Oltre il confine

– Angela Maiale –

 

 

Oltre il confine

                                       ed De Agostini (2022)

di FRANCESCA MANNOCCHI

 

 

Francesca Mannocchi è una giornalista di guerra, spesso seguiamo i suoi reportage nelle trasmissioni in tv su La7, impegnata da anni a raccontare storie di guerra che, generalmente, non ci arrivano attraverso telegiornali o giornali, i quali si perdono negli schieramenti e le dinamiche politico – economiche dei conflitti.

 

Iraq, Libia, Libano, Afghanistan, Siria, Ucraina, non conosciamo questi  luoghi, da anni afflitti per le guerre, quindi anche le culture, le tradizioni antiche, le persone e le storie delle loro vite. Leggendo questo libro, non solo la cronaca, ma la narrazione delicata della Mannocchi, ci permettono di “vedere” piante, sentire profumi, i tramonti nei cieli di Siria e Afghanistan, per cercare di comprendere le storie di quelle persone, da lei incontrate, chiamate a difendere la propria casa, i propri diritti, il futuro.

Il libro si rivolge principalmente ai ragazzi, preadolescenti ed adolescenti, il linguaggio è semplice, comunque non banale, anche se è scritto principalmente per i giovani è diretto ed efficace, le descrizioni e le contestualizzazioni sono chiare e coinvolgenti; anche coloro che non conoscono le dinamiche della geopolitica riescono a comprendere e contestualizzare gli eventi narrati; è una lettura che permette anche agli adulti che dovessero essere poco avvezzi alle realtà di questi luoghi nei nostri giorni, di comprendere pienamente quanto viene raccontato.

Ogni capitolo è strutturato pressoché nello stesso modo, un po’ per dare una logica alla narrazione, un po’ per non disorientare il lettore dato che si parte da una descrizione geografica del Paese che di volta in volta, di capitolo in capitolo, è oggetto della narrazione; poi si passa alle figure che la Mannocchi ha incontrato, intervistato, che ha saputo ascoltare  e comprendere per presentarcele attraverso le loro stesse parole, le   testimonianze che hanno reso; di ognuno emerge il punto di vista in base al ruolo che ha occupato direttamente o indirettamente nel conflitto, le speranze, le paure; alla fine del capitolo l’autrice fa un breve approfondimento storico che ci permette di comprendere le situazioni che hanno generato i conflitti di cui si parla; è possibile attingere ad un glossario di termini specifici che hanno a che vedere soprattutto con cultura e religione. Non ci sono punti di vista che indirizzano ad opinioni preconfezionate, l’unica personalizzazione è nel taglio narrativo scelto dalla Mannocchi la quale mira principalmente a spingere i lettori alla riflessione.

Ovviamente manca un linguaggio tecnico specifico, non è un reportage per adulti esperti di questi contesti, non ci sono analisi e valutazioni politiche ma l’obiettivo è raccontare ai più giovani di situazioni a volte per niente conosciute, e dinamiche specifiche legate alla vita dei singoli, delle famiglie, e non di un intero popolo, che sono direttamente collegate ai conflitti; inevitabilmente la sensazione, in qualche caso, è quella dell’occhio benevolo di chi è impietosito dalla sofferenza altrui, ma non si indugia nel dolore, è evidente che la scrittrice ha come emergenza quella della narrazione di storie di vita vissuta. Infatti il leit motiv non è tanto la fredda e distaccata razionalità, quanto la dimensione emotiva della narrazione e del punto di vista

Il I capitolo coinvolge l’Europa, la nostra vicinanza all’ Ucraina che subisce una guerra d’invasione; si tratta della guerra più vicina al nostro confine ancora pacifico, mentre la vita dei nostri vicini ad est è stata stravolta a partire dalla I invasione russa della Crimea; la Mannocchi si sofferma soprattutto sulle fake news della guerra in diretta tv, nella quale ogni fronte narra attraverso i propri occhi, e si scopre che la guerra non è mai così lontana quanto si crede.

Il II capitolo racconta l’ Afghanistan, e l’autrice sintetizza gli eventi di questa terra dall’invasione sovietica agli accordi di Doha, ed il modo in cui si sopravvive sotto i talebani i quali negano i diritti fondamentali soprattutto a donne e bambini: libertà, scuola, musica, divertimento; dopo il 2021 l’Occidente ha abbandonato questi luoghi lasciando illusioni, senza permettere che si realizzasse un potere centrale forte ed umano, il che ha ovviamente lasciato mano libera a questi aguzzini i quali, da un giorno all’altro, hanno fatto sprofondare il paese nell’oblìo.

Il III capitolo racconta l’ Iraq, martoriato da decenni di guerra, compresa quella del Golfo, dopo Saddam e la dittatura, l’ISIS e le fazioni terroristiche; il popolo soffre ancora, nonostante la fine dei conflitti.

Al IV capitolo la narrazione procede in Siria, dove da decenni si combatte la guerra civile più incomprensibile del nuovo secolo; si ricapitola con brevità ed efficacia la serie di eventi partita con la Primavera araba, comprese le rivolte del 2011, la frammentazione del Paese  e la fuga dei giovanissimi dalle città; la distruzione sistematica dei monumenti e reperti del passato sta distruggendo la memoria di un territorio in posizione chiave nel Medio oriente.

Il capitolo V riguarda la Libia che, dalla caduta di Gheddafi è una terra senza Stato, un Paese ricco di risorse che dopo la dittatura deve anche fare i conti con le incarcerazioni e le torture per i migranti; soprattutto dove uno Stato manca sono i più deboli a soffrire le situazioni peggiori.

La meravigliosa terra dei cedri occupa la narrazione del VI capitolo: il Libano, un Paese di equilibri fragili, da sempre  mosaico religioso in cui, oggi, molti ragazzi non conoscono altro che la crisi economica, la presenza dei rifugiati dalla Siria, instabilità politica, e non hanno memoria delle bellezze e della serenità del passato;  la narrazione riepiloga la storia di questa terra dall’esplosione del porto di Beirut, la diaspora e le minacce ai confini; si può tornare a convivere ma le relazioni e la tolleranza oggi sono fragili.

L’augurio è che i ragazzi- lettori siano interessati e coinvolti a comprendere di più e che, stimolati da questa suggestioni, possano approfondire la loro conoscenza sulle tante situazioni di guerra, gettando un occhio “oltre il confine” delle opinioni standardizzate e delle informazioni edulcorate.