Don Bosco e i rifiuti

Don Bosco e i rifiuti

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Don Bosco e la raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta

 

di don Francesco Motto, SDB, Membro dell’Istituto Storico Salesiano​ per InfoAns

 

Chi l’avrebbe mai detto? Don Bosco ecologista anzitempo? Don Bosco pioniere della raccolta differenziata dei rifiuti a domicilio 140 anni fa?

Si direbbe di sì, stando almeno ad una delle lettere recuperata negli anni scorsi e che confluirà nel IX volume dell’epistolario in preparazione. Si tratta di una circolare a stampa del 1885 che nel suo piccolo – la Torino dell’epoca – anticipa e ovviamente a suo modo “risolveva” uno dei grandi problemi che affronta la società odierna, quella cosiddetta dei “consumi” e dell’“usa e getta”.

Ma vediamo che cosa scriveva Don Bosco [in corsivo le sue parole]. Si tratta di una lettera circolare il cui destinatario è generico, ma è certamente appartenente alle famiglie ricche o benestanti della città. Nella missiva, dopo aver catturato l’attenzione dei suoi interlocutori, Don Bosco presenta subito la possibilità di riutilizzare la spazzatura, nello specifico “le ossa, avanzate dalla mensa e generalmente dalle famiglie gettate nella spazzatura come oggetto d’ingombro” che invece “riunite in grande quantità riescono in quella vece utili alla umana industria”. Don Bosco sa, infatti che “una società di Torino, colla quale mi sono messo in rapporto, ne acquisterebbe in qualsivoglia quantità”.

La proposta del Santo dei Giovani, concordata con la ditta interessata – che probabilmente avrebbe riutilizzato le ossa per farne prodotti alimentari per animali o concimi per la campagna – è che le “benestanti e benevole famiglie di questa illustre città… invece di lasciare che vada a male e torni disutile questo rifiuto della loro tavola, lo vogliano cedere gratuitamente a benefizio dei poveri orfanelli raccolti ne’ miei Istituti”.

Il progetto beneficia tutti quanti: le famiglie, che si liberano di parte dei rifiuti da tavola; la ditta, che è interessata a raccoglierli per riutilizzarli diversamente; Don Bosco, che ne ricava denaro per le missioni… e la città, che rimane più pulita.

Al tempo stesso, è necessario però curare anche tutta l’organizzazione. Settantenne, Don Bosco ha ormai grande esperienza e sa come gestire la cosa: ecco quindi che pianifica la raccolta porta a porta: “A quelle famiglie, che avranno la bontà di aderire a questa umile mia domanda, sarà consegnato un apposito sacchetto, ove riporre le ossa mentovate, le quali verrebbero spesso ritirate e pesate da persona a ciò incaricata dalla società acquisitrice, rilasciandone un buono di ricevuta…. Il sacchetto porterà le lettere iniziali O. S. (Oratorio Salesiano), e la persona che passerà a vuotarlo presenterà pure un qualche segno, per farsi conoscere dalla S. V. o dai suoi famigli[ari]”.

Da ultimo, Don Bosco fornisce anche degli incentivi spirituali per l’adesione – “la gratitudine di migliaia di poveri giovinetti, e … la ricompensa da Dio” – e provvede pure ad elaborare la sottoscrizione del progetto, pensando ad un tagliando da rispedire in risposta alla sua lettera, a mo’ di adesione ufficiale all’iniziativa.

Sarà riuscito Don Bosco nel suo intento? Non lo sappiamo, ma resta il fatto che oltre che ad essere un grande educatore, un lungimirante fondatore, un uomo di Dio, Don Bosco è stato anche un genio della carità cristiana.

Una versione più estesa dell’articolo sarà disponibile ai lettori del Bollettino Salesiano, nell’uscita del prossimo dicembre.

Anna e Marco | Lucio Dalla

Anna e Marco | Lucio Dalla

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“L’Amore è il centro della nostra vita, perché nasciamo da un atto d’amore, 
viviamo per amare e per essere amati, e moriamo per conoscere l’amore vero di Dio”
Chiara Corbella Petrillo

Di Giulia Terzi

C’è odore di giovinezza quando questa canzone inizia a risuonare. Le sue note delicate hanno il sapore di freschezza giovanile. Le sue parole semplici e dolci raccontano di una fragilità guarita, di una tristezza sanata.

