Respondeo o Res-pondus?

Respondeo o Res-pondus?

Redazione FMA Lombardia

​Una serata con Stefano Zamagni

di Francesca Tonolo – 4^ LES, Varese

 

Il 21 ottobre 2019 l’Aula Magna dell’Università dell’Insubria di Varese ha avuto come ospite il Prof. Stefano Zamagni, noto economista, che ha dialogato con il pubblico a partire dal suo ultimo libro: “Responsabili. Come civilizzare il mercato”.

Zamagni fonda tutto il suo lavoro sul significato della parola “responsabilità”, che richiama due concetti: quello di “respondeo” ovvero fornisco una risposta, rispondo alle conseguenze delle mie azioni anche dal punto di vista giuridico, quindi una responsabilità vista come imputabilità, e quello di “res-pondus”, ossia prendo sulle spalle il peso delle cose, mi faccio carico delle situazioni, delle persone.

Il senso vero della responsabilità venne già indicato negli anni ’70 del secolo scorso da don Lorenzo Milani con il suo slogan “I care” ovvero mi prendo cura. Ad oggi, l’economia italiana fatica ancora a riprendersi dalle difficoltà della crisi del 2008 perché è fondata sul primo significato.

E, per paradosso, secondo l’economista è più responsabile delle proprie azioni chi non fa il bene più di chi fa il male.

A partire da questa idea di fondo Zamagni analizza diverse aree dell’esistenza.

La prima è quella inerente alla tematica ecologica-ambientale: tutti possiamo vedere i disagi che la CO2 e la CF4 stanno creando, ma difficilmente il cittadino si prende la responsabilità di affrontare personalmente questo problema.

La seconda è quella economico-finanziario che si basa sulla tesi della doppia moralità. Albert Carr, nel 1968, affermò “Is Bluff”: con una brevissima frase dichiarò che nel mondo degli affari è etico truffare, aggiungendo così che la finanza è simile al gioco del poker, bisogna bleffare per vincere. Ma la crisi del 2008 scoppiò proprio a causa della tesi della doppia moralità, per cui in alcuni ambiti è possibile imbrogliare, in altri no.
Se non si applicano ovunque le regole morali si diventa schizofrenici, ma l’uomo non può vivere in questa condizione. Da qui i numerosi suicidi avvenuti dopo la crisi.

La terza area è quella dell’aumento endemico e sistemico della disuguaglianza sociale. Ormai, nell’era della quarta rivoluzione industriale, esiste un paradosso strabiliante: diminuiscono i poveri, ma aumentano le disuguaglianze. Povertà e disuguaglianza sono nozioni differenti. La povertà è la condizione di inferiorità economica, di chi non ha denaro per il sostentamento. Disuguaglianza, invece, è la differenza tra classi sociali.
Oggi, questo divario tra classi sociali, dovuto proprio ai vari giochi economici, ha portato all’affermarsi dell’”aporofobia” ovvero del disprezzo del diverso, originatosi dalla meritocrazia, da non confondere con la meritorietà, tema affrontato già nel quarto secolo a.C. da Aristotele. La meritocrazia porta a dare il “potere” a chi se lo merita, ma chi ha il potere poi può cambiare le regole del gioco come vuole. Differente è la meritorietà, che è il principio di organizzazione sociale basato sul “criterio del merito” e non già del “potere del merito”.

La quarta area è collegata al progetto indetto dal Santo Padre “The Economy of Francesco”, ossia una nuova economia vista come un’alleanza per cambiare i paradigmi economici: non più l’economia politica ideata da Adam Smith e al concetto che l’uomo deve pensare solo per se stesso, bensì un’economia civile secondo la quale l’uomo per natura è amico degli altri suoi simili, ed è felice solo se si realizza con loro. Infatti, per l’economia politica la ricchezza deve essere in funzione dell’utilità, per l’economia civile la ricchezza è in funzione della felicità che è data dalle relazioni tra le persone. Come sosteneva Aristotele, infatti, l’individuo razionale raggiunge la propria felicità solo quando realizza la sua vera natura.

Al termine Zamagni ha invitato i presenti ad essere più “buoni” che “bravi”.

Bravo è chi fa ciò che deve (respondeo), buono è chi fa il bene (res-pondus).

