Suor Anna Rondolini | II domenica di Avvento, Rito Romano
Il Regno dei cieli è vicino!
Mt 3, 2
Il tempo di Avvento è un tempo di grazia per vivere la preghiera, il silenzio e lasciar risuonare in noi la Parola di Dio, perché sia lei, attraverso lo Spirito Santo, a preparare le “strade” della nostra vita e condurci all’incontro con il Signore che viene.
Il Vangelo di questa seconda Domenica di Avvento, ci presenta la figura di Giovanni Battista.
Da sempre Dio desidera incontrare l’uomo, ma da sempre l’uomo fugge. Il Battista è l’uomo che smette di fuggire e si pone davanti a Dio: lo aspetta.
Il brano inizia con le parole: “In quei giorni”. È importante, perché in quei giorni è accaduta una cosa, e noi la leggiamo, perché accada oggi, se vogliamo che accada! Giovanni Battista proclama, nel deserto, questa cosa che sta accadendo.
Il deserto è un luogo fondamentale nella storia ebraica e cristiana, perché è il luogo dove si è formato il popolo di Dio. Il deserto implica due dimensioni: 1. sei uscito, non ci stai più nella situazione di schiavitù dov’eri prima; 2. non sei ancora arrivato, quindi cammini. Se nel deserto non cammini, muori.
Il deserto è un po’ come la nostra vita: non siamo arrivati, camminiamo sempre, sperimentando la paura, la voglia di tornare indietro, la sfiducia.
Nel deserto Dio dà al suo popolo la manna, le quaglie, l’acqua. E questo popolo si abitua a vivere nella fedeltà a Lui.
Il deserto è un po’ il luogo dove sperimentiamo la nostra fragilità, la debolezza, la tentazione, la prova, l’angoscia, la caduta, ma anche la solidarietà, il cammino, il coraggio. È un po’ la cifra della verità della vita.
Giovanni Battista ci offre questa dimensione di essenzialità e ci fa capire che la direzione è un’altra. Quel “Convertitevi!” che grida nel deserto, significa mettere Dio al centro della nostra vita. Questa non è un’azione esterna, è qualcosa che avviene dentro, nel mio cuore, quando decido di ascoltare la sua Parola. La figura del Battista descritta in questa pagina del Vangelo è molto simpatica: è vestito di peli di cammello, mangia miele selvatico e locuste. I peli di cammello ci richiamano l’abito del profeta. Il cammello è l’animale del deserto, che “porta fuori” dal deserto. Questo vestito gli serve per attraversare il deserto. La cinta ai fianchi significa il controllo di sé: “siano i vostri lombi cinti per camminare” ci dice la Sacra Scrittura. In Africa c’è un tipo di locuste il cui nome indica “coloro che combattono il serpente”. Che cosa vuol dire allora che il Battista si nutriva di locuste e di miele selvatico? Vuol dire che si nutriva della Parola di Dio che ha due poteri: uccidere il serpente (la menzogna) per diffondere la verità, la Parola di Dio. Quindi il cibo del cammino è la Parola di Dio, verità che vince la menzogna.
Tutto il Vangelo è un invito all’esodo, alla conversione: uscire dalle nostre idee di Dio, dai nostri luoghi intoccabili, perché Dio è diverso da come lo pensiamo noi. Ogni pagina del Vangelo ci svela un Dio che è in fila con i peccatori, che muore in croce per riscattarci dal peccato. Allora noi, di fronte a un Dio così, non possiamo far altro che confessare i nostri peccati. Siamo salvati perché Dio perdona i nostri peccati! E lo Spirito Santo ti immerge in questa vita: nella vita di Dio.
Giovanni Battista, in sintesi, è l’uomo che sta in attesa di Dio, nel deserto, disposto a convertirsi, a vivere della Parola, ad accettare quel fuoco che è l’Amore stesso di Dio che brucia ciò che è negativo e fa vivere la vita nuova.
Allora la preghiera che scaturisce dal nostro cuore non può essere che questa: “Signore, aiutaci a camminare, a crescere nelle cose che ci costruiscono come tua Chiesa, nella conoscenza piena di Te, nell’adesione viva al tuo Vangelo, nella fraternità, nella preoccupazione missionaria e nella forza della testimonianza. Amen!