Con la sua Anna e Marco, Lucio Dalla crea un quadro impeccabile e universale dell’imperfetta armonia dell’essere giovane tanto che, a distanza di 40 anni dalla sua pubblicazione, questa canzone continua a parlare di tutti noi, giovani e ragazzi.

Uscita nel 1979, Anna e Marco è stata inserita nell’ottavo album del cantautore bolognese Lucio Dalla. Una melodia dolce accompagna un testo pungente che vede come suoi protagonisti due giovani. A fare da sfondo c’è il grigiore della periferia metropolitana, in cui la luna e le stelle diventano segno di sogni irraggiungibili, di quell’America lontana che invade la mente e i cuori dei più giovani, ma che rimane sempre una chimera. Così anche guardare quella luna e quelle stelle fa male: esse diventano solo palle da biliardo e luccichio dei flipper.

Anna è una stella di periferia, con uno sguardo attento ma che appare sempre più spento: sogna infatti di scappare da tutto quel grigiore cittadino e, sulla pista da ballo, scatena tutti i suoi timori, le sue insicurezze e la sua amara insoddisfazione.

Marco è un lupo di periferia, il cui mondo gira attorno alla madre, alla sorella e al solito gruppo di amici. Anche a Marco, però, questo mondo sta stretto: anch’egli sogna di scappare dalla poca vita, sempre quella. Una moto, che porta Marco e i suoi amici in città, disegna una svolta, un cambiamento improvviso, una ventata di aria fresca. In un locale, che fa schifo, Anna e Marco si incontrano, si scambiano la pelle, ed iniziano a volare.

Tra i due scatta l’amore e questo cambia tutto: la luna, che fino a qualche giorno prima faceva così paura, diventa luna di città, scende per strada e su essa cammina. Quella felicità che i due sognavano e pensavano di poter trovare solo lontano da quel grigiore cittadino, gli viene incontro, diventa concreta, si fa spazio nella loro vita. Cambia tutto, in un’immobile realtà che rimane la stessa. A cambiare sono solo i cuori dei due ragazzi che, finalmente, iniziano a battere.

Ecco allora la conclusione del testo: “Anna avrebbe voluto morire / Marco voleva andarsene lontano / Qualcuno li ha visti tornare / Tenendosi per mano”.

I due accettano il loro mondo, decidono di vivere in esso. Non è una scelta dettata dalla passività la loro: i due giovani sembrano raggiungere, infatti, la consapevolezza che anche in tutto quel grigiore può nascondersi la felicità e la loro piena realizzazione. Essi comprendono che, a salvarli, può essere solo l’amore.

Un amore salvifico, dunque, quello che si legge tra le righe di questo testo. Un amore che entra nella vita di questi due giovani e ne ravviva le speranze. Un amore che porta a pieno compimento la loro vita, nonostante essa rimanga sempre la stessa. Un amore che, se accolto e accettato, ci salva. Tutti quanti.

Dalla, con questo testo, ci dona il segreto più dolce ma, a volte, così amaro per avere una vita felice: porre al centro di noi stessi l’amore, accettare di essere amati e amare a nostra volta.

Sembra scontato e banale, ma guardiamoci negli occhi e diciamocelo: lo stiamo facendo davvero?

Vi racconto perchè ci credo

Vi racconto perchè ci credo

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Scriviamo tante cose oggi. Post, messaggi, tweet, email.

Io ho deciso di scrivere ai miei figli per raccontare loro la mia fede.

Che ho riscoperto a 45 anni. 

 

Di Gigi Cotichella per Agoformazione

 

Carissimi Simone, Chiara, Francesca, Valentina,

scrivervi mentre voi siete di sotto a giocare forse fa un po’ sorridere. Ma a volte è un buon modo per prendersi del tempo per ordinare i pensieri. E quando  uno scrive in fondo regala lo stesso tempo agli altri: lo scritto rimane lì, pronto per essere letto e riletto finché si vuole.