Children’s Global Summit

Children’s Global Summit

Redazione FMA Lombardia

Dal 27 al 30 novembre 2019 si terrà a Roma il Children’s Global Summit, l’evento internazionale che si inserisce all’interno del progetto “Io Posso”, ispirato all’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, che sperimenta l’adozione dell’approccio metodologico student – centered “design for change”.

Promosso a livello mondiale dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica della Santa Sede insieme all’OIEC (Ufficio Internazionale dell’Educazione Cattolica) e con la FIDAE (Federazione istituti e attività educative, che associa le scuole cattoliche in Italia), si tratta di un meeting che avrà il suo momento clou nell’incontro con Papa Francesco, che sostiene e supervisiona in prima persona la metodologia “Design For Change” applicata all’enciclica “Laudato si'”.

“Design for Change” nasce in India nel 2009 da un’idea di Kiran Bir Sethi ed è un movimento internazionale che introduce l’innovazione in classe, dando ai bambini l’opportunità di mettere in pratica le proprie idee per cambiare il mondo, a partire dal loro ambiente. In India, il progetto ha ispirato bambini in tutto il paese per cambiare un aspetto della loro vita all’interno della comunità di appartenenza, per farli sentire protagonisti di questo cambiamento. Dal “Posso farlo?” si è passati al messaggio “Io Posso”.

L’evento, al quale parteciperanno oltre 4.000 persone tra bambini e ragazzi (6-16 anni), accompagnatori e genitori provenienti da oltre 60 Paesi, prevede una serie di attività, fra cui la presentazione di alcuni dei progetti selezionati.

Le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno aderito a questo progetto come risposta al documento Laudato si’ e per il fatto che nelle diverse fasi di ciascun progetto o storia di cambiamento “Io posso – Noi possiamo” si percepisce una sintonia con il Sistema Preventivo e con le quattro competenze fondamentali che sono tipicamente salesiane: il pensiero critico, la creatività, lo spirito di collaborazione e la comunicazione.

Insieme alle Comunità Educanti e agli Educatori, le suore credono che i giovani possano cambiare l’ambiente in cui viviamo. Per questo molte comunità, di vari Paesi in cui c’è una presenza FMA, stanno sviluppando i progetti per questa iniziativa.
Dei tanti portati avanti, 5 progetti dalle scuole di tre Paesi – Brasile, Cile e Colombia – parteciperanno a questo grande incontro mondiale, dove i bambini e i ragazzi avranno l’opportunità di presentare i propri progetti e di incontrare Papa Francesco.

Questo il programma di massima dell’evento:

– 27 novembre 2019 Accoglienza, condivisione e conoscenza, visita della città di Roma

– 28 e 29 novembre Presentazione dei progetti realizzati, in differenti sedi, per gruppi linguistici

– 30 novembre Udienza con Papa Francesco in aula Paolo VI

Le comunità FMA di Roma accoglieranno i bambini, i giovani e gli insegnanti di più di 60 nazioni. Anche dall’Italia ci saranno molti partecipanti dalle scuole. L’Ambito della Pastorale seguirà l’evento.

 

Per maggiori informazioni:
https://ioposso.fidae.it/
http://oiecinternational.com/es/yo-puedo/

 

Fonte: cgfmanet.org

Gli italiani e la povertà educativa

Gli italiani e la povertà educativa

Redazione FMA Lombardia

L’indagine Demopolis

Due terzi degli italiani dichiara di aver sentito parlare di povertà educativa minorile. Nella percezione dei cittadini, è la disattenzione dei genitori (76%) la principale causa di povertà educativa dei minori. Per 9 italiani su 10 è un fenomeno grave, per l’83% degli intervistati le azioni di contrasto sono importanti per lo sviluppo del Paese. La scuola da sola non basta più, la responsabilità della crescita dei minori è di tutta la comunità (46%).

Questi tra i dati significativi emersi dall’indagine demoscopica realizzata da Demopolis per l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, in vista della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre.

Per l’opinione pubblica è la disattenzione dei genitori (76%) la principale causa del fenomeno.

Due intervistati su tre citano le condizioni di disagio sociale (67%), di svantaggio economico (64%), di conflittualità familiare (62%). Il 59% segnala il degrado dei quartieri di residenza fra le cause della povertà educativa. Inoltre, circa uno su due segnala la frequenza scolastica irregolare, gli stimoli inadeguati, le scarse occasioni culturali e del tempo libero, l’uso eccessivo dei social network. Tutte dimensioni rappresentate anche nei progetti di contrasto realizzati con il Fondo.

