Suor Serena Toigo | III domenica di Avvento, Rito Romano
“Sei tu colui che deve venire?”
Ecco la domanda fondamentale: sei tu? Attraverso questo interrogativo Giovanni sembra chiedere aiuto, una parola di conferma che possa sciogliere i suoi dubbi. Sei tu o devo aspettare ancora? Giovanni è un uomo che vuole riconoscere il suo Signore, la sua domanda sta alla radice della sua fede e lui si pone in atteggiamento di ascolto e di accoglienza, disposto a rinunciare alle proprie idee per far strada al mistero così come si rivela. È disposto a mettersi in crisi, perché sa che le promesse di Dio superano sempre l’immaginazione dell’uomo. Non comprende subito la risposta di Gesù, ma si affida alle sue parole.
In lui c’è tensione tra credere e non credere, anche se il dubbio non toglie la sua stima per Gesù. Tanto diversi sono fra loro questi due cugini, ma tanta continuità trapela dalle loro vite. C’è desiderio di sapere se deve continuare a cercare o se le sue attese trovano in Gesù il loro compimento. Nel dubbio avviene la purificazione della fede e Giovanni pone la domanda per ricevere una risposta dal suo Signore: risposta che si fa promessa, ponte fra le attese dell’uomo e i desideri di Dio.
Giovanni è profeta di verità, profeta dell’uomo che si apre al mistero. Si mette in silenzio, rinuncia alle sue parole per mettersi in ascolto della Parola. È un uomo coerente, in lui coincidono messaggio e messaggero.
Gesù, alla domanda, risponde raccontando e la narrazione, poi, si trasforma in un’altra domanda. “Che cosa siete andati a vedere nel deserto?”.
Il verbo vedere suggerisce che c’è bisogno di testimoni disposti a raccontare l’amore di Dio con la vita, non solo a parole. Per questo Gesù parte dagli ultimi, dai poveri, dai sofferenti. Le sue guarigioni nei loro confronti indicano l’inizio di una storia differente, fatta di misericordia e libertà, dove chi vuole farne parte deve agire sul suo esempio, testimoniando ciò che viene visto e udito. La storia passata resta, non cambia, ma ne inizia una nuova, si fa strada la novità della misericordia, che ci coinvolge e non deve lasciarci indifferenti. Gesù è molto chiaro: il cambiamento inizia sempre dai piccoli, dagli umili, perché sono lievito nella pasta, un piccolo seme in grado di produrre grandi germogli. E, attraverso il linguaggio delle Beatitudini, parla in modo molto chiaro: “E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!”. Accogliere Gesù è accogliere il suo Regno senza ambiguità. Il dubbio, la domanda, sono strumenti che devono aiutarci a capire la nostra posizione nei suoi confronti. Lo accogliamo o lo rifiutiamo?
Che cosa siete andati a vedere? Giovanni non è maestro di certezze ma ricercatore di verità. Si pone in questione, si mette in ascolto. Gesù lo elogia come uomo autentico, pronto ad accogliere la risposta divina.
Giovanni è il compimento dell’annuncio profetico che è risuonano lungo la storia del popolo di Israele, la parola si compie e di manifesta in tutti i “piccoli” che portano nel mondo i semi del Regno di Dio.
Gesù ci aiuta ad aprire gli occhi sulla realtà, vuole guarire la nostra mente e il nostro cuore dalle paralisi che ci impediscono di guardare in profondità la vita, il mondo, i fratelli con uno sguardo di bene e di perdono; desidera orientarci verso un ascolto autentico di Dio, per predisporci con verità ad accoglierlo pienamente nelle nostre vite.



