suor Gemma Paganini | III Domenica di Quaresima, Rito Romano

 

Letture

 

Il passo del Vangelo della Samaritana che in Quaresima la liturgia ripropone alla nostra meditazione, è molto suggestivo e si presta ad infinite riflessioni personali. 

Gesù, lo sappiamo, ha sempre avuto una particolare attenzione alle donne che, nella società del suo tempo, non erano considerate nella loro dignità e bellezza femminile, sintesi di armonia e tenerezza umana. In diverse parabole troviamo la presenza della donna e in circostanze eccezionali Gesù si servì delle donne per rivelare il mistero! (es. l’Incarnazione, la Resurrezione…).
Oggi non aggiungo alcun commento ai tanti che già circolano e che ci aiutano certamente a fare bellissime riflessioni; lascio alla donna Samaritana in questione, di raccontarci cosa successe quel giorno in cui al pozzo incontrò Gesù; lasciamo che questa donna si racconti.

“Quel giorno, un giorno qualunque, quell’incontro, inaspettato, non lo dimenticherò più!
Era circa mezzogiorno, l’ora più calda della giornata, un’ora che io avevo scelto per andare a prendere acqua al pozzo di Sicar perché ero sicura di non incontrare nessuno per strada. Il sole picchiava terribilmente sulla testa e i sandali ai piedi sembrava volessero sciogliersi a contatto con il terreno che bruciava! Meglio questo comunque che anche solo uno sguardo della gente del mio villaggio che ogni volta mi giudicava pesantemente in un silenzio frustrante!

Quel giorno, e non so spiegarmi perché, sentivo dentro di me un qualcosa che non riuscivo a decifrare, a dare un nome: era ansia? timore? fastidio? senso di colpa? tristezza? attesa? Pensavo alla mia vita passata e alle giornate che si susseguivano sempre più pesanti, e anche vuote, inutili.
Intanto arrivo al pozzo e, meravigliata, e un po’ indispettita, mi trovo un uomo anzi un giudeo! Il primo istinto fu di andarmene al volo, ma poi forse per la stanchezza, il caldo, il peso di ciò che mi portavo dentro, mi avvicinai al pozzo con l’intento di prendere l’acqua e andarmene in fretta e in silenzio. Ero molto confusa, quasi spaventata! Lui un giudeo, io una samaritana (con tutto quello che passa o non passa tra giudei e samaritani), nessun altro intorno! Il mio cuore batteva così forte che temevo lui lo sentisse. E invece lui osa rivolgermi la parola:

              “Donna, dammi da bere”

Il mio cuore sobbalza! Ho sentito bene? Un giudeo uomo, parla ad una samaritana donna! È  il colmo! Allora alzo gli occhi e finalmente lo vedo, incontro il suo sguardo e

 tutto cambia!

Che sguardo! I suoi occhi sembrava leggessero fino negli angoli più reconditi del mio animo! Mi sentivo allo scoperto, completamente; più nulla di me era nascosto a quell’uomo! Vergogna e sollievo regnavano in me. Si, mi sentivo libera, leggera; il peso che avevo prima era scomparso, volevo piangere e ridere nello stesso tempo! Stupita e ancora un po’ impaurita non sapevo come comportarmi quando Lui mi parlò di nuovo:

                  “chi beve l’acqua che io gli darò non avrà più sete”

                “Dammi di quest’acqua Signore, così che non debba più venire qui”

E poi Lui continuò e quello che diceva era sorprendente…. Sarei rimasta ad ascoltarlo a lungo!  Era come se un fiume in piena mi inondasse e mi purificasse interamente, dolcemente! Ma arrivarono i suoi amici e ci interruppero. Io ne approfittai per correre al villaggio a chiamare la gente perché la gioia di quell’incontro non la potevo più contenere, non potevo tenerla per me, sentivo il bisogno di comunicarla agli altri.

                “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti chiede da bere!”

Erano le sue parole che risuonavano dentro di me…. Avevo compreso che il dono di Dio per me era Lui, il Messia, colui che mi aveva cambiato la vita!

E da quel momento ho lasciato la brocca e nella brocca tutta la mia vita passata per accogliere il Suo dono: una vita nuova che aveva un senso: LUI e il Suo Amore.