Chi Siamo

Chi Siamo

CHI SIAMO

Noi Figlie di Maria Ausiliatrice
siamo le eredi di due grandi cuori:
un uomo, Don Bosco, amico dei giovani;
una donna, Maria Domenica Mazzarello,
anche lei appassionata di Dio e della missione educativa.

 

Don Bosco 1815 – 1888

FMA-chi-siamo-01

Giovanni Bosco è conosciuto in tutto il mondo come “Padre e Maestro della gioventù”.

E’ l’uomo dei sogni, luci di Dio sulla sua vita dedicata ai ragazzi delle “periferie”.

Il suo obiettivo è stato quello di annunciare che Dio è Padre e che “in tutti c’è un punto accessibile al bene”.
E’ dunque possibile diventare santi: “buoni cristiani e onesti cittadini”. Ha fondato le Congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice dedicate entrambe all’Educazione.

 

Maria Domenica Mazzarello 1837 – 1881

FMA_chi-siamo-02

La chiamavano Main. Abitava in un piccolo paese tra le colline del Monferrato: Mornese.

Primogenita di una famiglia numerosa, aiutava suo padre nella cura dei vigneti. Momento decisivo della sua vita fu l’incontro con Don Bosco, che la scelse come responsabile del piccolo gruppo di giovani donne desiderose di dedicarsi a Dio per il bene dei giovani.

Ripeteva spesso alle prime FMA e ai giovani: “L’allegria è segno di un cuore che ama il Signore”.

Morta a soli 44 anni, ha lasciato un’eredità di apertura e di passione che stimolato le sue “figlie” ad andare in tutto il mondo a realizzare il carisma dell’educazione.

Don Bosco e Madre Mazzarello ci hanno consegnato un grande tesoro:
la passione per i giovani!

 

CHE COSA CI FA VIBRARE IL CUORE?

Tutto ciò che tocca la vita dei giovani è appello che fa vibrare il cuore della FMA ad ogni età della vita.
Quando una giovane diventa FMA pronuncia tre voti: castità, povertà e obbedienza, ma nel proprio cuore si impegna anche a vivere “in comunione con le sorelle per annunciare Cristo ai giovani”.

La Comunità fonda la sua identità sulla forza che viene dalla fede ed è specifica espressione della Comunità ecclesiale; in essa si vive come in una famiglia in cui i giovani devono poter sperimentare ciò che essa “annuncia, celebra e testimonia”.

LA NOSTRA PREGHIERA

La nostra preghiera è semplice, essenziale, capace di portarsi dentro e di esprimere il vissuto quotidiano, capace di coinvolgere i giovani perché comunica nella gioia e nella festa l’incontro con Cristo.

La Parola di Dio ci interpella ogni mattino e realizza una continua conversione al Vangelo.
Al centro della vita della Comunità c’è la celebrazione eucaristica; essa si celebra ogni giorno perché la FMA possa divenire “pane” per i fratelli unendosi al dono immenso di Gesù che ha scelto il Pane e la Parola e per stare accanto a noi.

E’ LEI CHE HA FATTO TUTTO

Nella vita della FMA è molto presente Maria, che è per noi Maestra e Guida come lo è stata sempre per Don Bosco il quale affermava:
“E’ Lei che ha fatto tutto!”

FMA-chi-simo03-2

Tra noi viviamo lo spirito di famiglia che è la caratteristica del nostro stare insieme; esso si esprime nel dialogo e nel rispetto, nell’amicizia e nell’accoglienza delle differenze che ciascuna porta in sè, ma che – come in una vera famiglia – sono una ricchezza e un dono da condividere.

“PER”  E  “CON”  I GIOVANI

La nostra casa è aperta ai giovani che possono sempre bussare e trovarci pronte ad accoglierli perché Don Bosco e Madre Mazzarello hanno fatto proprio così per i giovani più poveri.

FMA-Chi-siamo-04

Il Sistema preventivo è la caratteristica con la quale stiamo in mezzo a loro per educarli e accompagnarli a Gesù che proponiamo come Amico con uno stile di gioia e di allegria; è questo il nostro specifico modo di essere significative nella Chiesa.

La sorgente del sistema preventivo si trova nella fedeltà di una presenza educativa che persuade con la sola forza dell’amore, con la testimonianza di una carità paziente che tutto scusa e tutto sopporta, non perde mai la speranza.

Vivere tutto questo è certamente un cammino affascinante ed è la strada che regala alla FMA una vita piena e felice.

Puoi esser santo – #lìdovesei

La proposta pastorale per l’anno educativo-pastorale 2019-2020 ad abitare in modo straordinario la concretezza dell’ordinario che siamo chiamati a vivere Il tema della proposta pastorale 2019/2020 Puoi essere santo #lìdovesei nasce dalla Strenna 2019 del Rettor...

