La Famiglia Salesiana: una realtà carismatica

La Famiglia Salesiana: una realtà carismatica

Di don Pierluigi Cameroni

Con umile e gioiosa gratitudine riconosciamo che Don Bosco, per iniziativa di Dio e la materna mediazione di Maria, diede inizio nella Chiesa ad un’originale esperienza di vita evangelica. Lo Spirito plasmò in lui un cuore abitato da un grande amore per Dio e per i fratelli, in particolare i piccoli e i poveri, e lo rese in tal modo Padre e Maestro di una moltitudine di giovani, nonché Fondatore di una vasta Famiglia spirituale ed apostolica. La carità pastorale, che trova nel Buon Pastore la sua sorgente e il suo modello, fu per Don Bosco costante ispirazione nell’opera di educatore ed evangelizzatore, orientandone la vita, la preghiera e lo slancio missionario. Con la scelta del motto Da mihi animas cetera tolle volle esprimere la sua passione per Dio e per i giovani, disposto ad ogni sacrificio pur di realizzare la missione intravista nel sogno dei nove anni….

Per la sua statura di «grande uomo carismatico» e di santo, Don Bosco si colloca con originalità tra i Fondatori di Istituti di vita consacrata, religiosi e secolari, e di Associazioni laicali apostoliche nella Chiesa. Con stupore e riconoscenza, infatti, il seme iniziale è cresciuto fino a diventare un albero rigoglioso. Ai primi quattro Gruppi da lui fondati (ndr. Salesiani di Don Bosco, Associazione di Maria Ausiliatrice, Figlie di Maria Ausiliatrice, Salesiani Cooperatori), numerosi altri Gruppi si sono aggiunti nel corso del secolo ventesimo e all’inizio del nuovo millennio. (Carta d’identità Carismatica della Famiglia Salesiana nn. 1-2).

La Famiglia Salesiana è una “realtà carismatica”, vale a dire innanzitutto un dono dello Spirito dato alla Chiesa in don Bosco.

All’origine della storia salesiana troviamo l’amore di don Bosco per la gioventù povera e l’attenzione ai ceti popolari. Animato dalla carità del Buon Pastore, egli convoca attorno a sé un grande numero di persone.

Don Bosco, fin dall’inizio della sua opera, pensò ad un “INSIEME”, ad una comunione di forze apostoliche.

La nostra storia ci aiuta a capire che appartenere e servire all’insieme della Famiglia Salesiana significa servire a Don Bosco fondatore. Essere fedeli all’insieme della Famiglia di Don Bosco è essere fedeli alla storia della nostra missione giovanile, popolare e missionaria. Questa unità carismatica ci precede.

Le differenze che identificano ogni gruppo mettono in evidenza il patrimonio comune e acquistano significato nell’armonia dell’insieme.

La Famiglia Salesiana è una realtà “ricca” che si esprime attraverso una molteplicità di presenze e una diversità di impegni che nascono nei gruppi e nelle persone che la costituiscono tra i quali si trovano presbiteri e laici, religiosi e religiose e consacrati nel secolo. La varietà si compone in unità dinnanzi ai “valori dello spirito di Don Bosco”, all’intuizione pedagogica e metodologica del “sistema preventivo” e anche alla sintesi spirituale e missionaria rappresentata dal “da mihi animas, coetera tolle”. Questo fa sì che sia, a tutti i livelli, una realtà dinamica, difficile ad essere definita in tutti i suoi aspetti: carismatici, spirituali, apostolici, giuridici, organizzativi.

La diversità nell’unità mette in evidenza le caratteristiche e l’originalità e autonomia di ciascun gruppo. Questo costituisce una ricchezza del carisma salesiano e la possibilità di offrirlo e viverlo in una grande varietà di contesti.

I gruppi che appartengono alla Famiglia Salesiana, oggi sono 31, hanno tra loro una relazione particolare nella quale esprimono una comunione carismatica. Condividono una spiritualità evangelica che trova una significativa espressione nello “spirito di famiglia” e nell’ansia apostolica di essere segni e portatori dell’amore di Dio soprattutto per i giovani.

