sr Anna Rondolini | I Domenica di Quaresima, Rito Romano
Il periodo quaresimale è composto da 40 giorni, sei settimane che ci preparano alla Pasqua. Tutto deve tendere, in maniera coerente e rigorosa, verso la centralità del mistero pasquale, della morte e risurrezione di Gesù, che poi vuol dire centralità della Eucaristia e centralità della carità.
Attraverso il cammino progressivo, che iniziamo oggi, la Chiesa ci fa entrare, con la liturgia, nel mistero di Gesù morto e risorto, al quale siamo stati associati nel battesimo e nel quale dobbiamo vivere sempre più profondamente nella vita di ogni giorno, mediante la carità.
Il Vangelo di questa 1^ domenica di Quaresima ci ricorda che l’uomo ha la vita, ma non è la vita e deve costantemente preservarla dalla morte. L’errore originario [il peccato originale] fu quello di volerla possedere, invece di riceverla in dono.
Nelle tre tentazioni, si presenta, in modo articolato, il peccato: rubare ciò che è donato. Dio è dono: il possesso rappresenta l’origine di tutti i mali.
Le tentazioni di Gesù corrispondono alle tre concupiscenze (1Gv 2,16), ai tre aspetti seducenti del frutto proibito (Gen 3,6):
– il possesso delle cose;
– il possesso delle persone;
– il possesso di Dio, per essere autosufficienti in tutto.
Gli idoli dell’avere, del potere e dell’apparire sono la struttura stessa del mondo, alla quale Dio risponde con il dare e servire in amore e umiltà. Gesù ha compiuto la scelta del Figlio: la solidarietà con i fratelli. La via di Dio è amore e condivisione, opposta al possesso, all’egoismo, alla divisione.
Questa pagina del Vangelo di Matteo ci svela come noi ci perdiamo nell’illusione di salvarci, e ci rivela come il Signore ci salva in modo divinamente diverso dalle nostre attese. Gesù ci insegna come vivere il nostro rapporto con le cose, con le persone, con Dio. La Quaresima è un’occasione da non perdere, per seguire più da vicino Gesù, confrontando i nostri atteggiamenti con i suoi, riesaminandoci sulla nostra docilità allo Spirito.
La nostra preghiera non può essere altro che una richiesta di perdono e di aiuto, perché senza di Lui, non possiamo fare nulla: “Ti chiediamo di aiutarci – scrive il Card. Martini – a restare sempre con te, ad aderire alla tua persona con tutto l’ardore del nostro cuore, ad assumerci con gioia la missione che tu ci affidi: continuare la tua presenza, essere Vangelo della tua risurrezione.