Suor Susanna Anzini | II Domenica di Quaresima, Rito Ambrosiano
Il brano del vangelo della samaritana è molto noto e ricco di tantissimi spunti molto attuali. È un vangelo che ci parla di relazioni, di differenti modalità di entrare in contatto con gli altri e ci invita a riflettere su di noi e sui nostri rapporti con il prossimo.
Il vangelo, come spesso i nostri sguardi, è pieno di pregiudizi. Da parte della donna “sei un giudeo”, “non hai mezzi per attingere”; da parte dei discepoli che si meravigliato del fatto che Gesù parli con una donna; da parte dei compaesani della samaritana che sanno di che donna si tratta.
Anche noi siamo spesso pieni di pregiudizi nei confronti degli altri: li giudichiamo in base a delle etichette, alle nostre convenzioni o anche solo per sentito dire. I pregiudizi dovrebbero suonare in noi come dei veri e propri campanelli d’allarme: sono quelli che ci impediscono di incontrare davvero l’altro, di vederlo per quello che è, con la sua storia, con le sue fragilità.
Solo se si sa andare oltre e mettersi in dialogo autentico con l’altro, anche rischiando o mettendo in gioco qualcosa di sé, ci può essere un vero incontro. Questo è quello che è disposta a fare la samaritana: ascolta Gesù, anche se si presenta come uno straniero che le chiede di essere dissetato, mediante la sua anfora. Ha il coraggio di chiedere il “perché”, di domandare il “come”. Di accettare cioè che le cose possano essere fatte in modo diverso.
Cercando di comprendere davvero i discorsi di Gesù, che parla di una strana acqua, comprende che quell’uomo sta parlando di lei, che non è un giudeo qualsiasi, che è un profeta, che il Messia. E in questo scoprire sempre più pienamente chi è l’uomo che gli sta di fronte, accetta sempre di più di farsi conoscere e quindi cambiare da Lui.
Gesù dal canto suo entra in relazione con la donna a partire dai suoi bisogni. Sa creare un punto in comune: lei è lì per attingere acqua e anche lui ne ha bisogno. È proprio a partire da un bisogno concreto e terreno, dell’acqua da bere, che Gesù porta la donna a riflettere sui bisogni più nascosti che abitano il suo cuore: la sete di una relazione autentica. Spesso noi non siamo in grado di fare questo, ma partendo dalle nostre idee cerchiamo di offrire ad altri delle risposte per dei bisogni che loro non sanno di avere, in questo modo li lasciamo delusi e noi stessi ci sentiamo frustrati perché i nostri sforzi e il nostro impegno non vengono visti o non producono i frutti desiderati. Dobbiamo invece diventare capaci di ascoltare l’altro, comprendere i suoi bisogni per poi portarlo oltre. Come diceva Don Bosco: dobbiamo amare ciò che i ragazzi amano, perché loro arrivino ad amare ciò che conta per noi.
Tutto questo, così come ogni relazione autentica, richiede molto tempo e pazienza. Chiediamo al Signore di insegnarci davvero ad entrare in relazione con l’altro, superando i nostri pregiudizi, rispettando i suoi tempi e comprendendo i suoi bisogni.