Il sogno della pace

È stato realizzato sulle orme dell’apostolo Paolo, il 36° viaggio apostolico del Successore di Pietro, Papa Francesco, a Malta. Un viaggio breve, il tempo di un fine-settimana, ma ricco di appuntamenti, incontri, momenti di grande significato e valore, così come di parole chiare su molti temi: l’accoglienza, l’evangelizzazione, la cura delle proprie radici, e tutto ciò che sta accadendo in questi giorni in tutto il mondo.

 

Sabato 2 aprile, Papa Francesco è atterrato all’aeroporto internazionale di Malta. Già la scelta del motto di questo viaggio “Ci trattarono con rara umanità” (At 28,2), tratto dal racconto di San Paolo sull’accoglienza a Malta dopo un naufragio, presenta uno dei primi cardini di questa visita apostolica.

 

Il Papa ha infatti introdotto il tema dell’accoglienza, già in uno dei suoi primi incontri, quello con le Autorità e il Corpo Diplomatico nella “Grand Council Chamber” del Palazzo del Gran Maestro a La Valletta. Negli ultimi anni Malta è stata spesso punto di approdo di barconi carichi di naufraghi sulle rotte che dal sud del mondo portano all’Europa.

Il Papa ha ricordato che “il fenomeno migratorio non è una circostanza del momento, ma segna la nostra epoca”. E in proposito, ha ribadito che “il Mediterraneo ha bisogno di corresponsabilità europea, per diventare nuovamente teatro di solidarietà… e non diventare il cimitero più grande dell’Europa”.

 

Oltre al tema dell’accoglienza, c’è stata dal Papa anche una grande attenzione a quello che sta avvenendo nel mondo: ha citato il naufragio registratosi a largo delle coste della Libia e ha parlato della guerra in Ucraina. Davanti alla “notte della guerra” voluta ancora una volta da “qualche potente, tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti”, il Papa invita a non chiudere gli occhi alla speranza, ed esorta all’impegno: “Per favore, non facciamo svanire il sogno della pace” è stato il suo accorato appello.

 

Nel contesto sociale maltese, permeato di storia cristiana, ma che si segnala per un’incisiva e rapida secolarizzazione, Papa Bergoglio ha specificato che “progredire non significa tagliare le radici con il passato in nome di una falsa prosperità dettata dal profitto”, e ha invitato a mettersi in guardia da “omologazioni artificiali e da colonizzazioni ideologiche”.

Soprattutto, e in più momenti, come presso il Santuario nazionale di Ta’ Pinu, il Pontefice ha ricordato che “la gioia della Chiesa è evangelizzare”. Solo l’attrattiva della gioia può liberare le dinamiche ecclesiali dalla tentazione dell’auto-referenzialità, perché “una Chiesa che desidera andare incontro a tutti con la lampada accesa del Vangelo” non può essere un circolo chiuso.

 

Per questo il Papa ha indicato come modelli Maria e Giovanni sotto la croce, là dove le ultime parole di Gesù dalla croce esortano a fare dell’accoglienza lo stile perenne del discepolato. Perché l’accoglienza, ha ribadito, “è anche la cartina di tornasole per verificare quanto effettivamente la Chiesa è permeata dallo spirito del Vangelo”. E il Vangelo che Francesco propone è quello che invita ad “accogliere, essere esperti di umanità e accendere fuochi di tenerezza quando il freddo della vita incombe su coloro che soffrono”.

 

Fonte: infoans

 

 

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