II Domenica di Avvento – Commento

Suor Gemma Paganini | II domenica di Avvento, Rito Ambrosiano

Letture

 

 

La liturgia della II domenica di Avvento è attraversata da un fremito di “cose nuove”. 

 

La prima lettura dal profeta Baruc è un richiamo, e al tempo stesso una promessa, alla GIOIA:  “Guarda a oriente, Gerusalemme, osserva la gioia che ti viene da Dio” (Bar 4,36)

 

La seconda lettura è un invito a tutte le Genti a lodare  Dio, il Dio della Speranza e della Misericordia. “Il Dio della speranza vi riempia, nel credere, di ogni gioia e pace, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo”. (Rm 15, 13)

 

Arriviamo poi al Vangelo di Luca dove troviamo la gigantesca figura di Giovanni il Battista, la VOCE che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!”  (Cfr Lc 3, 4-6)

Giovanni è la chiave di lettura di tutto il tempo che prepara la venuta del Signore.

È questo il suo compito: aiutarci ad accogliere Gesù. Non fa prediche, non fa grandi discorsi. È la sua vita che incide, i suoi gesti; è qualcuno che dice di mettere al centro della nostra vita Gesù, non la liturgia, non le emergenze sociali, la povertà, i bisogni dell’ambiente… No!
Importante è ritornare all’essenziale: GESÙ e in Lui stabilire relazioni interpersonali, porre gesti di amore, di giustizia. Parlare con Lui, chiacchierare con Lui, pregare che è come voler bene. Dice S. Agostino: “Se ami qualcuno lo ami sempre, se porti dentro di te un profondo desiderio è come se pregassi sempre”.

In altre parole, Giovanni ci mostra una via “altra”. 

“Cosa dobbiamo fare?” gli chiedono.

E lui risponde: convertirsi, cambiare vita, andare oltre il nostro modo solito di pensare, di desiderare, di guardare l’altro! E questo ci porta ad interrogarci sul senso del nostro vivere oggi; di entrare in profondità in noi stessi là dove possiamo incontrare Lui.

Cambiare! In un cambiamento d’epoca (come direbbe Papa Francesco), con tutte le innovazioni che sperimentiamo, che mettiamo in atto, dobbiamo avere il coraggio di mostrarci per quello che siamo, grati per quello che siamo! 

“Fai bene ciò che devi fare” dice Giovanni alla gente che chiede come cambiare. “Sii onesto, trasparente, togliti la maschera che la società, i ruoli che occupi ti fanno rivestire anche davanti a Dio; sii umile, condividi invece di criticare, poni gesti di gentilezza. In definitiva, rivedi il tuo quotidiano e cerca sempre di più l’intimità con Gesù. Rivesti il tuo quotidiano di misericordia.

E poi, Giovanni mostra se stesso, rivela la sua identità, quasi a dare credito alle sue parole: non sono io il Messia. “Io battezzo con acqua ma Lui battezzerà nello Spirito e nel Fuoco. Io non sono degno di slegare i legacci dei suoi sandali”.  (Lc 3, 16)

Che stupenda testimonianza ci offre Giovanni! Lui che è ricercato non solo per quanto dice con veemenza tale da sradicare il male dagli animi della gente, ma soprattutto per come vive, per come si presenta, per il suo credo! 

La sua figura e la sua statura morale sono tanto grandi da affascinare molti, ma alla venuta del Messia scompare, nel silenzio di un carcere, con una morte brutale e scandalosa. E tutto ciò per l’odio di una donna che, dalla parola di Giovanni, si era sentita messa a nudo davanti a tutti.

Giovanni, una voce che grida nel deserto, indica la via per andare incontro a Gesù, ci aiuta a  scavare nel nostro cuore e a fare spazio illimitato al suo amore. 

“Scavate pozzi di amore così profondi che mai tale amore si esaurirà!”