I 31 gruppi della Famiglia Salesiana:

1. Società Salesiana di San Francesco di Sales – Salesiani di Don Bosco
2. Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice
3. Associazione Salesiani Cooperatori
4. Associazione di Maria Ausliatrice
5. Exallievi ed Exallieve di Don Bosco
6. Exallieve ed Exallievi di FMA
7. Volontarie di Don Bosco
8. Figlie dei Sacri Cuori Di Gesù e di Maria
9. Salesiane oblate del Sacro Cuore di Gesù
10. Apostole della Sacra Famiglia
11. Suore della Carità di Gesù
12. Suore Missionarie di Maria Aiuto dei Cristiani
13. Figlie del Divin Salvatore
14. Suore ancelle del Cuore Immacolato di Maria
15. Suore di Gesù Adolescente
16. Associazione Damas Salesianas
17. Volontari Con Don Bosco
18. Suore Catechiste di Maria Immacolata Ausiliatrice
19. Figlie della Regalità di Maria Immacolata
20. Testimoni del Risorto – 2000
21. Congregazione di San Michele Arcangelo
22. Congregazione delle Suore della Resurrezione
23. Suore Annunciatrici del Signor
24. Discepole Istituto Seculare Don Bosco
25. Comunità di “Canção Nova” ”
26. Suore di S. Michele Arcangelo (Micaelite)
27. Suore di Maria Auxiliatrix
28. Comunità della Missione di Don Bosco (CMB)
29. Le Suore della Regalità di Maria Immacolata
30. Le Suore della Visitazione di Don Bosco
31. Fraternidad comtemplativa Maria de Nazaret

 

Verso il 150° dell’ADMA

Verso il 150° dell’ADMA

Di don Pierluigi Cameroni

L’Associazione di Maria Ausiliatrice (ADMA) celebra nel 2019 il 150° di fondazione.

Nacque infatti a Torino il 18 aprile 1869 per opera di san Giovanni Bosco, con l’intento di difendere e consolidare la fede del popolo cristiano, proponendo un «un itinerario di santificazione e di apostolato salesiano». L’ispirazione che mosse don Bosco era di offrire una proposta di vita cristiana semplice che sostenesse la vita ordinaria dei fedeli, ancorandoli saldamente alle «due colonne» dell’Eucaristia e di Maria, Immacolata e Aiuto dei Cristiani.
I contributi presentati in questo numero della collana Quaderni di Maria Ausiliatrice documentano e mettono a disposizione varie riflessioni ed esperienze maturate negli ultimi dieci anni di vita dell’Associazione di Maria Ausiliatrice.

Questi i titoli:

1. ADMA: identità e missione.
2. La Carta di Identità carismatica della Famiglia Salesiana di don Bosco. Note di presentazione e proposta di lettura per i membri dell’Associazione di Maria Ausiliatrice (ADMA).
3. ADMA: Identità e ruolo del Consiglio locale.
4. ADMAFamiglie: Essere Famiglia nel carisma di don Bosco.
5. ADMAGiovani: Considerazioni e orientamenti.

Si tratta di contenuti in profonda sintonia con il cammino della Chiesa universale, che ha dedicato due Sinodi dei Vescovi alla famiglia e celebra quest’anno quello dedicato ai giovani, oltre al cammino che annualmente la Famiglia Salesiana condivide alla luce della Strenna del Rettor Maggiore.

L’identità dell’ADMA:

Per gli appartenenti all’Associazione di Maria Ausiliatrice, l’affidamento a Maria si traduce nel “vivere la spiritualità del quotidiano con atteggiamenti evangelici, in particolare con il ringraziamento a Dio per le meraviglie che continuamente compie, e con la fedeltà a Lui anche nell’ora della difficoltà e della croce, sull’esempio di Maria”.

L’adesione personale all’Associazione impegna:

– a valorizzare, in sintonia con la Chiesa, di cui Maria è tipo e figura, la partecipazione alla vita liturgica, in particolare ai sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione, nella pratica della vita cristiana personale;

– a vivere e a diffondere la devozione a Maria Ausiliatrice, rinnovando le pratiche di pietà popolare, secondo lo spirito di Don Bosco;

– a imitare Maria, coltivando nella propria famiglia un ambiente cristiano di accoglienza e solidarietà;

– a praticare, con la preghiera e l’azione, la sollecitudine per i giovani più poveri e le persone in necessità;

– a pregare e a sostenere nella Chiesa, e in particolare nella Famiglia Salesiana, le vocazioni laicali, consacrate e ministeriali;

– a vivere la spiritualità del quotidiano con atteggiamenti evangelici, sull’esempio di Maria: obbedienza alla volontà di Dio (Fiat); ringraziamento a Dio per le meraviglie che continuamente compie (Magnificat); fedeltà a Lui anche nell’ora della difficoltà e della Croce (Stabat).

