La prossima generazione

Di Mauro Magatti, Patrizia Cappelletti

 

L’idea che tutto nasce da una imperfezione, da una frattura che consente di lasciare spazio alla novità, è antica e si fonda nella stessa esperienza umana. La crisi, ogni crisi, è in sé un momento drammatico. Allo stesso tempo però è anche un’occasione di possibile rinascita e di «un di più» di vita. Anche la pandemia globale del Covid-19, come molti avvertono, porterà con sé pesanti strascichi economici e sociali, ma pure potrebbe costituire una grande opportunità di rinnovamento. Per questo motivo non possiamo non provare a cogliere le possibilità che questa situazione inedita ci propone, nella consapevolezza che solo alleanze tra diversi potranno avviare una reale trasformazione e traghettarci verso nuovi e più evoluti modelli economici e sociali.

«La prossima generazione» nasce nel solco di questa riflessione. L’iniziativa – ideata all’interno dell’ecosistema generativita.it – ha nel nome il proprio scopo peculiare: farsi contenitore e veicolo delle idee della «nuova generazione» affinché si possa dare avvio a una nuova fase di rigenerazione del Paese. «La prossima generazione» vuole attivare e connettere energie nuove ma isolate. Sollecitando gli under40 a immaginare con creatività e coraggio «nuovi mondi possibili», il progetto si propone di intercettare questi segnali palpitanti di nuova vita che l’Italia, nonostante tutto, contiene – lo abbiamo visto proprio in questo tempo difficile che ha risvegliato una straordinaria attivazione civica e solidale da parte di tantissimi giovani che si sono impegnati spontaneamente per un bene più grande – per farle conoscere e accompagnarle in un possibile sviluppo.

Il nostro è un Paese per vecchi, si dice. In Italia se sei giovane non è facile farsi ascoltare. Uscendo dalle logiche del bando e del concorso di idee, «La prossima generazione» desidera essere anzitutto uno spazio in cui si possa essere accolti, dove le proposte che desiderano generare valore per molti possano essere prese in considerazione e fatte crescere in un dialogo che, nel riconoscere idea e ideatore, può avviare, generativamente, nuovi processi. Ogni cambiamento incuba e prende forma dentro a una relazione. «La prossima generazione» vuole facilitare nuove connessioni e dunque aprire nuove possibilità. Qualificante è lo scambio intergenerazionale che avverrà tra i proponenti e i «mentori», figure qualificate che si mettono a disposizione per fare insieme un pezzo di strada, accompagnando un’idea e, insieme, la persona. Ciò che ci auguriamo è che questo spazio possa diventare un circolo virtuoso capace di ridare avvio a processi di immaginazione libera, dal basso, e diventare una vera e propria community di nuovi «giovani leader contributivi».

Del resto, consegnare ad altri una propria proposta, voler condividere con altri un personale desiderio di contribuzione, è un bel segnale. Promettente. Ci racconta che, forse, possiamo uscire dalle secche di un individualismo competitivo che frammenta, invece di ricomporre, le energie come il senso. Immaginare un mondo nuovo e desiderare di condividerlo con altri a partire dalla messa in comune di un’idea è un primo, positivo passo verso la nascita di nuove legature e nuove alleanze. «La prossima generazione» è anche una grande occasione per osservare riflessivamente due grandi processi a cui corrispondono due altrettanto impegnative domande: sapranno i giovani vedere lontano e immaginare quello che ancora non esiste ma di cui abbiamo disperatamente bisogno per riaprire un futuro migliore per tutti? Ma sapranno anche le generazioni più senior fare spazio alla novità, consegnando generosamente ai più giovani il loro «patrimonio» fatto di conoscenze e competenze, esperienze ed errori, risorse e fiducia? L’occasione è preziosa.

La frattura che questa pandemia ha causato potrebbe costituire un punto di discontinuità, oppure, un ennesimo fuoco fatuo. Forse fa bene ricordare a questo proposito le ultime battute del film Mediterraneo che segnano la possibilità di questo fallimento, quando le possibilità aperte dalla Storia si chiudono, senza trasformazione. «Non si viveva poi così bene in Italia», dice un triste Abatantuono sullo sfondo dell’isola greca in cui si è esiliato: «Non ci hanno lasciato cambiare niente». «La prossima generazione» apre una doppia sfida: mentre chiama a raccolta i giovani che vogliono aggiungere valore a questo Paese e che posseggono la spinta vitale per imprimere nuovo senso e direzione alla loro libertà e a quella di tutti, dall’altro è un richiamo alle generazioni più adulte, alle quali viene oggi chiesto di non sottrarsi a questo ascolto.

 

 

Fonte: generativita.it

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