La mia Mazzarello!

Una delle tante fortune della mia vita è stata quella di nascere in un paesino sperduto della provincia di Alessandria, di nome Borgo San Martino. A dire il vero questo paese del basso Monferrato non è proprio il massimo dove nascere. Non c’è nulla di artistico, il paesaggio è quello monotono della pianura padana, in estate le zanzare combattono le loro battaglie e in inverno non ci si vede a causa della nebbia.
L’importanza di questo paesino l’ha data Don Bosco stesso. Fondato il suo primo collegio fuori Torino a Mirabello, dopo pochissimo lo sposta proprio a Borgo San Martino. In più, il primo esodo delle giovanissime figlie di Maria Ausiliatrice è proprio verso il mio paese natale.

Quando sono nato, a metà degli anni sessanta, in questo paesino di circa un migliaio di abitanti c’era un grande collegio salesiano con tantissimi ragazzi interni e due comunità di FMA: una al servizio del collegio e una, con la scuola materna, il doposcuola e l’oratorio, al servizio del paese. Anche tutti i paesi limitrofi avevano la presenza delle FMA. Addirittura c’era l’Ispettoria Alessandrina.

Ovviamente per motivi anagrafici non ho mai incontrato personalmente la Mazzarello, ma fin dalla più tenere età l’ho conosciuta attraverso le sue figlie. A dire il vero non è che ne parlassero molto; sono io che un giorno, curioso come ero e sono tuttora, ho voluto sapere chi fosse quella suora che era nel quadro all’ingresso dell’asilo. La mia infanzia è così trascorsa felice tra le vesti dei salesiani e quelle delle suore salesiane. Qualche scappellotto me lo sono pure preso. Si vede che me lo meritavo! Altri tempi, altri metodi educativi.

Al termine delle scuole medie è stato quasi scontato chiedere di entrare a Torino Valdocco nella comunità proposta per diventare salesiano. Quattro anni all’ombra della Basilica e a contatto diretto con i nostri santi.

 

Dire che ci fosse tutto questo feeling con la Mazzarello, direi una bugia. Più che altro il rapporto era con le FMA presenti nelle case salesiane. A Valdocco ricordo le suore in cucina e in guardaroba: erano le nostre mamme! E poi le aspiranti che vedevamo solo alla festa di Maria Ausiliatrice: alla processione, cantavamo insieme, ma poi, quando era ora di mangiare il meritato gelato, improvvisamente c’erano sempre dei problemi per cui andavano via e ognuno mangiava il suo di gelato. Altri tempi, altre sensibilità.

Così per tutta la vita salesiana finché le suore sono rimaste nelle nostre case come cuoche e guardarobiere, ma soprattutto come care mamme.

Il desiderio di fare la licenza in spiritualità, dunque la possibilità di studiare meglio il nostro carisma e i nostri santi, si è troncato dopo un anno: l’ispettore aveva bisogno di me a Novara. E così ciao studi, ciao Roma, ciao Don Bosco e ciao Mazzarello.

Il vivere quasi tutto il giorno il cortile all’oratorio, preso da mille problemi e preoccupazioni, non mi ha certo aiutato ad approfondire le figure dei nostri santi, tanto meno la Mazzarello. Ho sempre cercato, e generalmente ci sono anche riuscito, di avere una presenza stabile di suore salesiane negli ambienti in cui ho lavorato e con cui ho collaborato splendidamente!

 

Poi, per tutta una serie di eventi, ho fatto ritorno a Valdocco come catechista e insegnante al CFP. Intanto si avvicinava il 2015. Sapevo che la mia ubbidienza a Valdocco sarebbe durata poco, perciò mi sono permesso di chiedere al Signore di poterci rimanere almeno fino a quell’anno bicentenario. Come sempre il Signore capisce quello che vuole Lui, e così non solo ci sono rimasto, ma mi è stata affidata l’animazione dell’evento centrale dell’Italia salesiana del bicentenario della nascita di Don Bosco al teatro Regio e con un altro confratello spagnolo la gestione dell’accoglienza dei pellegrini a Valdocco, soprattutto durante l’ostensione della Sindone. Ho dovuto così prepararmi, studiare Don Bosco, ma la Mazzarello rimaneva sempre all’orizzonte.
Poi hanno iniziato a chiedermi visite, esperienze ed interventi per le postulanti, le novizie, le juniores del secondo anno di noviziato, le giovani direttrici, le missionarie… e così un po’ alla volta ho imparato a conoscere sempre meglio la Mazzarello.

 

In questi anni come guida sui luoghi salesiani ho avuto la possibilità di approfondirne la figura e soprattutto il Signore mi ha dato la grazia di accompagnare tantissime Figlie di Maria Ausiliatrice a conoscere meglio il carisma salesiano. Per me è anche un modo per restituire l’amore che le suore hanno sempre avuto, fin dalla mia infanzia, verso di me.

Il salto di qualità è avvenuto in un momento tranquillo della mia vita, quando ho deciso di mettere da parte altre letture e concentrarmi a studiare le lettere della santa di Mornese. Una bella esperienza che mi ha arricchito spiritualmente.

Di questa santa mi ha attirato la sua semplicità. Nulla è artefatto, tutto è concreto, naturale, segno di una profonda conoscenza dei cuori umani, ma anche della realtà della vita. Una semplicità che nasce dalla vicinanza del Signore incontrato nel Vangelo.

Un secondo elemento che mi ha affascinato della santa di Mornese è la sua umiltà, il suo voler rimanere sempre nell’ombra: non Madre ma Vicaria, non al centro, sul palco, ma in un angolino a servire. Così per tutta la vita. Proprio come una mamma, col grembiule lì solo per servire. Una semplicità e una umiltà condita da tanta gioia. Quante volte scrive alle suore: “Siate allegre!”. Un’allegria che sgorgava da un cuore semplice divenuto uno con Dio. Tutto questo è il frutto di un lavoro quotidiano che ha compiuto su se stessa. I nostri santi sono la prova vivente che è possibile cambiare. Non conta tanto il punto di partenza ma dove permettiamo che il Signore ci porti. Un ultimo aspetto è l’amore che aveva per don Bosco e i salesiani. Spesso nelle sue lettere si interessa, chiede, prega, offre le sue sofferenze per loro.

Avendo la fortuna di vivere a Valdocco, spesso ho la possibilità di recarmi in Basilica, di girare tra i vari altari e di pregare. Di fronte all’altare della Mazzarello generalmente ringrazio il Signore per questo grande dono che ha aperto il carisma salesiano al mondo femminile e prego per tutte le sue figlie, perché possano incarnare i valori che la loro Madre ha vissuto. Che questo anniversario sia veramente motivo per seguire con più fedeltà Gesù, il Risorto, sulle orme di Santa Maria Domenica Mazzarello.

Don Enrico Lupano, salesiano

 

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