Lo sport in cui credo. Una vita in PGS

Una vita in PGS

 

Il nostro primo racconto è di Lucio Mattaini, presidente provinciale, Comitato Provinciale PGS Varese.

 

La mia esperienza nelle PGS parte da lontano. Correva l’anno 1971, quando mio padre insieme ad altri genitori si sedettero intorno ad un tavolo e decisero che era giunto il momento di costituire una società sportiva.
L’ambiente doveva essere quello del nostro oratorio, del nostro rione. Quel rione che aveva visto i miei natali. Case, strade che conoscevo a memoria, volti di persone diventati, giorno dopo giorno, familiari e rimasti per sempre nei miei ricordi, nel mio cuore. Il nostro oratorio in quegli anni era ancora suddiviso in maschile e femminile, occorreva un cambio di passo, un cambiamento. Il vento del rinnovamento del Concilio Vaticano Secondo soffiava, aveva raggiunto anche le nostre comunità di provincia.

Così quella di costituire una società sportiva di pallavolo era stata una proposta ben definita, una proposta che rispondeva all’esigenza di mettersi al passo con i tempi. Tempi che mutavano sempre più velocemente, in un ambiente, quello dell’oratorio, in cui il rispetto degli altri costituiva una prerogativa, un’attenzione fondamentale.   La proposta di entrare nel mondo delle Polisportive Giovanili Salesiane arrivò dalle suore che erano presenti nella nostra scuola materna. PGS non significava solo fare sport, fare dei campionati, ma coniugare il campo di calcio, o la palestra, con gli aspetti educativi finalizzati  alla crescita umana e cristiana dei ragazzi e delle ragazze.
Ben presto si formarono le prime squadre. C’era un grande entusiasmo da parte di tutti, così il gruppo dirigente della neonata Folgore Bosto, così si decise di chiamare la società dal nome del nostro rione, si mise subito alla ricerca degli allenatori.
L’oratorio del mio rione è sempre stato la mia seconda casa, sin da piccolo, tra quei cortili, tra quei saloni, dove ero cresciuto, mi ero riconosciuto ragazzo e poi animatore e la pallavolo era lo sport che più amavo.

 

Capite allora che non fu per caso, ma per passione che, a 18 anni, mi offrii a ricoprire il ruolo di allenatore. Non esagero affermando che, terminata la giornata di lavoro, non vedevo l’ora di correre in palestra. Due volte alla settimana, per allenare quei ragazzi, quelle ragazze che poi avevano pochi anni meno di me. Alla fine non so se mi divertivo più io che loro!
Stavamo facendo le cose sul serio, mi resi subito conto che la passione non bastava, non ci si inventa allenatori di punto in bianco, dovevo acquisire le necessarie competenze tecniche e formarmi sugli aspetti della pedagogia educativa di Don Bosco.  Così con Marco, un mio caro amico, ci iscrivemmo al primo corso utile, di carattere non residenziale, di allenatore, o meglio di “alle-educatore” per dirla alla Pigiessina, che si teneva a Milano.
Finito il lavoro, una volta alla settimana prendevamo il trenino della Nord per Milano, per seguire le lezioni. Si finiva tardi, qualche volta tardissimo, quando qualche guasto alla linea o ai locomotori, già allora obsoleti, ci lasciavano fermi, a pazientare, seduti su quelle scomodissime panche di legno dei vagoni di seconda classe.
Piccoli, grandi sacrifici che però mi permisero di crescere e conoscere il mondo PGS. La mia esperienza di allenatore non durò moltissimo, a soli 25 anni fui eletto presidente della società, carica che ricoprii per ben vent’anni!

In quegli anni le PGS continuavano a crescere, don Gino Borgogno ne era il fondatore e soprattutto un instancabile animatore, cercava di essere presente ovunque, sapeva, attraverso i suoi incontri, caricare, motivare, allenatori, dirigenti, presidenti. Le società delle PGS si moltiplicavano in tutta l’Italia.
Nel mondo PGS ho incontrato persone meravigliose, dirigenti che hanno gestito le società in modo splendido attenendosi veramente agli insegnamenti di Don Bosco, comunicando  quei valori con dei significativi esempi di vita. Per non parlare di quelle suore, sempre presenti alle partite di campionato, che non finivano mai di stupirmi con il loro tifo sfrenato! Sinceramente non avrei mai detto, conoscendole e  vedendole, così compassate e moderate, nella loro quotidianità!

Terminata questa stupenda esperienza sono stato invitato a entrare nel consiglio provinciale del comitato PGS di Varese. Qui ho scoperto un altro mondo e tanti nuovi amici. Il grande impegno organizzativo che ho trovato mi ha coinvolto sin dall’inizio. L’impegno costante delle persone che donano molto del loro tempo gratuitamente per fare contenti tante ragazze, tanti ragazzi, è veramente di grande esempio.

 

Il messaggio di Don Bosco è presente in ogni momento. Penso che la cosa più importante sia rendere felici tutti gli atleti e organizzare nel migliore dei modi i campionati, dimostrando che la professionalità esiste anche nella gratuità.
A questo proposito c’è un episodio che non posso dimenticare, vorrei raccontarvelo, vale più di mille parole. Durante una festa dei piccoli del Mini, Micro, dopo una intensa giornata fatta di giochi, Santa Messa, pranzo insieme e altro ancora, mi si era avvicinato, in occasione dei saluti finali ai tanti partecipanti, un bambino, presumo dell’età di 4/5 anni. Mi tirò la maglietta per attirare la mia attenzione, mi girai, poi guardandomi dritto negli occhi, mi disse: “Grazie della bellissima giornata!”
Quelle semplici parole, accompagnate da un bellissimo sorriso, mi riempirono il cuore e mi fecero capire quale era veramente il valore e il senso di ciò che facevamo. 

 

La mia esperienza in PGS continua oggi, con la carica di presidente provinciale, con grande soddisfazione. Devo dire che intorno a me ci sono sempre persone splendide che sanno donare la loro esperienza per fare felici gli altri.
In tutti questi anni ho capito che Don Bosco ha tracciato una strada importante, sulla quale dobbiamo continuare a camminare, adeguandola, aggiornandola “sui tempi” di questa società in continua evoluzione, ma senza mai perdere di vista quei valori che sono alla base di un messaggio educativo che pone al centro l’attenzione per i ragazzi e le ragazze.