SeminiAMO

Di Lorenzo Colombo*

Cosa ne penso della preoccupazione della Chiesa riguardo l’ambiente e i cambiamenti climatici improvvisi dei nostri giorni?

Penso proprio che Francesco, quell’umile ragazzo di Assisi, aveva già capito solo “qualche anno fa” come si dovesse esaltare e allo stesso tempo difendere con le unghie e con i denti la nostra Madre Terra. Ecco che Papa Francesco riprende nella Lettera Enciclica “Laudato si’” quei valori e quegli accorgimenti che proprio Francesco cantava.

Non penso sia un caso che il Santo Padre abbia scelto il suo nome per dare una “grande scossa” a questa Chiesa ed avvicinarci al bene ancora di più. Questa nostra casa comune, la terra, che è anche nostra sorella e con la quale condividiamo la nostra umile esistenza non riesce più a sopportare tutto il male che noi uomini le stiamo provocando abusando irresponsabilmente dei beni che il Signore ci ha donato.

Fin da piccoli non siamo mai stati abituati a creare un legame profondo con questa natura, con la terra che calpestiamo tutti i giorni e abitiamo. Bisognerebbe partire da qui, dall’innocenza dei bambini che, non a caso, sanno trovare nella natura una sorella maggiore e nell’uomo, anche adulto, quel briciolo di bene che solo loro riescono a percepire.

Bisognerebbe quindi rendere sempre più consapevoli tutti dell’importanza assoluta dei benefici ed infiniti doni che questa offre. Crescendo però l’individualità dell’uomo avanza spaventosamente facendo crescere esponenzialmente la violenza contro i nostri pari e di conseguenza contro la nostra terra. C’è violenza nel cuore umano ferito dal peccato che si ripercuote nel nostro suolo, nell’aria e negli esseri viventi.

Il mio consiglio è quello di ritornare umili nella nostra vita di tutti i giorni per ricreare questo legame fondamentale che stiamo perdendo.

È proprio l’umiltà (da humus = suolo, terra, terreno) che dobbiamo ricercare e ritrovare come valore principe della nostra esistenza per ritornare alla terra (dimentichiamo che noi stessi siamo terra cfr Gen 2,7), per renderci conto che nulla di tutto ciò che abbiamo ci è “dovuto” ma tutto ci è stato “donato”.

Solo percependo come dono del Signore, non solo il nostro Mondo, ma ancor di più la nostra vita, possiamo veramente prenderci cura e custodire noi stessi e la nostra terra dalle diverse forme di degrado.

Il ritorno all’umiltà deve essere un lavoro intrapersonale e interpersonale immenso che richiede di cambiare profondamente i nostri stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società.

Nell’uomo deve insediarsi il desiderio autentico di uno sviluppo di una forma di pieno rispetto della persona umana. Un rispetto che parte dal limite delle persone, dalle fragilità e dalle incomprensioni.

Solo creando questo tipo di relazione tra noi potremmo un giorno essere in grado di stabilire, o meglio ristabilire (perché questo legame antico con la natura era già presente nel nostro cuore), la pace con questa nostra sorella maggiore.

Non è un progetto utopico, è nostra responsabilità morale occuparci di chi abiterà la nostra casa tra cento anni. Non possiamo in nessun modo permetterci di dire “faccio quello che voglio, tanto tra cento anni non sarò più qui”. Quante volte ho sentito frasi simili e quante volte ho visto comportamenti tali da schiacciare la dignità della nostra terra. Nessun essere vivente è superiore ad un altro perché tutti collaborano per creare un’armonia invisibile.

Ringrazierò sempre di cuore mio nonno che fin da piccolo mi ha “collegato” alla natura con le sue attività di contadino e curatore di animali.
Ancora oggi mi dice, nonostante i suoi quasi novant’anni, che ogni volta che nel suo giardino muore una pianta, getta proprio vicino a questa nuovi semi per farne crescere un’altra.
Prendendo esempio da lui ecco che questi semi che getta possiamo benissimo gettarli anche noi.

Gettare semi di “bene” significa prendersi cura degli altri e della nostra splendida terra.

Il patriarca Bartolomeo, come afferma il nostro papa, ci propone poi di passare dal consumo al sacrificio, dallo spreco alla capacità di condividere.

E tutto questo significa imparare a dare, restituire ciò che la natura e l’uomo stesso mi offre. È un modo di amare, di passare gradualmente da ciò che voglio a ciò di cui ha bisogno il mondo di Dio.

 

*Ciao, sono Lorenzo Colombo, ho 26 anni e sono docente di Scienze Motorie in una scuola media salesiana e in un istituto professionale. Mi piace cantare, suonare chitarra e pianoforte e dedicarmi all’educazione dei ragazzi dell’oratorio.
Amo lo sport e la musica in generale.
Nell’estate 2019 ho vissuto un’esperienza in missione col PIME in Papua Nuova Guinea.

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