Ci baciamo a settembre

da | 27 Lug 2020 | slideshow, Libri, Giovani

Di suor Cristina Merli

 

Quando Marco Erba incontra i ragazzi li tiene incollati alle parole e alla vita che racconta. Oggi sono quegli stessi ragazzi che tengono incollati noi alle pagine di Ci baciamo a settembre, libro che, finalmente, dà voce al loro punto di vista. È questo il merito del “curatore”, docente, educatore, scrittore e papà. Lo abbiamo incontrato.

 

Marco, dare voce agli adolescenti è un’operazione necessaria e doverosa in questo nostro tempo. Per loro, per noi adulti e per la società che ha bisogno del loro sguardo.
Come è nata l’idea di raccogliere i loro vissuti in un libro?
L’idea è nata insieme alla redazione di Rizzoli. Spesso di scuola in questi mesi hanno parlato gli esperti, i presidi, i politici. È giusto così, ma ci sembrava che mancasse la voce degli studenti, che della scuola sono i grandi protagonisti. Abbiamo voluto colmare la lacuna. Di questo libro non sono l’autore: nelle pagine i lettori trovano la voce viva di ragazzi dalla prima media alla quinta superiore. I ragazzi hanno nelle loro mani il futuro, per questo vanno ascoltati. Non significa assecondarli sempre, ma sono convinto che un educatore debba assolutamente porsi in dialogo: calare dall’alto i propri principi e il proprio sapere non serve a nulla. Il cammino, anche didattico, deve partire da loro. Credo perciò che questo libro possa essere interessante non solo per i ragazzi, che ritroveranno parti della loro esperienza, ma anche per gli adulti, che potranno sentire la loro voce e il loro punto di vista.
“Ci baciamo a settembre” è stato anche l’occasione per promuovere un’iniziativa di solidarietà: buona parte del ricavato servirà a finanziare una scuola salesiana nel Tamil Nadu, una delle regioni più povere dell’india. Gli scritti dei ragazzi potranno così offrire l’opportunità di studiare a dei loro coetanei dall’altra parte del mondo.

Immagino che questa iniziativa sia stata un ulteriore stimolo anche per i ragazzi che hanno partecipato alla stesura. Il titolo è accattivante: “Ci baciamo a settembre”. Come è nato?
Il titolo ha una sfumatura romantica e sentimentale. L’amore è un tema di cui si parla a più riprese: stare separati dalla persona di cui si è innamorati è stato difficile per i ragazzi. Leggendo le pagine ci si accorge subito di come a quell’età i sentimenti si possano vivere con grande profondità e rispetto. Non è affatto vero che le relazioni tra adolescenti siano sempre superficiali, anzi! Leggere per credere.
Ma il titolo rimanda a qualcosa di più ampio: al desiderio di ripartire, di rivedersi, di incontrarsi di nuovo. I ragazzi sono mancanti tantissimo a noi prof: insegnare non è trasmettere nozioni, ma educare usando una materia perché i ragazzi possano trovare la loro strada. L’educazione passa sempre da una relazione in presenza: come si più accompagnare una persona senza poterle tendere la mano nei passaggi critici del cammino? Tra l’altro, la scuola è mancata molto anche ai ragazzi: alcuni rimpiangono addirittura l’ansia prima delle interrogazioni e i rimproveri dei prof!

 È vero, Marco, ci siamo mancati tanto a vicenda! Il tuo, o meglio il “vostro” libro è “a cura di Marco Erba”. Quanto di te c’è in queste pagine?
Gli autori del libro sono i ragazzi: io mi sono ritagliato solo lo spazio per qualche considerazione finale. Ma ascoltando gli studenti attraverso i loro scritti ho ritrovato la mia esperienza: in ogni giovane c’è una scintilla di bellezza insopprimibile e splendida. Spesso degli adolescenti si parla solo di fronte a fenomeni di devianza, ma non si racconta quasi mai questa bellezza nascosta e nettamente prevalente. Ecco, spero che questo libro possa dar voce alla loro bellezza e farla arrivare a tanti, che ne saranno arricchiti.

Vengono in mente le parole che Don Bosco ripeteva spesso: “I giovani non sono solo i nostri destinatari, sono anche i nostri maestri”. Miriam e tanti altri ragazzi che hanno messo la firma su questo libro lo sono stati per te, altri lo sono stati per tanti di noi docenti soprattutto in questi mesi. Cosa hai imparato da loro?
Mi hanno ricordato quanto la scuola sia decisiva e quanto loro meritino tutto il nostro impegno. Un ragazzo delle medie si paragona a un carcerato che odia la prigione ma che, quando viene liberato, si trova spaesato e senza più punti di riferimento. La scuola, che lui ha sempre definito una prigione, in quarantena gli è mancata terribilmente: il lockdown gliene ha fatto riscoprire l’importanza.
Un altro ragazzo si pone domande sul suo futuro: desidera fare il magistrato oppure il medico. Quel ragazzo mi ha insegnato una volta di più che nella vita la felicità passa dal lasciare un segno bello sugli altri e sulla società che ci circonda. Per essere felici, dobbiamo fare del bene a qualcuno. Il fatto che lui a quattordici anni lo percepisca così lucidamente mi ha davvero commosso.
Una ragazza, infine, narra la morte del nonno, di cui è venuta a conoscenza proprio mentre stava ridendo di fronte a un film comico. Ha pianto, ma il suo scritto è pieno di speranza: si dice certa che un giorno rivedrà il nonno e desidera dare il meglio di sé per mettere a frutto i suoi insegnamenti. Questa ragazza mi ha insegnato che ogni dolore può essere una ripartenza e può trasformarsi in un dono per gli altri.

Maestri saggi, i nostri ragazzi. Permettici ora un moto di curiosità: hai in cantiere altri progetti editoriali?
Entro la fine del 2020 usciranno due miei nuovi libri. Il primo, “Insegnare non basta”, è un saggio sulla scuola. Un saggio molto narrativo: si tratta di una lettera aperta a una mia ex studentessa che adesso è una giovane prof di lettere. In quelle pagine racconto alcuni episodi salienti della mia vita da prof che mi hanno insegnato molto. Sarà in libreria da fine estate, con Vallardi.
Il secondo libro è un romanzo per ragazzi (e non solo) ed uscirà in autunno per Rizzoli. Si intitola “La città d’argento” e parla della strage di Srebrenica, di cui quest’anno ricorre il venticinquesimo anniversario. È un libro che parla della forza distruttiva dell’odio, ma anche di come, attraverso le relazioni, lo si possa sconfiggere.

Grazie Marco, aspettiamo allora l’uscita anche di questi libri.
Ti auguriamo che, a settembre, tu possa riabbracciare, attraverso le tue discipline e la tua vita, la ricca esistenza di questi splendidi adolescenti.

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