sr Armida Spada | III Domenica di Quaresima, Rito Ambrosiano
“Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”
Scrisse papa Benedetto XVI: “La verità è un anelito dell’essere umano, e cercarla suppone sempre un esercizio di autentica libertà”
Ecco non basta sentirci cristiani perché abbiamo ricevuto il battesimo, andiamo a messa la domenica, facciamo volontariato, e forse anche la catechesi…essere persone credenti esige molto di più…
È innanzitutto una disposizione dell’animo a non sentirci bravi, migliori perché riusciamo a realizzare quello che noi desideriamo o altri esigono da noi…Questo è bene, ma può costituire un pericolo: sentirci a posto perché facciamo tante cose buone…Gesù ci chiede di liberarci da sentimenti di orgoglio che ci insidiano…Lui ci invita a lasciare spazio all’azione liberante della Grazia, coltivando un cuore e uno sguardo attenti e una volontà pronta a fare quello che lui ci chiede: “ Fate quello che vi dirà”.
I Giudei si ritengono giusti, bravi e quindi restano ciechi e ostili di fronte alla Verità che è Gesù. È l’amarezza derivante dal supporre di essere nella verità che ci si è costruiti.
Solo chi umilmente, con cuore fanciullo, decide di vivere il “rimanere” in Cristo, può piano piano liberarsi dalle sovrastrutture interiori che lo tengono prigioniero di se stesso, e quindi insoddisfatto e sempre alla ricerca di novità che riempiano il cuore inquieto…
Per fortuna Gesù è sempre lì, pronto a incontrarci quando noi lo desideriamo e ci determiniamo a farlo…Lui ci insegna la strada della gioia vera:” riposati un po’: lascia che la mia Parola apra uno squarcio di luce nella tua nebbia…”
“Rimanere” è decidere di incontrarlo nel silenzio di ascolto della sua voce, nell’incontro consapevole nei sacramenti, da lui voluti per comunicarci in modo efficace la sua grazia, nel servizio gratuito e generoso dei fratelli che incontro, qui e ora…
Abbiamo bisogno del coraggio di rallentare, di decidere di vivere il tempo che ci è donato dedicandolo all’essenziale: l’ascolto di Dio. Dio ci parla dentro la vita, in ogni momento, ma occorrono la calma del tempo, il silenzio del cuore, la povertà dell’animo per ascoltare in profondità la sua voce e seguirla. Lui è energia pura, verità assoluta, amore infinito e solo Lui sa raggiungerci nelle profondità della nostra coscienza in modo unico, irripetibile, come originale e unico è ciascuno di noi; allora in Lui, con Lui, per Lui, avremo il coraggio di osare e la forza di liberare l’energia per attuare ciò che Lui stesso suggerisce al nostro cuore.
Così hanno fatto i Santi, piccoli e grandi…persone che hanno vissuto nel loro quotidiano la comunione con Dio, coltivata e custodita ogni giorno, con umiltà e costanza divenendo così, anche inconsapevolmente, persone pacificate con se stesse e riconcilianti con gli altri, intraprendenti, capaci di godere di ogni gioia buona della vita e di ammirare, rispettare, difendere la bellezza della umanità di ogni persona, in armonia con la creazione.
Pensando alla figura di Maria, la donna pienamente realizzata, Romano Guardini, grande teologo del secolo scorso, si domanda: ”Quale dev’essere stata la sua essenza, il suo rapporto con Dio, affinché ella abbia potuto sostenere e vivere fino in fondo in modo giusto ciò che le veniva elargito e ciò che si esigeva da lei?”
E dopo un serio approfondimento, suscitato da domande cui trovare luce dentro la Sacra Scrittura, Guardini giunge alla conclusione contenuta nella litania che definisce Maria: pellegrina della fede. La fede è la risposta: fede come umile ascolto e obbedienza operosa.
Continuando la riflessione, Guardini scrive: “ …il nascere del regno di Dio come quello della nuova creazione, non avvengono in modo naturalistico, ma in via personale, attraverso l’uomo, scaturendo dalla sua interiorità e libertà…e questo in virtù della grazia, che suscita nell’uomo una vita santa; ordinata a Dio, nella fede in lui e nell’obbedienza a lui”.
Questo valga per ciascuno di noi, in cammino nella Chiesa, con la Chiesa e per la Chiesa, affinchè seguendo Gesù, via, verità e vita, diveniamo testimoni, nel nostro mondo, della bellezza e dell’armonia della vita di grazia, come chiese Gesù a Don Bosco nel sogno dei 9 anni: “ Insegna loro la bruttezza del peccato e la preziosità della virtù”.