L’indagine demoscopica è stata presentata a Roma presso la sede di Acri.

La povertà educativa è strettamente legata a quella economica, come viene percepito anche dal 64% dei cittadini, ma il fenomeno ha una portata più ampia. Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile rappresenta una forte innovazione per il Paese, per dare un futuro a minori e famiglie – ha dichiarato il vice ministro Stefano Buffagni, Presidente del Comitato di Indirizzo Strategico del Fondo – E’ inaccettabile che un milione e 200 mila minori siano costretti a vivere sotto la soglia di povertà e che in numero ancora maggiore abbiano negate le opportunità di costruire un domani migliore. Stiamo lavorando come Governo per permettere alle tante famiglie di uscire fuori da questa condizione con interventi concreti sul territorio rafforzando il ruolo delle comunità educanti. Come Mise anche attraverso il rilancio delle imprese per garantire lavoro e sviluppo. Il punto però, e qui scatta la complementarietà, è che non si può attendere che i genitori abbiano trovato lavoro per garantire l’educazione e il futuro ai propri figli”.

Il 68% degli italiani dichiara di aver sentito parlare di povertà educativa minorile, anche se il 25% degli intervistati ammette di non sapere effettivamente di che cosa si tratti.

Appena un quarto degli intervistati cita tra i fattori di causa il mancato accesso agli asili nido ed ai servizi per l’infanzia. Le apprensioni dei cittadini si focalizzano sull’evoluzione emergenziale del fenomeno, sui casi estremi in cui gli esiti della povertà educativa, negli anni dell’adolescenza, si manifestano in fenomeni di violenza, dipendenze o fallimenti.

Del resto, le maggiori preoccupazioni avvertite dagli italiani, con riferimento ai minori, sono fenomeni per lo più adolescenziali: la dipendenza da smartphone e tablet (66%); bullismo o violenza (61%); la crescente diffusione della droga (56%), l’aggressività nei comportamenti (52%).

In un contesto in cui le disuguaglianze sociali ed economiche continuano ad aumentare, per il 63% degli italiani intervistati da Demopolis le probabilità di un ragazzo nato da una famiglia a basso reddito di avere successo sono oggi più basse rispetto a 20 o 30 anni fa.

Neanche la scuola basta più da sola. Del resto, secondo l’indagine, solo l’11% degli intervistati concorda sull’assunto che la scuola sia l’unica istituzione deputata alla crescita dei ragazzi, mentre emerge una nuova consapevolezza, in seno all’opinione pubblica, almeno in termini di dichiarazione di principio: la responsabilità della crescita dei minori è di tutta la comunità (46%).

I dati dell’indagine di Demopolis confermano che tra gli italiani è largamente diffusa la consapevolezza che il contrasto alla povertà educativa minorile è cruciale per lo sviluppo del Paese – ha commentato Francesco Profumo, Presidente di Acri – Questa è una delle idee alla base dell’avvio del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, promosso da Fondazioni di origine bancaria, Governo e Forum Nazionale del Terzo settore, che proprio su questo fronte ha stabilito di intervenire. Perché lo sviluppo sostenibile passa dall’intreccio di dinamiche economiche, sociali e ambientali. Offrire ai giovani opportunità concrete per formarsi e crescere liberi, coinvolgendo le comunità, è la chiave su cui puntare per contribuire a contrastare la povertà”.

Per far crescere bene gli attori del futuro, servirebbe maggiore protagonismo: dal genitore al cittadino senza figli che può animare e tutelare un quartiere, passando per la scuola, le associazioni, le interazioni amicali, tutto incide sulla crescita dei bambini.

Accanto alla popolazione italiana nel suo complesso e ad un target importante di insegnanti e di rappresentanti istituzionali e del Terzo Settore impegnati nel contrasto alla povertà educativa, è stato intervistato anche un segmento significativo di genitori italiani con figli minorenni.

