IV Domenica di Avvento – Rito Romano

Suor Michela Consolandi | IV domenica di Avvento, Rito Romano

Letture

 

Giuseppe: uomo giusto e fedele

 

 

Tra le statuine del presepe che non possono mancare, oltre a Gesù e Maria, c’è quella di Giuseppe: spesso rappresentato come un uomo adulto, con un bastone in mano, che veglia sopra il bimbo appena nato. Ma questo personaggio, così indispensabile nelle nostre rappresentazioni natalizie, rimane sconosciuto ai più; spesso, infatti, la nostra conoscenza di lui è relegata ai racconti delle recite scolastiche. 

Certamente, la sua umiltà e le pochissime parole scritte su di lui nei Vangeli hanno lasciato nell’ombra la sua figura, oggi ancora più che in passato. Ma è una figura che può parlarci ancora; e tanto. E che possiamo sentire vicino soprattutto nel nostro cercare di vivere il quotidiano come luogo di pienezza e di incontro con Dio. 

La sapienza della Chiesa, nell’odierna liturgia alle porte del Natale, ci presenta proprio la sua vicenda, raccontando il dramma che ha attraversato la sua vita: lui, fidanzato con Maria, la trova che aspetta un bambino. Possiamo immaginare la sua sofferenza e delusione. Che cosa fare? La Legge presentava due possibilità: quella pericolosa di un tribunale davanti al quale esporre Maria alla vergogna o quella della promessa, ripudiandola in privato con una lettera di separazione. 

Giuseppe, definito “uomo giusto”, sceglie la seconda via, optando per una “strada di amore nella giustizia, della giustizia nell’amore”. E l’amore per Maria diventa il criterio di scelta; un amore capace di non disgiungersi ma nemmeno di farsi annientare dalla giustizia. Ed è così che, dentro questo dramma, in un cuore capace di non farsi vincere dalla rabbia e dal rancore, si apre lo spazio attraverso il quale Dio può parlare e soprattutto essere ascoltato.
Giuseppe, il cui cuore è puro, diventa capace di comprendere il modo con cui Dio parla alla sua vita, diventando così uomo di discernimento. L’angelo, nel sonno, gli mostra infatti il disegno che Dio sta tessendo dietro i fatti assurdi agli occhi umani, che stanno sconvolgendo la vita del falegname di Nazaret: “Non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”

Ascoltate le indicazioni puntuali dell’angelo, Giuseppe “si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa”. 

Credo sia una delle frasi del Vangelo che più mi disarma.
Perché a differenza mia, che ho bisogno di capire prima di credere, che ho bisogno della spiegazione di ogni dettaglio, della rassicurazione e dell’anticipazione su ciò che verrà, Giuseppe contrappone l’atteggiamento del vero credente, mettendo in campo la fede che si fa obbedienza in un atto concreto. La grandezza di questo gesto esprime ancora più profondamente il cuore di Giuseppe che, una volta compreso il volere del Signore, diventa capace di abbandono totale e illimitato. 

E allora nasce nel cuore un’invocazione: Giuseppe, sposo fedele, insegnami l’obbedienza a Dio che nasce dalla fede. Aiutami a fidarmi di Lui anche quando scombussola i miei piani, anche quando la strada sembra interrompersi, anche quando provo paura di fronte alle domande che Lui mi pone nel cuore. Accompagnami anche quando vorrei ogni certezza prima di fare un passo nella mia vita, anche quando il dirGli sì mi sembra un salto nel vuoto. Insegnami la fede, che si abbandona e mette solo in Dio ogni certezza!