Suor Rita Fallea | I domenica di Avvento, Rito Romano
«Su di te sia pace!»
Salmo 121 (122)
L’Avvento nell’Anno Santo
Nella vigilia di Natale dello scorso anno papa Francesco aveva aperto la Porta Santa per dare avvio all’Anno Giubilare 2025, il quale si concluderà con la prossima Epifania, il 6 gennaio 2026.
Oggi, con l’inizio dell’Avvento, siamo ormai quasi al termine di questo Anno di Grazia. Un tempo che ci ha accompagnato a scoprire nelle vicende della storia, pur segnata da ingiustizie e sofferenze, piccoli semi di speranza; ci siamo allenati a scorgere anche nelle fatiche la gioia di appartenere a Cristo. Ora, il tempo di Avvento, ci chiede di riconoscere nella buona notizia della venuta del Signore la nostra speranza.
Camminare vegliando…
La Liturgia di oggi ci invita a non fermare il cammino che abbiamo cominciato.
Anzi, ci apre ad una nuova partenza: “Venite, saliamo sul monte del Signore”.[1]
Mentre camminiamo incontro al Signore Gesù, scopriamo che egli, per primo, ci viene incontro.
Nel Vangelo siamo ammoniti: qualcosa sta cambiando anche se noi non ce ne accorgiamo, ci sono già segni di vita nuova, anche laddove sembra che ogni speranza sia vana.
Allo stesso tempo il Signore ci indica il modo in dobbiamo camminare: vegliando.
“Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”.[2]
E qual è l’atteggiamento di colui che veglia?
È l’atteggiamento di colui che osserva con sguardo attento e libero; ascoltando in silenzio e con rispetto, di colui che si pone in apertura alla relazione con gli altri e con il Signore, di colui che porta spesso il cuore nella preghiera, anche nelle occupazioni quotidiane.
È l’atteggiamento di colui che porta nel mondo la pace che riceve gratuitamente in dono dal Signore.
… e accogliendo la pace
La pace costituisce un reale desiderio al cuore dell’umanità, tanto profondo, quanto fragile. Basta un soffio di vento d’invidia, di potere, di guadagno… E questo anelito profondo dell’uomo viene dimenticato.
Nella prima lettura, il profeta Isaia, ci permette di contemplare una società che vive nella pace; un’umanità in cui le spade diventano aratri e le lance si mutano falci: da strumenti per combattere ad attrezzi per coltivare la terra, da mezzi di distruzione ad elementi che permettono alla vita di crescere e di rifiorire.
“Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra”.
Impareranno, invece, l’arte del dialogo, del confronto vero, ma rispettoso, l’arte della riconciliazione.
Tra le Figlie di Maria Ausiliatrice, papa Leone ha recentemente canonizzato una missionaria: Santa Maria Troncatti. Suor Maria Troncatti ha trascorso la sua vita in Equador, nella foresta amazzonica, lavorando instancabilmente per costruire la pace tra le popolazioni indigene – nelle guerriglie tra loro – e tra gli indigeni e i coloni europei. È stata, infatti; canonizzata con il titolo di madre, missionaria, artigiana di pace e di riconciliazione. Un piccolo pensiero di questa santa può ispirare la nostra azione – forse semplice e quotidiana, ma particolarmente concreta – in favore della pace:
“Cuore grande… cuore di madre, cuore retto, cuore buono. Cuore più buono che giusto”[3].
La pace si costruisce quando il nostro cuore si fa simile a quello di Dio: misericordioso, accogliente, buono. La pace non è soltanto opera nostra, è dono del Signore – Egli infatti è la nostra pace[4] – è dono da chiedere nella preghiera per camminare in questo tempo di Avvento.
Vieni Signore Gesù!
Vieni Principe della pace[5]!
[1] Prima lettura, Is 2,1-5
[2] Mt 24, 37 – 44
[3] Santa Maria Troncatti
[4] Ef 2, 14
[5] Is 9,5