Perciò vi scrivo. Per dirvi cosa? In realtà per dirvi “Chi”. Vorrei dirvi quel “Chi” che mi hanno presentato da bambino, su cui ha sempre ruotato tutta la mia vita ma che ho conosciuto in profondità solo da poco.

E’ stato un incontro tosto. Perché così Dio va conosciuto, incontrandolo. Solo se c’è un incontro Dio fa davvero la differenza nella vita. Per questo vi auguro di incontrarlo Dio. Ma siccome sono vostro padre vorrei aiutarvi a riconoscer Dio. Perché c’è anche il rischio che vi passi a fianco e voi non lo notiate.

E allora vi dico due caratteristiche così sapete che dove ci sono quelle… beh Dio non è tanto lontano.

Gesù ci ha presentato Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo. Inoltre Dio ha tanto amato l’uomo da darci suo Figlio, e Gesù ha preso talmente bene questo impegno che per amarci si è fatto uomo lui stesso. Sono due aspetti meravigliosi su cui ognuno di noi si gioca la felicità di tutti i giorni: relazione e prossimità.

Dio è relazione. E noi siamo fatti a immagine di Dio.

Per questo la chiave di senso si trova nelle relazioni. Nel come trattiamo gli altri.

Perché gli altri sono il termometro della nostra fede.

 

E come dovremmo relazionarci con gli altri?

Gesù è stato molto chiaro: facendo noi il primo passo. Sempre e comunque. Non ci sono dubbi.

Nella parabola del buon samaritano, Gesù ci dice che la felicità non è mai aspettare il prossimo ma farsi prossimi. Ci dice che dobbiamo muoverci verso gli altri. E questo ci fa stare bene. Meglio. Magari ci feriamo, soffriamo… ma stiamo meglio. Gesù stesso ci ha mostrato con la sua vita questa regola: farsi prossimi, amare fino alla fine, amare a qualunque prezzo.

Relazione e prossimità sono le due facce dell’amore. E l’amore è al centro quando parliamo di Dio. Altrimenti non è il Dio che vi auguro di incontrare… oppure non stiamo parlando di amore, ma di qualche surrogato.

Quando incontriamo Dio scopriamo queste due facce. Per quanto ci fossimo sforzati di avvicinarci a lui, se lo incontriamo capiamo che è lui che si è avvicinato a noi. E quando è vicino a noi scopriamo con meraviglia immensa che lui vuole stare con noi. Immaginate il vostro idolo di turno che vi dica che voglia stare con voi… sempre. Ecco adesso moltiplicatelo più o meno all’infinito… questo è il risultato: Dio vuole stare con me.

Con me che scappo, che sbaglio, che rinnego, che tradisco, che sono grezzo, mediocre… vuole stare con me. Ma se lui che è Dio, vuole stare con me… allora io non sono così male… io valgo qualcosa…

Ma questo so bene che si capisce quando se ne fa esperienza diretta. Perciò quello che vi chiedo in attesa di quell’incontro è di cercare di vivere al meglio relazioni e prossimità. Vivendole vi sarà più facile incontrare Dio, perché ogni volta  che ci apriamo all’amore verso l’altro, ogni volta che rendiamo l’altro il centro delle nostre cure, oltre a essere meno nevrotici e psicotici, noi troviamo Dio.

Vi dicono dalla mattina alla sera che dovete trovarvi, trovare voi stessi, scoprire energie e potenzialità… io vi dico di farlo negli altri, o meglio nell’aiutare gli altri. E così facendo più che trovare vi scoprirete “trovati”. Ed è un’esperienza meravigliosa.

Vivete al meglio il rapporto con gli altri. Fate sempre il primo passo verso chi è in difficoltà sulle strade di tutti giorni. E così vivendo relazione e prossimità non potrete che avvicinarvi alla fonte di ogni relazione e di ogni prossimità. E quando sarete vicino, vi accorgerete finalmente che lui era già di fianco a voi in tutto questo tempo. E in un meraviglioso abbraccio vi farete finalmente amare.