ADMA FAMIGLIE: Famiglia nel carisma di Don Bosco

Don Bosco ha collocato lo spirito di famiglia nel cuore della sua missione. Si tratta di mettere il Matrimonio al centro e Gesù al centro del Matrimonio e di coltivare giorno per giorno la Grazia di essere sposi e genitori. Oggi nessuna famiglia può camminare da sola, dunque e indispensabile percorrere cammini condivisi di fede e di spiritualità, valorizzando alcune proposte:

– la Commemorazione di Maria Ausiliatrice il 24 di ogni mese;

– i ritiri mensili;

– gli Esercizi spirituali annuali;

– l’incontro tra famiglie – “Famiglie in famiglia” – con momenti di preghiera, condivisone, convivialità;

– i pellegrinaggi;

– il percorso dedicato ai fidanzati e agli sposi nei primi anni di Matrimonio: “Primi passi in famiglia”.

L’alleanza educativa è un tratto importante e caratteristico di questa esperienza: si sta tra sposi, tra le diverse famiglie e tra stati di vita, per imparare a vivere insieme e a costruire comunità pastorali ed educative, in uno stile di comunione.

In tale contesto sono nati gruppi i ADMA giovani che vogliono fare propria la spiritualità e l’impegno apostolico dell’ADMA.

L’ADMA è diffusa in 50 paesi nel mondo, con circa 800 gruppi aggregati all’ADMA Primaria di Torino e che operano in comunione con la Chiesa e con gli altri Gruppi della Famiglia Salesiana.

L’impegno specifico è quello di vivere e di diffondere la dimensione mariana e la centralità dell’Eucarestia nel carisma salesiano, sia nell’Associazione sia nella Famiglia Salesiana, in particolare comunione con il magistero del Papa e le indicazioni del Rettor Maggiore, dando testimonianza di una fede forte in un tempo di prova per la Chiesa e di smarrimento per l’umanità.

Per informazioni sul libro: elledici.org

              

 

Il vescovo che scelse il Vangelo e il popolo

Il vescovo che scelse il Vangelo e il popolo

Di don Pierluigi Cameroni

Domenica 14 ottobre 2018 saranno canonizzati papa Paolo VI e l’arcivescovo Oscar Romero, insieme ad altri quattro santi della carità, in Vaticano, durante il Sinodo dei vescovi sui giovani.

Arcivescovo di San Salvador, capitale di El Salvador, Mons. Oscar Romero fu ucciso il 24 marzo 1980 mentre celebrava la Messa. Difese i poveri, gli oppressi, denunciando in chiesa e attraverso la radio della diocesi le violenze subite dalla popolazione. Pochi giorni prima di morire aveva invitato i soldati e le guardie nazionali a disubbidire all’ordine ingiusto di uccidere. La sua figura di “borghese” convertito e schierato per gli oppressi fa appello a ciascuno di noi per invitarci a non stare “al di sopra delle parti” ma a prendere le parti di chi non ha nessuno dalla sua parte.

Monsignor Romero costruì la pace con la forza dell’amore, rese testimonianza della fede con la sua vita dedita fino all’estremo.

Amando Dio e servendo i fratelli, è diventato l’immagine di Cristo Buon Pastore. In tempi di difficile convivenza, seppe guidare, difendere e proteggere il suo gregge, restando fedele al Vangelo e in comunione con tutta la Chiesa. Il suo ministero si distinse per una particolare attenzione ai più poveri e agli emarginati. E al momento della sua morte, mentre celebrava il Santo Sacrificio dell’amore e della riconciliazione, ha ricevuto la grazia d’identificarsi pienamente con Colui che diede la vita per le sue pecore

Riportiamo alcune sue parole pronunciate in diverse occasioni nel corso degli ultimi tre anni della sua vita, parole profetiche, sigillate con il sangue.

“Mai abbiamo predicato la violenza. Solo la violenza dell’amore, quella che lasciò Cristo inchiodato su una croce, quella che ognuno fa a se stesso per vincere i suoi egoismi e perché non vi siano disuguaglianze tanto crudeli fra noi. Tale violenza non è quella della spada, quella dell’odio. È la violenza dell’amore, quella della fratellanza, quella che vuole trasformare le armi in falci per il lavoro.” (27/11/1977)

“Non dimentichiamolo: siamo una Chiesa pellegrina, esposta all’incomprensione, alla persecuzione, ma una Chiesa che cammina serena perché reca questa forza dell’amore (…) E, finché non si vivrà una conversione nel cuore e una dottrina illuminata dalla fede per organizzare la vita secondo la volontà di Dio, tutto sarà debole, rivoluzionario, passeggero, violento. Nessuna di queste cose è cristiana”. (14/3/1977, dall’omelia tenuta ai funerali dell’amico sacerdote p. Rutilio Grande e degli altri parrocchiani di Aguilares uccisi due giorni prima).

