suor Annamaria Dacrema | V Domenica di Quaresima, Rito Romano
Dal Vangelo della settimana scorsa ci è rimasta una domanda in sospeso: «Tu credi nel Figlio dell’uomo?» (Gv 9,35).
San Giovanni ci guida in un cammino di fede per riconoscere insieme l’umanità e la divinità di Gesù. In questa domenica la Parola ci presenta un Messia profondamente umano: che si preoccupa, si commuove, soffre e piange; un Dio vicino alla nostra vita quotidiana e alla realtà di tutta l’umanità.
Gesù amava la famiglia di Betania: Lazzaro era suo amico, così come le sue sorelle Marta e Maria. Il Vangelo ci rivela un Gesù capace di commuoversi e di piangere, proprio come noi. Anche noi, infatti, amiamo, coltiviamo amicizie profonde e soffriamo per la perdita di una persona cara.
Proprio nell’amicizia Gesù manifesta la gloria di Dio e annuncia la forza di un amore «più forte della morte». Lazzaro è l’amico per il quale Gesù intraprende un viaggio che potrebbe costargli la vita. La sua vicenda diventa così un segno di ciò che Dio compie per l’umanità. Lazzaro risorge proprio perché è amato profondamente.
I legami che Gesù crea con i suoi discepoli sono così intensi che essi arrivano a dire: «Andiamo anche noi a morire con lui».
La divinità di Gesù si manifesta proprio nel modo in cui vive il momento della morte di Lazzaro. Egli entra nel dolore di quella situazione, condividendo i sentimenti di chi gli sta accanto fino a scoppiare in lacrime. Tuttavia questa commozione non lo allontana dal suo centro.
Al contrario, lo conduce a rivolgersi al Padre, con la certezza di essere sempre ascoltato. Da questo sguardo nasce l’annuncio: la morte non ha l’ultima parola, perché l’amore non muore con la morte.
Giovanni coglie questa situazione per mostrare l’unità profonda delle due nature di Gesù. Gesù vive in piena comunione con il Padre: nella preghiera riconosce di essere sempre ascoltato e, nelle sue azioni, manifesta la gloria di Dio. Per questo dice: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che mi ascolti sempre; ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».
In queste parole si trova una sintesi profonda: dal dolore per la morte dell’amico nasce l’annuncio della vita. Nel pianto di Gesù e nella risurrezione di Lazzaro si incontrano il dolore umano e la gioia della vita che rinasce.
Oggi viviamo in una società segnata dall’incertezza. Mai gli esseri umani hanno avuto così tante possibilità per costruire una vita più felice, eppure spesso si sentono impotenti davanti a un futuro incerto e minaccioso. Cosa possiamo aspettarci?
Come gli uomini e le donne di ogni tempo, anche noi viviamo tra domande e oscurità: cos’è la vita? cos’è la morte? come dobbiamo vivere? come dobbiamo morire? Prima di risuscitare Lazzaro, Gesù dice a Marta parole che sono una sfida per tutti: «Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me, anche se muore, vivrà… Credi questo?»
Nonostante dubbi e oscurità, crediamo in Gesù, Signore della vita e della morte. In lui cerchiamo luce e forza. In lui troviamo la speranza di una vita oltre la vita.