Giornate della scuola 2019

Organizzate dal Ciofs/Scuola Lombardia, si terranno a settembre e saranno rivolte a direttrici, coordinatori delle attività educative didattiche, docenti FMA e laici della scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di 1° e di 2° grado. Si svolgeranno: Per le...

Il cielo tra le mani!

Dicono che in Africa, ancora oggi, quando si riceve qualcosa, sia un gesto di maleducazione prenderlo con una mano sola, bisogna accoglierlo con le due mani unite. Non ho trovato una spiegazione precisa che dia ragione di questo fatto, si fa così e basta, fa parte...

Il corriere

Sentieri del Cinema Titolo originale: The Mule Anno: 2018 Durata: 116   Genere: Drammatico Voto: Imperdibile Regia di: Clint Eastwood Tematiche: crimine, errori, Famiglia, matrimonio, sensi di colpa, vecchiaia Target: Da 16 anni   Un uomo anziano e solitario,...

La rivincita delle teste di legno

Abbiamo tanto da imparare dalle teste di legno Di Emanuele Rossi Ragno Emanuele Rossi Ragno, studente del Liceo salesiano di via Bonvesin, intervista Emanuele Fant a proposito del suo libro La rivincita delle teste di legno (ed. San Paolo). Di che cosa parla il suo...

Buone vacanze 2019!

Per augurarvi buone vacanze prendiamo spunto da una poesia di Gianni Rodari, autore per bambini, ma anche per "grandi", che con le sue storie e filastrocche tra il serio e il faceto porta il lettore a riflettere sul senso della vita e delle cose che si fanno...

Archivio Articoli

Categoria Articoli

CHI SIAMO

Noi Figlie di Maria Ausiliatrice
siamo le eredi di due grandi cuori:
un uomo, Don Bosco, amico dei giovani;
una donna, Maria Domenica Mazzarello,
anche lei appassionata di Dio e della missione educativa.

 

Don Bosco 1815 – 1888

FMA-chi-siamo-01

Giovanni Bosco è conosciuto in tutto il mondo come “Padre e Maestro della gioventù”.

E’ l’uomo dei sogni, luci di Dio sulla sua vita dedicata ai ragazzi delle “periferie”.

Il suo obiettivo è stato quello di annunciare che Dio è Padre e che “in tutti c’è un punto accessibile al bene”.
E’ dunque possibile diventare santi: “buoni cristiani e onesti cittadini”. Ha fondato le Congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice dedicate entrambe all’Educazione.

 

Maria Domenica Mazzarello 1837 – 1881

FMA_chi-siamo-02

La chiamavano Main. Abitava in un piccolo paese tra le colline del Monferrato: Mornese.

Primogenita di una famiglia numerosa, aiutava suo padre nella cura dei vigneti. Momento decisivo della sua vita fu l’incontro con Don Bosco, che la scelse come responsabile del piccolo gruppo di giovani donne desiderose di dedicarsi a Dio per il bene dei giovani.

Ripeteva spesso alle prime FMA e ai giovani: “L’allegria è segno di un cuore che ama il Signore”.

Morta a soli 44 anni, ha lasciato un’eredità di apertura e di passione che stimolato le sue “figlie” ad andare in tutto il mondo a realizzare il carisma dell’educazione.

Don Bosco e Madre Mazzarello ci hanno consegnato un grande tesoro:
la passione per i giovani!

 

CHE COSA CI FA VIBRARE IL CUORE?

Tutto ciò che tocca la vita dei giovani è appello che fa vibrare il cuore della FMA ad ogni età della vita.
Quando una giovane diventa FMA pronuncia tre voti: castità, povertà e obbedienza, ma nel proprio cuore si impegna anche a vivere “in comunione con le sorelle per annunciare Cristo ai giovani”.

La Comunità fonda la sua identità sulla forza che viene dalla fede ed è specifica espressione della Comunità ecclesiale; in essa si vive come in una famiglia in cui i giovani devono poter sperimentare ciò che essa “annuncia, celebra e testimonia”.

LA NOSTRA PREGHIERA

La nostra preghiera è semplice, essenziale, capace di portarsi dentro e di esprimere il vissuto quotidiano, capace di coinvolgere i giovani perché comunica nella gioia e nella festa l’incontro con Cristo.

La Parola di Dio ci interpella ogni mattino e realizza una continua conversione al Vangelo.
Al centro della vita della Comunità c’è la celebrazione eucaristica; essa si celebra ogni giorno perché la FMA possa divenire “pane” per i fratelli unendosi al dono immenso di Gesù che ha scelto il Pane e la Parola e per stare accanto a noi.