“Non stanchiamoci di predicare l’amore. Sì, questa è la forza che vincerà il mondo. Non stanchiamoci di predicare l’amore, anche se vediamo che ondate di violenza inondano il fuoco dell’amore cristiano. Deve vincere l’amore. È l’unico che può vincere”. (25/9/1977).

“Dio entra nel cuore dell’uomo con le sue vie: con la sapienza nel cuore dei sapienti, con la semplicità in quello dei semplici.” (25/11/1977)

“Come i Magi d’Oriente seguirono la loro stella e si incontrarono con Gesù, riempiendosi d’immensa gioia il loro cuore, anche noi, sebbene nel tempo dell’incertezza, delle ombre, dell’oscurità, come le ebbero anche i Magi, non smettiamo di seguire la nostra stella, quella della fede.”

“La pace non è il prodotto del terrore, né del timore.

La pace non è il silenzio dei cimiteri.

La pace non è il prodotto di una violenza e di una repressione che mettono a tacere.

La pace è il contributo generoso, tranquillo, di tutti per il bene di tutti.

La pace è dinamismo.

La pace è generosità, è diritto e dovere, in cui ciascuno si senta al suo posto in questa stupenda famiglia, che l’Epifania ci illumina con la luce di Dio”. (8/1/1978)

“Vi è un criterio per sapere se Dio è vicino a noi o lontano, ce lo dà l’odierna Parola di Dio: Chiunque si preoccupa dell’affamato, del nudo, del povero, dello scomparso, del torturato, del prigioniero, di tutta questa carne che soffre, ha vicino Dio”. (5/2/1978)

«Qui sulla terra il Regno è già presente, in mistero; ma con la venuta del Signore, giungerà a perfezione» (Gaudium et spes, n. 39).

“Questa è la speranza che incoraggia noi cristiani. Sappiamo che ogni sforzo per migliorare una società, soprattutto quando è tanto piena d’ingiustizia e di peccato, è uno sforzo che Dio benedice, che Dio vuole, che Dio esige”.
(24/3/1980, sono le parole di mons. Oscar Romero pronunciate nell’omelia pochi minuti prima di essere ucciso nella cappella dell’ospedale di San Salvador dal colpo di arma da fuoco di un sicario).

La canonizzazione di Mons Romero è la testimonianza di come la Chiesa è attivamente impegnata per la promozione civile e sociale.

I giovani chiedono che questa sua presenza profetica possa continuare con coraggio e fortezza, nonostante il clima di violenza, oppressione e persecuzione che circonda la vita di non poche comunità cristiane. Molti giovani infatti chiedono alla Chiesa una concretezza operativa: essere realmente a favore dei poveri, essere autentica e chiara, e anche audace nel denunciare il male con radicalità non solo nella società civile e nel mondo, ma nella Chiesa stessa e soprattutto annunciare la potenza liberatrice e redentiva del Vangelo.

Tutte le generazioni mi chiameranno beata

Tutte le generazioni mi chiameranno beata

Annunciare la gioia del Vangelo è la missione che il Signore ha affidato alla sua Chiesa. Il Sinodo sulla nuova evangelizzazione e l’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium hanno affrontato come compiere questa missione nel mondo di oggi; all’accompagnamento delle famiglie incontro a questa gioia sono stati invece dedicati i due Sinodi sulla famiglia e l’Esortazione Apostolica Postsinodale Amoris laetitia. In continuità con questo cammino, attraverso un nuovo percorso sinodale sul tema: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», la Chiesa ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza, e anche di chiedere ai giovani stessi di aiutarla a identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la Buona Notizia. Attraverso i giovani, la Chiesa potrà percepire la voce del Signore che risuona anche oggi.

Il misterioso legame della creazione del mondo con la generazione del Figlio, che si rivela nel farsi uomo del Figlio nel grembo di Maria – Madre di Gesù, Madre di Dio – per amore nostro, non finirà mai di lasciarci stupefatti e commossi.

Questa rivelazione illumina definitivamente il mistero dell’essere e il senso della vita. In ottica generativa, vivere è appartenere e non appropriarsi, insegnare a vivere è più testimoniare che insegnare, più educare che proteggere, ed educare la fede è farsi modello e non spadroneggiare L’immagine della generazione irradia, a partire da qui, una sapienza profonda riguardo alla vita. In quanto è ricevuta come un dono d’amore, la vita si esalta nel dono d’amore: generarla ci rigenera, spenderla ci arricchisce.

