suor Mafalda Montanini | IV Domenica di Quaresima, Rito Ambrosiano
La narrazione di Giovanni si gioca sui diversi sguardi dei personaggi e su come essi guardano e leggono la realtà. Anche il lettore è chiamato a entrare e prendere posizione, con l’uno o con l’altro personaggio; sarà vedente o cieco?
Gesù e i suoi discepoli
“Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?” (Gv 9, 2)
I discepoli interrogano Gesù e nella domanda esprimono ciò che la cultura e il sentire comune: è cieco, se è cieco ha peccato, chi ha peccato?
Gesù con la sua risposta vanifica la ricerca dei discepoli e sposta l’attenzione dalla mancanza alla persona. Lo sguardo di Gesù è diverso, lui vede un uomo, non un cieco. Vede l’interezza e non solo una parte; tra l’altro quella che non funziona.
Con la sua azione Gesù manifesta l’opera di Dio nel mondo, la sua salvezza che vuole arrivare ad ogni uomo. La sua affermazione “Io sono la luce del mondo” diventa carne nel segno che compie nell’uomo che gli sta davanti. Le parole non sono solo parole, ma diventano parole efficaci. Gesù è luce, apre gli occhi dell’uomo che è nelle tenebre, dona una vita nuova, illuminata dalla sua parola e dalla sua presenza.
Quale sguardo ho sulla realtà e sui fratelli? Uno sguardo che va subito alla mancanza o che cerca di cogliere l’intero? Il mio sguardo si lascia illuminare dalla parola e dalla presenza del Signore?
L’ex-cieco e i farisei
E c’era dissenso tra loro (Gv 9, 16)
Come è normale, il miracolo va rettificato da parte dei responsabili della comunità, che sono davanti a un caso difficile: un segno grandioso, ma operato in giorno di sabato, quindi sminuendo un comando preciso della Legge, cosa che secondo Dt 1 squalifica il profeta. Anche loro sono quindi chiamati a prendere una posizione, messi in crisi da un evento che non rientra nel loro schema, perché percepito come contraddittorio.
Fermi nelle loro presunte sicurezze non si lasciano smuovere dalla manifestazione della presenza di Dio.
Nel mentre, l’ex cieco ogni volta che torna sul segno approfondisce ciò che è successo e chi ha operato la guarigione. Inizialmente parla di un uomo, poi di un profeta e di un uomo di Dio, fino ad arrivare al Figlio dell’uomo e, in ultimo a riconoscere Gesù come Signore. Nelle risposte ammette più volte di non sapere, di non aver visto, ma è proprio questa apertura che gli permette di continuare la ricerca e crescere nella fede fino alla professione di fede in Gesù.
Mi lascio mettere in discussione o incasello tutto nelle mie certezze? Lascio che Dio si possa mostrare con le opere che compie nella storia?
Occhi negli occhi
“Lo hai visto: è colui che parla con te” (Gv 9, 37)
Non più sguardi paralleli, non più sguardi opposti, ma occhi che si incontrano. La relazione è il luogo dove si compie il segno, dove l’opera di Dio inizia e continua ad operare fino al riconoscimento della presenza di Dio. Tutto inizia con un dono, perché il Cieco, pur essendo mendicante, non ha chiesto nulla. Infatti, come si può chiedere qualcosa che non si conosce?
Da quando vede, l’ex Cieco cresce nella fede che ha ricevuto, la difende dai farisei, dai conoscenti, anche dai suoi genitori che non vogliono immischiarsi per paura. Supera prove e si rinforza fino al nuovo incontro, incontro che fa da vedente, da chi ha ricevuto il dono della fede. Personalmente interrogato, confessa la sua fede riconoscendo Gesù come Signore.
E anche al lettore, Giovanni chiede: chi è Gesù? Meglio, chi è per te Gesù?