Riportiamo la riflessione del mese dal Quaderno di lavoro “Alzati e vai. Saldi nella fede.”
Il mese di febbraio ci presenta una figura della tradizione salesiana: l’angelo custode. Spesso ne parliamo con i bambini, ma da adulti ce ne dimentichiamo. In questo mese Don Bosco ci invita a riscoprire questa presenza come segno concreto della custodia e della compagnia di Dio per ciascuno.
Testo di riflessione
G. Bosco – Il divoto dell’Angelo Custode
Bontà grande ed incomprensibile ci dimostra il nostro celeste Padre nel darci un Angelo per custode. Questa bontà divina è quella che ci vuol figliuoli, e degni figliuoli di sì gran Padre. A tal fine c’impresse nel crearci la sua immagine e le sue fattezze, e ci designò eredi di tutti i beni paterni lassù in cielo. E siccome figliuoli di gran Re tosto destinasi aiuto di gran carattere, per istruirli, ed inspirar loro sentimenti principeschi e grandi; al modo stesso sul nascere di ciascuno di noi, destina Iddio uno de’ suoi Grandi del cielo, che tutto ciò adempia con noi.
Vuol che un Angelo ci accolga tra le sue braccia fin dal primo comparire che facciamo al mondo, in manibus portabunt te (Salmo 90). Vuol ch’ei vegli incessantemente a custodia e difesa di noi; che il primo latte c’instilli di pietà e virtù. E come s’esprimono i Santi Padri, vuole il nostro buon Dio, che in tutta la nostra vita sia in verità l’aiuto e il direttore di ciascuno di noi, come figli d’età minore, che Iddio in questo inondo si alleva per innalzare al trono ed alla corona. Disegni amabilissimi, che voi, mio Dio, avete sopre di me, esclama s. Bernardo; mentre veggo verso di me, ed a mio bene tutta la paterna bontà. Vi veggo, mio Dio, entrare in sollecitudine di me e prendersi continuamente di me pensiero. Ed in qual pensiero non entrate, ed in quale sollecitudine? è tale la vostra bontà, che mentre mi promettete il cielo, già quanto è nel cielo tutto per me impiegate. Avete in cielo il vostro Unigenito, e il vostro Unigenito mandaste a morir per me. Avete l’amor vostro, il Divino Spirito, e il Divino Spirito con profusione diffondete sopra di me. Avete i vostri Angeli e gli Angeli ancora spedite di lassù ad assistermi e custodirmi.
A questi addossate la custodia di me. Ammirabile bontà del mio Dio sull’opera di mia salute! Se io sono debole, ho meco un sostenitore fermo ed invitto; se sono povero, ho meco un provveditore ricco e liberale, se sono misero, ho meco un Angelo, che ricolmo è di tutta la beatitudine. Se poi verso Dio sono freddo, ho meco chi è un incendio di carità; se carico sono di colpe, ho meco chi può anche placare il mio Dio sdegnato. Ah mio Dio! Io stupisco a tanta bontà verso di me, stupisco insieme di me stesso, coinè finora, abbia potuto vivere così ingrato. Voi amantissimo mio custode, deh non permetterete più in me tanta ingratitudine e sconoscenza. Aprite le mie pupille: ammollite il mio cuore, fate, che io non corrisponda al mio Dio, corrisponda a voi, col serbar per Iddio e per voi quest’anima, che con tanto affetto custodite perché possa un dì con vostro tripudio essere coronato di gloria in paradiso.