E’ LEI CHE HA FATTO TUTTO

Nella vita della FMA è molto presente Maria, che è per noi Maestra e Guida come lo è stata sempre per Don Bosco il quale affermava:
“E’ Lei che ha fatto tutto!”

FMA-chi-simo03-2

Tra noi viviamo lo spirito di famiglia che è la caratteristica del nostro stare insieme; esso si esprime nel dialogo e nel rispetto, nell’amicizia e nell’accoglienza delle differenze che ciascuna porta in sè, ma che – come in una vera famiglia – sono una ricchezza e un dono da condividere.

“PER”  E  “CON”  I GIOVANI

La nostra casa è aperta ai giovani che possono sempre bussare e trovarci pronte ad accoglierli perché Don Bosco e Madre Mazzarello hanno fatto proprio così per i giovani più poveri.

FMA-Chi-siamo-04

Il Sistema preventivo è la caratteristica con la quale stiamo in mezzo a loro per educarli e accompagnarli a Gesù che proponiamo come Amico con uno stile di gioia e di allegria; è questo il nostro specifico modo di essere significative nella Chiesa.

La sorgente del sistema preventivo si trova nella fedeltà di una presenza educativa che persuade con la sola forza dell’amore, con la testimonianza di una carità paziente che tutto scusa e tutto sopporta, non perde mai la speranza.

Vivere tutto questo è certamente un cammino affascinante ed è la strada che regala alla FMA una vita piena e felice.

Puoi esser santo – #lìdovesei

La proposta pastorale per l’anno educativo-pastorale 2019-2020 ad abitare in modo straordinario la concretezza dell’ordinario che siamo chiamati a vivere Il tema della proposta pastorale 2019/2020 Puoi essere santo #lìdovesei nasce dalla Strenna 2019 del Rettor...

Giornate della scuola 2019

Organizzate dal Ciofs/Scuola Lombardia, si terranno a settembre e saranno rivolte a direttrici, coordinatori delle attività educative didattiche, docenti FMA e laici della scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di 1° e di 2° grado. Si svolgeranno: Per le...

Il cielo tra le mani!

Dicono che in Africa, ancora oggi, quando si riceve qualcosa, sia un gesto di maleducazione prenderlo con una mano sola, bisogna accoglierlo con le due mani unite. Non ho trovato una spiegazione precisa che dia ragione di questo fatto, si fa così e basta, fa parte...

Il corriere

Sentieri del Cinema Titolo originale: The Mule Anno: 2018 Durata: 116   Genere: Drammatico Voto: Imperdibile Regia di: Clint Eastwood Tematiche: crimine, errori, Famiglia, matrimonio, sensi di colpa, vecchiaia Target: Da 16 anni   Un uomo anziano e solitario,...

La rivincita delle teste di legno

Abbiamo tanto da imparare dalle teste di legno Di Emanuele Rossi Ragno Emanuele Rossi Ragno, studente del Liceo salesiano di via Bonvesin, intervista Emanuele Fant a proposito del suo libro La rivincita delle teste di legno (ed. San Paolo). Di che cosa parla il suo...

Buone vacanze 2019!

Per augurarvi buone vacanze prendiamo spunto da una poesia di Gianni Rodari, autore per bambini, ma anche per "grandi", che con le sue storie e filastrocche tra il serio e il faceto porta il lettore a riflettere sul senso della vita e delle cose che si fanno...

Archivio Articoli

Categoria Articoli

Puoi esser santo – #lìdovesei

Puoi esser santo – #lìdovesei

La proposta pastorale per l’anno educativo-pastorale 2019-2020 ad abitare in modo straordinario la concretezza dell’ordinario che siamo chiamati a vivere

Il tema della proposta pastorale 2019/2020 Puoi essere santo #lìdovesei nasce dalla Strenna 2019 del Rettor Maggiore “Perché la mia gioia sia in voi (Gv 15,11). La santità anche per te”. Nel testo della Strenna don Ángel Fernández Artime si è ispirato all’Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate. In essa il Papa indica la santità come “autentica fioritura dell’umano” e come chiamata che il Signore rivolge a tutti: il riferimento biblico è quello delle Beatitudini dell’evangelista Matteo (Mt 5,3-12).

Ecco la spiegazione del logo che ci accompagna lungo tutto questo anno pastorale:

Puoi essere santo: è l’invito a lasciare che il desiderio di santità bussi (ancora una volta) alla porta della nostra casa, l’invito a lasciarlo entrare, per spaccare (rompere) la monotonia del quotidiano che siamo chiamati ad abitare in modo straordinario.

