La vita dopo la pandemia

Nel volume edito dalla Libreria Editrice Vaticana sono raccolti otto interventi del Pontefice nei primi mesi dell’anno segnati dal diffondersi della pandemia di coronavirus. A guidare la lettura, la prefazione del cardinale Michael Czerny, sottosegretario della Sezione Migranti del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che illustra il pensiero unitario del Pontefice, il suo sguardo al futuro dell’umanità colmo di amore e speranza

 

Di Gabriella Ceraso

 

Nell’ambito della riflessione che spesso il Papa, in questi mesi d’inizio del 2020, ha dedicato alla crisi del coronavirus, il volume “La vita dopo la pandemia” (scarica qui la copia del libro) racchiude otto testi significativi che “ci aiutano a capire – spiega il cardinale Michael Czerny nella Prefazione – con chi il Pontefice ha parlato e come, cosa abbia detto e perché”. L’arco di tempo va dal 27 marzo – giorno dell’Urbi et orbi durante il momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia svoltosi sul Sagrato della Basilica di San Pietro –  al 22 aprile giorno dell’udienza generale per la 50ª Giornata Mondiale della Terra, passando attraverso la Lettera del 30 marzo a Roberto Andrés Gallardo, presidente del Comitato Panamericano dei giudici per i diritti sociali; il Messaggio Urbi et orbi del giorno di Pasqua; la Lettera ai Movimenti Popolari, del 12 aprile, e poi ancora l’intervento scritto da Papa Francesco per la rivista spagnola Vida Nueva; l’omelia pronunciata nella Domenica della Divina Misericordia del 19 aprile fino ad arrivare al saluto al mondo dei Giornali di strada dello scorso 21 aprile.

 

Un unico messaggio con due obiettivi

Un percorso che potrebbe essere letto “come un unico sviluppo” del pensiero di Francesco e “come un ricco messaggio all’umanità”, con due obiettivi: “suggerire una direzione, delle chiavi di lettura e delle linee-guida per ricostruire un mondo migliore” dopo la crisi che stiamo vivendo, e “seminare speranza”, nutrita dalla fede, in mezzo a tanto smarrimento.

 

Lo stile e la sfida del Papa

Tutti gli scritti, inoltre, condividono lo stile dell’Urbi et orbi, cioè invitano “all’ascolto tutta l’umanità in modo inclusivo”. In essi, scrive il cardinale Czerny nella Prefazione, “il Papa parla ai bisogni e alle sofferenze delle persone nelle loro svariate situazioni locali in un modo molto personale, sentito, impegnato e pieno di speranza”. Sono messaggi “realmente universali”, non solo perché il “virus minaccia tutti” ma “soprattutto perché il mondo post-COVID-19 deve essere realizzato da tutti” e inoltre, gli otto testi mostrano un approccio “caldo e inclusivo”. Francesco, “lega tutti insieme nella comune umanità e nello spirito”, “sfida tutti a osare di fare del bene, a fare meglio”.

 

Il Papa si mette in ascolto, si fa solidale

Rivolgendosi direttamente a tutti e a ciascuno, non “dall’alto” o in astratto, papa Francesco – fa notare il cardinale Czerny – “allunga la mano con affetto paterno e compassione per far propria la sofferenza e il sacrificio di tante persone”. Parla ai capi di Stato e di governo incoraggiandoli ad agire in favore del bene comune; esprime gratitudine e affetto a chi lavora per garantire i servizi essenziali necessari in tempo di pandemia, ma, in questa raccolta “ascolta e guarda” anche i molti “invisibili”. Lo fa scrivendo, a Pasqua, ai Movimenti popolari, o ancora rivolgendo un breve messaggio al Mondo dei giornali di strada e ai loro venditori, che sono per lo più homeless. “È probabilmente – nota il cardinale Czerny – la prima volta che queste persone sono prese in considerazione e per di più salutate con rispetto”. E con ciascuno Francesco si fa solidale.

 

Visione, impegno e azione

Dunque, cosa vuole dire il Papa, e perché, si chiede il cardinale Czerny? Visione, impegno e azione, col sostegno della preghiera: questa è la prospettiva che viene alla luce.
Se da una parte Francesco, in questi scritti, mette in guardia da un virus che “infetta molti più di noi rispetto al Covid -19” ed è “l’egoismo degli interessi particolari”, la “competizione” – modello che la pandemia ha dimostrato ancora di più essere “insostenibile”-  dall’altra sprona a “rimuovere le disuguaglianze, a risanare l’ingiustizia che mina l’umanità” e a riconoscersi “membri di un’unica famiglia” e “abitanti dell’unica e sola casa comune”.
Di fronte alla pandemia abbiamo ampiamente sperimentato la nostra “interconnessione nella vulnerabilità e abbiamo riposto in gran parte con determinazione e solidarietà”, dunque è possibile cambiare, è possibile una “conversione permanente”, risoluta e solidale, che ci permetta di affrontare “minacce maggiori e dagli effetti più duraturi”.

 

Il coraggio di aprire nuove strade e di non tornare indietro

Ecco quanto chiede Francesco: troppo facile sarebbe tornare a vivere come prima. Il Papa “ci chiede – si legge nell’introduzione del cardinale Czerny – di mostrare coraggio nell’innovazione, sperimentando nuove soluzioni e intraprendendo nuove strade”. Chiede di “sfidare e cambiare le industrie attuali, riconoscere il lavoro informale, rafforzare il lavoro dell’assistenza sanitaria” rispondendo a carenze e errori che la pandemia ha reso evidenti e di non dare nulla per scontato a partire dall’importanza dello “stare insieme”. Perché “reinvestire nei combustibili fossili, nell’agricoltura a monocoltura e nella distruzione della foresta pluviale quando sappiamo che aggravano la nostra crisi ambientale? Perché ricominciare con l’industria delle armi con il suo terribile spreco di risorse e l’inutile distruzione?”. Non si può tornare indietro ai sistemi che mettono in pericolo il mondo intero. La nostra vita  – rimarca ancora il cardinale Czerny – dopo la pandemia non deve essere una replica di ciò che è stato prima. Serve una “nuova era di solidarietà”.

 

La forza della preghiera

E parte integrante di questa lotta contro le disuguaglianze e per alternative sostenibili nei confronti della vita – anche questo ce lo ha indicato il Papa nei mesi trascorsi – è la preghiera. E lui stesso ci ha insegnato, nell’Adorazione straordinaria del 27 marzo in Piazza San Pietro, che preghiera significa ascolto, affidamento, contemplazione, croce e fragilità, e infine disponibilità a dire il nostro  ogni giorno, come Maria.
È la preghiera la via per essere discepoli e missionari oggi, per riuscire ad amare nelle diverse circostanze, per camminare verso una diversa visione del mondo, per riorientare il nostro sguardo alla speranza.
E la speranza è l’augurio che il Papa rivolge in questa raccolta ad ogni lettore a ogni comunità e società, dicendo: «Prego per voi, prego con voi e chiedo a Dio nostro Padre di benedirvi, di colmarvi del suo amore, e di proteggervi lungo il cammino, dandovi quella forza che ci permette di non cadere e che non delude: la speranza».

 

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QUI TROVI IL LIBRO “FORTI NELLA TRIBOLAZIONE”

 

 

Fonte: vaticannews

 

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