Una delle questioni più gravi che riguardano bambini e ragazzi di oggi è la mancanza di pari opportunità nell’accesso ai servizi– ha commentato Claudia FiaschiPortavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore- I numeri sulla povertà educativa minorile nel nostro Paese sono allarmanti ed in forte crescita. Nel 2005 era assolutamente povero il 3,9% dei minori di 18 anni, un decennio dopo la percentuale di bambini e adolescenti in povertà è triplicata, e attualmente supera il 12% (dati Openpolis- Con i Bambini) .Il Terzo settore ha un ruolo di primo piano nel rifondare una cultura educativa che accompagni l’inserimento delle nuove generazioni nelle comunità, offrendo loro un miglioramento delle condizioni di vita ed una prospettiva di futuro.

L’approfondimento di indagine ha confermato i limiti effettivi che bambini ed adolescenti scontano in Italia nell’accesso alle più compiute esperienze di crescita.

L’unica dimensione di apprendimento non curriculare dichiarata dalla maggioranza degli intervistati (60%) è lo sport. Solo metà dei ragazzi, negli ultimi 12 mesi, ha partecipato a spettacoli, presso cinema o teatri. Il 58% dichiara che i figli, nell’ultimo anno, non hanno letto libri. Il 72% non ha potuto fruire del tempo pieno a scuola.

Meno di un quinto, infine, ha frequentato l’asilo nido: un servizio di primaria importanza per il funzionamento delle dinamiche familiari e per la compensazione delle disuguaglianze anagrafiche.

Abbiamo promosso questa indagine- ha spiegato Carlo Borgomeo presidente di Con i Bambini per confrontarci non solo con ii dati rilevati dal nostro Osservatorio e con la domanda che arriva prepotentemente dai territori, ma anche con la percezione del fenomeno nell’opinione pubblica. Il fatto che per la quasi totalità degli intervistati la povertà educativa minorile sia un fenomeno grave e che incide direttamente sullo sviluppo del Paese ci fa capire che, anche se con alcune sfumature, il livello di preoccupazione sulla dimensione del problema è ampiamente diffuso e sentito. Credere però che sia un fenomeno che riguarda solo il Sud (63%) o gli adolescenti (56%) è un errore prospettico: la povertà educativa, seppur marcata in molte aree meridionali e tra i giovanissimi, come dimostrano i tanti progetti avviati sul territorio nazionale, anche se con diversa gravità riguarda tutto il Paese e intacca il futuro dei ragazzi già dalla prima infanzia. E’ proprio da qui che dovremmo affrontare e che affrontiamo il fenomeno”.

Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD.

In tre anni, grazie al Fondo sono stati avviati 355 progetti in tutta Italia con un contribuito complessivo di circa 281 milioni di euro. Gli interventi interessano oltre 480.000 bambini e ragazzi, insieme alle loro famiglie, che vivono in condizione di disagio, coinvolgendo direttamente circa 8.000 organizzazioni, tra Terzo settore, scuole, enti pubblici e privati.

Con i Bambini inoltre ha promosso con openpolis l’Osservatorio sulla povertà educativa minorile, per qualificare il dibattito e fornire ai decisori dati e informazioni importanti sul fenomeno in Italia.

 

Fonte: Vita.it

 

Non è stato l’ennesimo convegno

Non è stato l’ennesimo convegno

Redazione FMA Lombardia

QUINDI ORA COSA SI FA?
Si legge, si condivide, in una costante azione culturale

Di sr Anna Monia Alfieri, suora Marcellina

Autonomia, parità e libertà di scelta educativa in Italia e in Europa è il titolo di un importante seminario sulla scuola paritaria, organizzato dall’Unione superiore maggiori d’Italia (Usmi) e dalla Conferenza italiana dei superiori maggiori (Cism), giovedì 14 novembre a Roma.

L’obiettivo era, ancora una volta, affrontare il problema – anche ai massimi livelli – dell’esistente discriminazione economica tra scuole statali e paritarie, riconosciute queste ultime come parte integrante del servizio di istruzione pubblica del Paese dalla legge 62/2000 (a vent’anni dalla promulgazione della legge), ma non accessibili alle Famiglie a basso reddito.

Si potrebbe pensare: ecco l’ennesimo convegno, i soliti, improbabili principi di massima condivisi solo tra sognatori… Eppure ancora oggi, in Italia, i genitori che scelgono le scuole pubbliche non statali sono costretti a pagare due volte l’istruzione per i loro figli: prima con le tasse, poi con una retta.