“Nell’impegno di accompagnamento delle giovani generazioni la Chiesa accoglie la sua chiamata a collaborare alla gioia dei giovani piuttosto che tentare di impadronirsi della loro fede (cfr. 2Cor 1,24). Tale servizio si radica in ultima istanza nella preghiera e nella richiesta del dono dello Spirito che guida e illumina tutti e ciascuno” (Documento preparazione sinodo).

In tale disegno che posto occupa Maria, dal momento che tutte le generazioni l’avrebbero chiamata beata?

Questa parola non abbraccia solo tutti gli uomini che vivevano a quel tempo, ma quelli ancora che sarebbero venuti dopo sino alla fine del mondo. Ora affinché la gloria di Maria potesse estendersi a tutte le generazioni e avessero a chiamarla beata, bisognava che qualche beneficio straordinario e perenne venisse da Maria a tutte queste generazioni; cosicché essendo perpetuo in esse il motivo di loro gratitudine fosse ragionevole la perpetuità della lode. Ora questo beneficio continuo e mirabile non può esser altro che l’aiuto che Maria presta agli uomini. Aiuto che abbraccia tutti i tempi, si estende a tutti i luoghi e ad ogni genere di persone.

don Pierluigi Cameroni

Maria Ausiliatrice – Madre della Chiesa

Maria Ausiliatrice – Madre della Chiesa

Considerando l’importanza del Mistero della maternità spirituale di Maria che, dall’attesa dello Spirito Santo a Pentecoste, non ha mai smesso di prendersi maternamente cura della Chiesa pellegrina nel tempo, Papa Francesco ha stabilito che, il Lunedì dopo Pentecoste, la memoria di Maria Madre della Chiesa sia obbligatoria per tutta la Chiesa di Rito Romano. Con questa memoria Francesco auspica “la crescita del senso materno della Chiesa nei Pastori, nei religiosi e nei fedeli, come anche della genuina pietà mariana”.

Maria “è al contempo madre di Cristo, Figlio di Dio, e madre delle membra del suo corpo mistico, cioè della Chiesa”.

Questo titolo era già presente nel “sentire ecclesiale” a partire da Sant’Agostino e, nel corso dei secoli, la Chiesa ha onorato Maria con titoli in qualche modo equivalenti. Proprio su tale fondamento, il Beato Paolo VI – a conclusione della terza sessione del Concilio Vaticano II – dichiarò la Beata Vergine Maria, “Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano”.

Per la Famiglia Salesiana, tale memoria è motivo di grande gioia perché don Bosco comprese la devozione all’Ausiliatrice nella prospettiva di Maria Madre della Chiesa, comunità di apostoli e di martiri che lottano per la fede del popolo di Dio e per la salvezza della gioventù.

Il senso ecclesiale di Don Bosco si presenta in modo ammirevole nella connessione che fece del titolo di Ausiliatrice con quello di Madre della Chiesa. È interessante constatare come egli avesse capito molto bene che il rinnovamento della Chiesa doveva passare attraverso una matura pietà mariana, convinto che si perde il senso della Chiesa Madre là dove si perde il senso della devozione materna di Maria.

Don Bosco voleva fare proprio questo per i ragazzi dell’Oratorio e per tutti i suoi collaboratori, benefattori ed amici di Torino: far sentire la maternità della Chiesa attraverso la maternità di Maria, e far amare la Chiesa attraverso la devozione a Maria Ausiliatrice. Dinanzi agli avvenimenti epocali che scuotevano l’Italia risorgimentale e minacciavano non solo il repentino disfacimento dello Stato pontificio – come di fatto avvenne – ma anche la sicurezza della Chiesa universale, davanti a quella rivoluzione culturale che è stata la ‘modernità’, Don Bosco si sentì chiamato a promuovere l’integrità della fede e dell’esperienza cristiana, così come lui la comprendeva. Il titolo di Ausiliatrice scelto per l’immagine della sua chiesa ne è l’espressione più chiara.

Questa la grande intuizione di Don Bosco, che ha unito il titolo di Maria Ausiliatrice e Madre della Chiesa, situando il ruolo proprio della Madonna nel cuore della missione della Chiesa, che protegge sotto il suo manto tutti i suoi fedeli, li nutre e li fa maturare fino alla pienezza in Cristo.

don Pierluigi Cameroni

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