Vi voglio bene.

Papà

IDENTITA’

IDENTITA’

IDENTITA’

Guardi un ragazzo o una bambina negli occhi e senti di volere il suo bene; incontri negli oratori, nelle scuole, nelle parrocchie donne e uomini felici e vorresti provare la stessa gioia; ti imbatti nella passione incondizionata di Don Bosco e Maria Mazzarello per i giovani e vieni travolta dallo stesso slancio.

Allora ti chiedi: può essere anche per me questa pienezza di vita?

È la domanda che sta alla radice della scelta vocazionale di ciascuna di noi.

Siamo Figlie di Maria Ausiliatrice, suore salesiane, che hanno scelto di vivere fino in fondo come Gesù, donando la nostra esistenza al Padre, per essere il Suo abbraccio tra i giovani.

Viviamo in comunità, perché insieme possiamo realizzare il sogno di Dio: “che abbiano vita e l’abbiano in abbondanza” Gv. 10,10.

Il nostro quotidiano è semplice ed è ritmato dalla preghiera della Chiesa, dal lavoro educativo appassionato e generoso, dalla vita fraterna e lieta.

Il nostro Istituto religioso nasce il 5 agosto del 1872 dagli occhi del cuore dei fondatori, innamorati di Dio e dei sogni di vita di ragazzi e ragazze.

Don Giovanni Bosco arriva a Torino nel 1841, appena ordinato sacerdote. Gira per la città, osserva e si accorge del bisogno di vita di tanti ragazzi soli, abbandonati, sfruttati. Ha un solo desiderio: vederli “felici oggi e sempre”. Per realizzare questo sogno fonda, nel 1859, la Congregazione Salesiana.

Maìn, come affettuosamente chiamavano Maria Domenica Mazzarello, vive a Mornese, un paesino del Monferrato in provincia di Alessandria.

Incontra Don Bosco nel 1864 e si accorge che il suo desiderio corrisponde a quello del prete, infatti già da tempo fa per le ragazze ciò che Don Bosco opera per i ragazzi. La sua dedizione agli altri era tale che amava ripetere alle sue suore: “Non tralasciate mai il bene, fate con libertà tutto ciò che richiede la carità”.

Dall’incontro tra un sacerdote appassionato dei giovani e una giovane donna totalmente consacrata al bene delle ragazze nasce il nostro Istituto.

Da allora il fascino della vita dei fondatori ha contagiato uomini e donne in tutti i continenti.

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Open Day 2019-2020

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“Vi voglio felici nel tempo e nell’eternità” affermava Don Bosco nella famosa lettera da Roma del 1884.

E questa volontà di gioia l’hanno raccolta le Figlie di Maria Ausiliatrice, conosciute anche come salesiane di Don Bosco.
Nelle nostre scuole, insieme con i docenti laici, i genitori e i ragazzi stessi, cerchiamo di realizzare il sogno del santo dei giovani, cioè quella felicità che si raggiunge quando, come voleva Don Bosco, si vive da buoni cristiani e onesti cittadini!

 

Ecco le date degli Open day delle nostre scuole in Lombardia:

 

MESE DI OTTOBRE

Sabato 19/10

Sabato 26/10

  • Scuola Primaria e Secondaria 1° grado – CASTELLANZA
  • Scuola Primaria e Secondaria 1° e 2° grado – MILANO – Volantino

 

MESE DI NOVEMBRE

Sabato 9/11

  • Scuola Infanzia e Primaria – MILANO – Volantino
  • Scuola Primaria – CINISELLO BALSAMO – Volantino

Venerdì 15/11

Sabato 16/11

  • Scuola Primaria e Secondaria 2° grado – VARESE
  • Scuola Infanzia – CINISELLO BALSAMO – Volantino
  • Scuola Infanzia, Primaria e Secondaria 1° grado – SAN DONATO MILANESE
  • Scuola Infanzia, Primaria e Secondaria 1° grado – MELZO – Volantino
  • Scuola Infanzia e Primaria – LODI
  • Scuola Infanzia – LEGNANO – Volantino
  • Scuola Infanzia, Primaria e Secondaria 1° grado – PAVIA – Volantino
  • Scuola Secondaria 1° grado – CUSANO MILANINO
  • CFP – PAVIA – Volantino
  • CFP – VARESE – Volantino
  • CFP – CESANO MADERNO – Volantino
  • CFP – CINISELLO BALSAMO – Volantino