La situazione sembra apparentemente bloccata. Eppure i Relatori del 14 u.s. rivelano che si stanno compiendo passi decisivi nel percorso di diritto che archivia qualsiasi strumentalizzazione ideologica. Non si chiede alcun privilegio, nessun favore dalla politica, ma soltanto il permesso di esistere agli ideologi che studiano poco e parlano molto; si chiede invece alla politica e alle istituzioni di garantire il diritto che è già stato ampiamente riconosciuto.

Sono stato compiuti passaggi di diritto importanti dai quali non si recede. Converrebbe condividere i contenuti e diffonderli presso le scuole pubbliche paritarie, gli studenti, i genitori, i docenti, gli amici e anche presso i detrattori che sono invitati a studiare e ad argomentare il contrario.

Qui è in gioco il pluralismo educativo, che non può essere compromesso e perso perché i nemici lo ostacolano con l’ideologia e gli “amici” con lo scoraggiamento…

Con fermezza si afferma che è un bene di interesse pubblico garantire il diritto di apprendere degli studenti senza discriminazione, dei genitori ad esercitare la propria responsabilità educativa in modo libero, e dei docenti a scegliere se insegnare in una buona scuola pubblica, statale o paritaria.

Certamente in Italia non basta che il diritto venga “riconosciuto”: si necessita di cittadini coraggiosi, audaci, disposti a dare la vita (tempo, dedizione…) perché tale diritto sia anche “garantito”. Cosi è dalla notte dei tempi. Quanto ci rimanda l’evento del 14.11.2019 è che USMI e CISM si sono poste accanto al diritto degli studenti, dei genitori, dei docenti, NON a favore dei contributi alla scuola cattolica come la strumentalizzazione è stata solita dire in questi anni, camuffando l’attacco alla famiglia con un attacco alla scuola (più politically correct). Il re è nudo.

Se guardiamo

  1. alla numerosa e sentita partecipazione all’evento;
  2. alla lucidità degli interventi magistrali nei contenuti e nella profondità culturale della Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati e del presidente della Cei card. Gualtiero Bassetti;
  3. alla generosa chiarezza delle Presidenze USMI nella persona di sr Nicla Spezzati, CISM nella persona di padre Luigi Gaetani;
  4. al confronto serenounitario e propositivo con i componenti del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica presso la Cei che hanno redatto il documento Autonomia, parità e libertà di scelta educativa nel 2017  (Agesc, Cdo-Foe, Cism, Confap, Fidae e Fism); abbiamo ragione di credere che il processi positivo è partito e non si può più fermare.

 

Tre i punti positivi emersi dal Seminario:

1) una chiara posizione di diritto; 
allo scopo suggerisco di voler leggere e approfondire il magistrale intervento della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti CASELLATI.
Per la seconda carica dello Stato, “il diritto all’istruzione” da un lato “realizza il diritto fondamentale di libertà, dignità e autonomia del singolo individuo” e dall’altro “pone in essere le migliori condizioni perché ciascuno di noi contribuisca alla costruzione di una cittadinanza responsabile”. “Attraverso l’istruzione – ha osservato – formiamo le future generazioni, ma riusciamo anche a dare nuova linfa a quel patto sociale su cui si regge l’essenza stessa della nostra società”.

E se “la Costituzione indica la via: sancisce i diritti, prescrive i doveri”, la presidente del Senato ha evidenziato che “è compito delle Istituzioni fare in modo che quei diritti vengano garantiti, che quei doveri siano assolti” (clicca qui per l’intervento)


2) Il valore del pluralismo educativo da garantire e non perdere.
Chiaro l’intervento di Sua
 Em.za Rev.ma il Card. Gualtiero BASSETTI, Presidente dei Vescovi Italiani.
La Chiesa ha un patrimonio di valori educativi che non può disperdersi solo per ragioni economiche. Tuttavia, “nonostante l’impegno profuso dalle realtà ecclesiali nel promuoverle e sostenerle, la vita delle scuole cattoliche non è facile, perché manca in Italia quella vera parità che altri Paesi riescono a garantire tra scuole statali e non statali. Ciò può spiegare, insieme ad altri fattori, il calo progressivo nel numero di scuole cattoliche registrato negli ultimi anni in Italia, e ancor più il calo nel numero degli alunni di queste scuole” (clicca qui per l’intervento).

