Riportiamo la riflessione del mese dal Quaderno di lavoro “Alzati e vai. Saldi nella fede.”
Il mese di marzo accompagna la riflessione sulla comunità da una lettera di don Quadrio. Spesso la parola comunità viene utilizzata senza avere ben chiaro di cosa si sta parlano, o meglio quali sono le esigenze per costruire comunità e quali i benefici di abitare la comunità. A ciascuno il compito, in questo tempo di preparazione alla Pasqua, di impegnarsi nel fare comunità più che parlarne.
Testo di riflessione
Lettera di Carlo al funerale della moglie Maria Cristina Cella Mocellin
CIÒ CHE CONTA È AMARE E NOI ABBIAMO CREDUTO ALL’AMORE
Con queste parole è iniziato il nostro vivere insieme, il nostro donarci È cominciato con il nostro «si» e giorno dopo giorno è aumentato a dismisura regalandoci le gioie più vere, a cominciare dai nostri tre tesori Francesco, Lucia e Riccardo, e apprezzando ogni nostro gesto, ogni nostra parola, ogni nostro pensiero. Nella sua sensibilità e semplicità Cristina mi ha fatto crescere, mi ha donato tutta se stessa, mi ha regalato quell’amore che lei aveva scoperto molto presto, prendendomi per mano e riempiendomi il cuore dell’amore vero, quell’amore che ti apre la via della salvezza.
Dovrò ringraziare il Signore per la grazia che ho ricevuto nel conoscerla e nel vivere con lei così intensamente questi, seppur pochi, ma intensissimi anni Insieme. Noi abbiamo fatto le cose in anticipo: il matrimonio, i figli… e adesso mi rendo conto del perché di tutto questo: tutto ora ha un senso.
Ci siamo sentiti la famiglia più felice del mondo, anche se le difficoltà non mancavano, eppure a noi non è mai mancato niente, perché la cosa più importante era la nostra famiglia unita nell’amore che il Signore ci ha donato.
È imprevedibile il modo con cui Cristina amava me, i suoi bambini, i genitori, parenti e amici, ogni cosa, anche la più piccola, con lei aumentava di valore. La sofferenza ha bussato alla nostra porta; Cristina l’ha subito accettata, anzi l’ha chiesta: sapeva che nella sua vita poteva dare di più e non poteva accontentarsi di tutto il bene che fino a quel momento aveva donato. Il Signore l’ha scelta perché lei era disponibile; insieme a lei ha scelto anche tutti noi, perché ci sentiamo prescelti da Dio.
Nella sua sofferenza ha sempre accettato tutto; certamente aveva voglia di vivere e di ritornare insieme alla sua famiglia, ma si è messa nelle mani del Signore, perché sapeva che solo in Lui c’è il vero amore, sapeva che Lui avrebbe fatto tutto per il suo bene, per il bene della famiglia e per il bene di tutte le persone che l’hanno conosciuta.



