Agisce con forza, ma non per obbligare o costringere, ma per attirare il cuore, non per violare, ma per amare la nostra libertà.
  2. Dio, come amava dire Francesco di Sales, ci attira a sé con la sua gentile iniziativa, a volte come una vocazione o una chiamata, a volte come la voce di un amico, come un’ispirazione o un invito, e a volte come una “prevenzione” perché sempre anticipa. Dio non si impone: bussa alla nostra porta e aspetta che gli apriamo.
  3. Dio è presente e si rende presente ad ogni persona in quei momenti della sua vita che solo Dio stesso sceglie e nel modo che solo Dio conosce.
  4. Sia Francesco di Sales sia don Bosco fanno della vita quotidiana un’espressione dell’amore di Dio, Come dice papa Francesco: «Mi piace vedere la santità nel paziente popolo di Dio: nei genitori che crescono i loro figli con tanto amore, in quegli uomini e donne che lavorano per portare a casa il pane, nei malati, nelle suore anziane che continuano a sorridere. In questa costanza di andare avanti giorno per giorno, vedo la santità della Chiesa militante. Questa è spesso la santità “della porta accanto”, di coloro che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità”».
  5. Dio non ci ama perché siamo buoni, ma perché Lui è buono. Fare la volontà di Dio non si ottiene con sentimenti di “indegnità”, ma con la speranza nella misericordia e nella bontà di Dio. Questo è l’ottimismo salesiano.
  6. Francesco di Sales risponde all’amore di Dio con l’amore. «Ti amerò, Signore, almeno in questa vita, se non mi è dato di amarti nella vita eterna; almeno ti amerò qui, o Dio, e spererò sempre nella tua misericordia».
  7. La convinzione che l’amore di Dio non si basa sul sentirsi bene, ma sul fare la volontà di Dio Padre, è l’asse della spiritualità di Francesco di Sales e deve essere la guida per tutta la famiglia di don Bosco.
  8. Fate un viaggio dalle consolazioni di Dio al Dio delle consolazioni, dall’entusiasmo al vero amore. Fate tutto per amore, niente per paura, perché è la misericordia di Dio e non i nostri meriti che ci muove ad amare.
  9. Proprio come voleva don Bosco: che l’amore per Cristo ci porti all’amore per i giovani, caratteristica salesiana della nostra vita e sfida permanente per la Famiglia di don Bosco oggi e sempre. La carità è la misura della nostra preghiera, perché il nostro amore per Dio si manifesta nel nostro amore per il prossimo.
  10. Questa è la “preghiera della vita”: svolgere tutte le nostre attività nell’amore e per amore di Dio, in modo tale che tutta la nostra vita diventi una preghiera continua.
  11. È bene trovare dei momenti per ritirarsi nel proprio cuore, lontano dal trambusto e dall’attivismo, e avere una conversazione cuore a cuore con Dio.
  12. In Maria vediamo ciò che Dio è pronto a fare con il suo amore, quando trova cuori disponibili come quello della giovane di Nazareth. Svuotandosi, riceve la pienezza di Dio. Rimanendo disponibile a Dio, Egli compie in lei grandi cose.

 

 

Fonte: bollettinosalesiano

 

 

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