Apprezzatissima la generosa chiarezza del cardinale Bassetti. Non c’è spazio per i fraintendimenti e la scuola cattolica in sala ha trovato, da un lato, la conferma di essere una presenza al servizio del diritto dei genitori, dall’altro ha sentito con forza il chiaro appello a cercare di fare tutto ciò che è possibile per restare garanzia di pluralismo. Che senso avrebbe la libertà di scelta educativa dei genitori, senza un pluralismo garantito da scuole pubbliche statali e pubbliche paritarie?
Queste ultime si indebitano per restare al servizio della Nazione, e quindi della Famiglia. E’ bene dirlo a quanti pensano che la scuola paritaria abbia altri interessi che non siano quelli di impedire al Paese di cadere nel monopolio educativo.
NON SI CHIEDONO PRIVILEGI, SCONTI, PERMESSI AD ESISTERE. Chi vuole alimentare la confusione si assuma la responsabilità della discriminazione perpetuata verso le persone indicate. E se il soggetto è lo Stato, è grave. Il monopolio è sempre un danno, a maggior ragione quello scolastico. Ne va… ne va la vita delle teste pensanti di uno Stato.

3) La chiara volontà dei presenti tutti a schierarsi a garanzia dei tre diritti;
diritto di apprendere, diritto della libertà di scelta educativa, diritto di insegnamento senza discriminazione economica. 
E’ qui che si colloca il costo standard di sostenibilità come strumento per uscire dalla zona franca che legittima l’inerzia.
Venga declinato dalla politica come vuole…

Ma che si attui!

A parole la politica converge oltre ogni schieramento politico … si attende la riapertura del tavolo  di lavoro indetto dalla Ministra Fedeli.

2^ domenica Avvento Ambrosiano

2^ domenica Avvento Ambrosiano

Redazione FMA Lombardia

24 novembre 2019 – Anno A

Vangelo di Luca 3, 1-18

 

COMMENTO di suor Graziella Curti, FMA

 

All’interno del grandioso panorama di storia universale, lo sguardo si fissa su un uomo che cammina nel deserto: terra di silenzio e di esodo dove ognuno trova la verità propria e di Dio.

L’immagine scelta dall’evangelista Luca richiama la storia di ogni donna e di ogni uomo: viandanti nel deserto in cerca di speranza.

Giovanni Battista, solo, avanza, viene prima, annunzia il realizzarsi di un avvenimento decisivo per tutta la vicenda umana. E’ una voce che percorre i secoli.

Voce-soglia della Parola. Voce che precorre il Messia. Lungo il Giordano e nella terra sacra della Giudea si ode il grido: “Preparate le vie del Signore”. Non più sentieri storti. Mai più burroni dove sprofonda la nostra depressione. Via gli abissi dell’ingiustizia e della disperazione. Si appianino i monti dell’orgoglio e della presunzione.
Perché, come dice il biblista, “solo l’umiltà è la verità dell’uomo, che è terra (homo, humilis, humus hanno la stessa radice) e in questa sua verità l’uomo incontra Dio che solo in essa gli viene incontro per salvarlo”.

Il procedere controvento di Giovanni, il suo modo di vestire, l’austerità delle sue parole e dei suoi modi richiamano gli antichi profeti, megafoni di Dio lungo la storia.

L’invito del Battista è essenziale, concreto, appartiene alla vita quotidiana.

Quando le folle, i soldati, i pubblicani lo interrogano: “Che dunque faremo?”, la sua risposta non ammette ambiguità. “Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto”.

Giovanni non chiede di fare cose impossibili, di recarsi più volte al tempio, di fare particolari sacrifici e digiuni. Le strade diventano diritte attraverso l’onestà della vita.

Per fare spazio alla salvezza di Dio è necessario prendere coscienza del proprio peccato e sentirsi mendicanti del perdono del Signore. Ai pubblicani, ai soldati, alla folla Giovanni chiede quella santità della porta accanto di cui ci parla spesso Papa Francesco.

Il richiamo del Battista è sulla linea di una conversione che esige un mutamento concreto del vivere quotidiano, il cambio delle relazioni.

E’ un esempio umanissimo di apertura, di misericordia contro la politica dello scarto.
Nessuno è escluso dall’annuncio di salvezza.

L’evangelista Luca, che è lo scriba mansuetudinis Christi, fa pronunciare a Giovanni le parole della misericordia e della cura verso i fratelli.

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