Giovedì 21/11

Giovedì 28/11

  • Scuola Infanzia “Cornelio” – CINISELLO BALSAMO

Sabato 30/11

  • Scuola Primaria e Secondaria 1° grado – CASTELLANZA
  • Scuola Infanzia – SONDRIO
  • Scuola Infanzia – SAMARATE – Volantino
  • Scuola Primaria e Secondaria 1° e 2° grado – MILANO – Volantino
  • Scuola Primaria – CUSANO MILANINO
  • CFP – CINISELLO BALSAMO – Volantino

 

MESE DI DICEMBRE

 

Martedì 3/12

  • Open Night Secondaria 2° grado– MILANO – Volantino

Mercoledì 4/12

  • Scuola Infanzia “San Martino” – CINISELLO BALSAMO

Giovedì 5/12

  • Scuola Infanzia “S. Anna” – BUSTO ARSIZIO – Volantino

Venerdì 13/12

Sabato 14/12

  • Scuola Infanzia – CASTANO PRIMO
  • CFP – CASTELLANZA
  • Scuola Secondaria 1° grado – VARESE

 

MESE DI GENNAIO

Venerdì 10/01

Sabato 11/01

  • Scuola Infanzia, Primaria e Secondaria 1° e 2° grado – VARESE
  • Scuola Infanzia, Primaria e Secondaria 1° grado – PAVIA – Volantino
  • CFP – VARESE – Volantino
  • CFP – PAVIA – Volantino
  • CFP – CASTELLANZA

Giovedì 16/01

  • Open Night Scuola Infanzia e Secondari 2° grado – MILANO – Volantino

Sabato 18/01

Puoi esser santo – #lìdovesei

Puoi esser santo – #lìdovesei

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La proposta pastorale per l’anno educativo-pastorale 2019-2020 ad abitare in modo straordinario la concretezza dell’ordinario che siamo chiamati a vivere

Il tema della proposta pastorale 2019/2020 Puoi essere santo #lìdovesei nasce dalla Strenna 2019 del Rettor Maggiore “Perché la mia gioia sia in voi (Gv 15,11). La santità anche per te”. Nel testo della Strenna don Ángel Fernández Artime si è ispirato all’Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate. In essa il Papa indica la santità come “autentica fioritura dell’umano” e come chiamata che il Signore rivolge a tutti: il riferimento biblico è quello delle Beatitudini dell’evangelista Matteo (Mt 5,3-12).

Ecco la spiegazione del logo che ci accompagna lungo tutto questo anno pastorale:

Puoi essere santo: è l’invito a lasciare che il desiderio di santità bussi (ancora una volta) alla porta della nostra casa, l’invito a lasciarlo entrare, per spaccare (rompere) la monotonia del quotidiano che siamo chiamati ad abitare in modo straordinario.

#lìdovesei Vivere la santità è possibile a partire dal luogo in cui sei, con quello che sei e che fai, portando il tuo (personale) colore, consapevole che si costruisce giorno dopo giorno anche attraverso fragilità, fallimenti e continue riprese.

In cammino verso l’alto, verso il monte delle Beatitudini, la strada indicata da Gesù per arrivare alla vera gioia.

Insieme, non rimanendo chiuso nella tua casa, ma aprendoti verso l’esterno, verso l’altro, perché “nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana: Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo”. (GE 6-7)

In compagnia dei Santi, che risplendono come astri indicandoci il cammino, il compito di una vita intera, per arrivare ad essere ciò che Dio, il tuo Creatore, sa che tu sei, se riconosci che sei chiamato a molto… in questo modo non sarai una fotocopia, sarai pienamente te stesso.” (CV 107)

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