Operosi nella carità

da | Set 1, 2026 | slideshow, Genitori, Educatori e docenti | 0 commenti

PROPOSTA PASTORALE 2026-2027

 

SEGNI DEL SUO AMORE – Operosi nella Carità

 

Giungiamo con profonda gioia ed entusiasmo all’anno conclusivo del nostro cammino triennale, un percorso che ci ha visti crescere insieme come Famiglia. Dopo esserci scoperti “Attesi dal suo amore” facendoci pellegrini gioiosi nella speranza, e dopo esserci messi in cammino “saldi nella fede” accogliendo l’invito “Alzati e vai”, quest’anno siamo chiamati a portare a compimento il nostro itinerario diventando operosi nella carità.

L’amore, per noi credenti, è la fonte e il culmine della vita cristiana; non è mai un concetto astratto o un vago sentimentalismo, ma un’azione concreta, una dedizione che ci spinge a uscire da noi stessi per andare incontro al prossimo. Per questo motivo, la Proposta Pastorale 2026-27 si riassume in un titolo che è, al tempo stesso, la nostra identità più vera e il nostro mandato missionario: segni del Suo amore.

Il carisma che san Giovanni Bosco e santa Maria Domenica Mazzarello ci hanno consegnato ci chiede di essere “segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani”.

Essere un segno significa indicare chiaramente la strada verso il Signore. Significa rendere visibile, attraverso il sacramento della nostra presenza, quell’amore che salva.

I nostri oratori, le nostre case, le scuole e i centri di formazione professionale devono essere oasi in cui si respira l’accoglienza di Valdocco e la semplicità operosa di Mornese.

Essere portatori significa farci carico, con la tenacia di chi affronta una salita e non si arrende di fronte agli ostacoli, della fatica bellissima di consegnare questo amore. Ai giovani, specialmente a coloro che oggi rischiano di sentirsi invisibili, soli o smarriti nelle nostre città, noi non offriamo semplici servizi o cose materiali: noi consegniamo l’amore stesso di Dio. Lo facciamo facendo nostro il grido di don Bosco: Da mihi animas, cetera tolle e l’impegno di madre Mazzarello: A te le affido. Non c’è carità più grande che aiutare un giovane a scoprire il senso della propria vita e l’amicizia con Cristo.

In questo anno pastorale ci prepariamo a celebrare, nel 2027, i 150 anni dalla pubblicazione del celebre trattatello di don Bosco sul Sistema Preventivo. È l’occasione propizia per riscoprire che la carità, per noi salesiani, si gioca innanzitutto e soprattutto nel campo dell’educazione. Non c’è carità più grande che aiutare un giovane a scoprire il senso della propria vita e l’amicizia con Cristo.

Siamo chiamati a incarnare nuovamente, nel mondo di oggi, i tre grandi pilastri del nostro agire:

  • La Ragione, valorizzando l’intelligenza e lo spirito critico dei nostri giovani in un tempo spesso dominato da reazioni superficiali e logiche puramente emotive.
  • La Religione, offrendo l’ossigeno della fede e accompagnando i ragazzi a un incontro personale e trasformativo con il Signore Gesù, unica vera risposta alla sete di felicità del cuore umano.
  • L’Amorevolezza, antidoto potentissimo contro l’era della solitudine e dell’indifferenza. Come ci ricordava don Bosco: Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati.

La nostra carità si deve tradurre nell’impegno a dare di più a chi ha avuto di meno, rifiutandoci di voltare lo sguardo dall’altra parte di fronte alle nuove povertà, ma mettendoci accanto e in ascolto dei giovani con Spirito di Famiglia e corresponsabilità apostolica.

 

Siamo chiamati a declinare questa carità educativa attraverso le “5G” della nostra spiritualità, che divengono per noi un vero e proprio stile di vita:

  • Gratitudine: l’umile consapevolezza che Dio ci ha amati per primo, e che il nostro carisma è un dono gratuito dello Spirito Santo.
  • Gratuità: l’atteggiamento del Buon Samaritano e del “servo inutile”, disposto a giocare in perdita per il bene degli altri, senza cercare il proprio tornaconto.
  • Generosità: la consapevolezza che la misura dell’amore è amare senza misura, donando noi stessi fino all’ultimo respiro, proprio come ha fatto don Bosco.
  • Gentilezza: il tratto inconfondibile di san Francesco di Sales; quella “luce gentile” fatta di pazienza, mitezza e ascolto profondo, strategica per costruire relazioni educative autentiche.
  • Gioia: il respiro profondo di Valdocco e il frutto principale di una vita spesa per il Vangelo. La gioia di chi sa di essere risorto con Cristo.

 

IL LOGO

Il percorso del triennio è giunto all’ultima tappa della riscoperta delle tre virtù teologali e del loro inscindibile legame. Proprio per questo il logo consegna a chi lo guarda una chiave di lettura unitaria: Speranza, Fede e Carità sono “colori diversi” dello stesso Amore di Dio. Difficilmente si possono comprendere fino in fondo le singole virtù trascurando le altre, così il logo ce le terrà sotto gli occhi tutte insieme per l’intero triennio.

Il logo rimane lo stesso e muta di poco: il simbolo della virtù dell’anno è leggermente più grande così come la relativa frase nel titolo.

Il simbolo della Carità è il cuore. Amare è qualcosa di molto concreto, una questione di carne, come il cuore. Dio ci chiede di amare concretamente il prossimo come noi stessi. Comprendere il dono della Carità passa dall’esercizio pratico: guardare l’altro con gli occhi di Dio, aiutarlo da vicino, ci insegna a riconoscerlo come fratello.

 

Per approfondire: Proposta pastorale 2026-2027 – MGS Italia