Scambiatevi uno sguardo di pace

“Scambiatevi uno sguardo di pace” è il saluto che da più di un anno in molti posti ha sostituito la stretta di mano al momento dello scambio della pace durante le nostre messe. Le parole e i sorrisi imprigionati dalle mascherine hanno lasciato il posto al linguaggio degli occhi, abbiamo dovuto imparare a comunicare con gli sguardi, siamo stati costretti a guardarci negli occhi per comprendere un’emozione, per riconoscere un volto, per capire una parola “imbavagliata”.

 

“«Uno sguardo umano cambia la vita – e persino la morte». Ci siamo abituati a sguardi distratti, superficiali se non astiosi, nella frenesia delle nostre vite. Ora però abbiamo forse imparato a riconoscere la profondità e la potenza di uno sguardo buono, quello che ospita in sé la nostra fragile condizione umana. È lo stesso sguardo di Dio che vuole bene alla sua creatura e sa commuoversi davanti alle sue ferite. Impareremo a nutrire ogni giorno sguardi buoni per chi ci sta accanto, per l’altro che incontriamo, per la comunità umana a cui apparteniamo?”. (P. Sequeri, Sguardi oltre la mascherina, Hoepli 2020)

 

Quest’anno tanti di noi hanno vissuto la preparazione alla festa di Maria Ausiliatrice seguendo giorno per giorno la proposta fatta dal Rettor Maggiore, don Ángel Artime e dai Salesiani di Don Bosco e ogni giorno ci è stato suggerito di riflettere su un aspetto dello sguardo, partendo dagli atteggiamenti di Maria colti dai testi dei Vangeli: sguardo è rivolgere gli occhi verso Dio, è contemplare, è comprendere la realtà nella sua interezza; sguardo è benedizione, è volgere gli occhi verso qualcosa, qualcuno; sguardo è attenzione a cui segue un’azione, è accorgersi, è compassione; sguardo è guardare oltre.

Quanto può trasmettere uno sguardo! E quanto è importante imparare a guardare noi stessi con occhi buoni, a guardare gli altri e la realtà con occhi accoglienti e a lasciarci guardare dentro da uno sguardo di misericordia.

 

«Quando ci troviamo impigliati nei nodi più intricati della vita, giustamente guardiamo alla Madonna, alla Madre. Ma è bello anzitutto lasciarci guardare dalla Madonna. Quando ci guarda, lei non vede dei peccatori, ma dei figli». (Papa Francesco, 1/1/2019)

 

Sì, tutti noi abbiamo bisogno di sentirci guardati dagli occhi buoni di una Madre, di lasciare che i suoi occhi guardino i nostri cuori, penetrino le nostre ferite, accolgano le lacrime, quelle del pianto e quelle della gioia, diventino i nostri stessi occhi. E abbiamo bisogno che questo sguardo sia di pace, che contagi di pace, che sia balsamo di pace per tutti i figli.

 

Vorrei concludere questo mio breve scritto, ancora con le parole di Papa Francesco, che diventano anche il mio augurio per tutti noi:

«Sguardo della Madre, sguardo delle madri.
Un mondo che guarda al futuro senza sguardo materno è miope.
Aumenterà pure i profitti, ma non saprà più vedere negli uomini dei figli.
Ci saranno guadagni, ma non saranno per tutti.
Abiteremo la stessa casa, ma non da fratelli.
Madre di Dio, insegnaci il tuo sguardo sulla vita
e volgi il tuo sguardo su di noi, sulle nostre miserie».

 

E che l’invito a “scambiarsi uno sguardo di pace” non venga dimenticato quando finalmente potremo togliere le mascherine dai nostri volti.

E oggi rivolgo a Maria Ausiliatrice la preghiera per tutti voi perché continui ad essere il nostro potente aiuto per i giorni che verranno e a rivolgere su di noi il Suo sguardo di Madre che genera pace e porta luce per i passi del cammino.

 

Con affetto fraterno,
Suor Maria Teresa Cocco

 

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