#lìdovesei Vivere la santità è possibile a partire dal luogo in cui sei, con quello che sei e che fai, portando il tuo (personale) colore, consapevole che si costruisce giorno dopo giorno anche attraverso fragilità, fallimenti e continue riprese.

In cammino verso l’alto, verso il monte delle Beatitudini, la strada indicata da Gesù per arrivare alla vera gioia.

Insieme, non rimanendo chiuso nella tua casa, ma aprendoti verso l’esterno, verso l’altro, perché “nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana: Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo”. (GE 6-7)

In compagnia dei Santi, che risplendono come astri indicandoci il cammino, il compito di una vita intera, per arrivare ad essere ciò che Dio, il tuo Creatore, sa che tu sei, se riconosci che sei chiamato a molto… in questo modo non sarai una fotocopia, sarai pienamente te stesso.” (CV 107)

Puoi esser santo – #lìdovesei

La proposta pastorale per l’anno educativo-pastorale 2019-2020 ad abitare in modo straordinario la concretezza dell’ordinario che siamo chiamati a vivere Il tema della proposta pastorale 2019/2020 Puoi essere santo #lìdovesei nasce dalla Strenna 2019 del Rettor...

Giornate della scuola 2019

Organizzate dal Ciofs/Scuola Lombardia, si terranno a settembre e saranno rivolte a direttrici, coordinatori delle attività educative didattiche, docenti FMA e laici della scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di 1° e di 2° grado. Si svolgeranno: Per le...

Il cielo tra le mani!

Dicono che in Africa, ancora oggi, quando si riceve qualcosa, sia un gesto di maleducazione prenderlo con una mano sola, bisogna accoglierlo con le due mani unite. Non ho trovato una spiegazione precisa che dia ragione di questo fatto, si fa così e basta, fa parte...

Il corriere

Sentieri del Cinema Titolo originale: The Mule Anno: 2018 Durata: 116   Genere: Drammatico Voto: Imperdibile Regia di: Clint Eastwood Tematiche: crimine, errori, Famiglia, matrimonio, sensi di colpa, vecchiaia Target: Da 16 anni   Un uomo anziano e solitario,...

La rivincita delle teste di legno

Abbiamo tanto da imparare dalle teste di legno Di Emanuele Rossi Ragno Emanuele Rossi Ragno, studente del Liceo salesiano di via Bonvesin, intervista Emanuele Fant a proposito del suo libro La rivincita delle teste di legno (ed. San Paolo). Di che cosa parla il suo...

Buone vacanze 2019!

Per augurarvi buone vacanze prendiamo spunto da una poesia di Gianni Rodari, autore per bambini, ma anche per "grandi", che con le sue storie e filastrocche tra il serio e il faceto porta il lettore a riflettere sul senso della vita e delle cose che si fanno...

Archivio Articoli

Categoria Articoli

Il cielo tra le mani!

Il cielo tra le mani!

Dicono che in Africa, ancora oggi, quando si riceve qualcosa, sia un gesto di maleducazione prenderlo con una mano sola, bisogna accoglierlo con le due mani unite.

Non ho trovato una spiegazione precisa che dia ragione di questo fatto, si fa così e basta, fa parte della cultura, della sapienza dei popoli e tutti lo sanno e lo osservano, dai più anziani ai più giovani. Forse in quei posti le persone hanno conservato e custodito un più forte rispetto per la terra e per la vita, per cui è rimasta impressa, nella quotidianità dei gesti, la consapevolezza che tutto è dono, che tutto si riceve, che sapiente è colui che accoglie e sa fare tesoro di quanto la vita gli mette tra le mani.

È un gesto molto semplice, tuttavia è un gesto molto bello, è il gesto di chi non ha un’altra mano per difendersi, per allontanare o per “arraffare”, è il gesto di chi si attende qualcosa di grande per cui servono due mani unite perché nulla vada perduto, è il gesto del povero, che non ha una alternativa nascosta, che non sceglie tra più possibilità, ma dipende interamente da ciò che gli viene dato, ed è anche il gesto di chi accoglie per poi rioffrire, per condividere, per far parte del dono con altri.

È un gesto che forse a noi occidentali dice poco, che abbiamo magari un po’ smarrito, pronti, come spesso tanti di noi siamo, più a diffidare che ad affidarci, più a fare che a attendere, più ad accaparrare che ad accogliere, più a chiudere le mani che a tenerle aperte per condividere, sempre un po’ di fretta per cui non c’è tempo per aspettare, si prende e si corre via.

Quanto questo gesto invece ci può parlare oggi, nel giorno in cui celebriamo l’assunzione al Cielo di Maria! Maria è stata accolta in Cielo presso il Padre, perché in terra ha accolto il Figlio a mani aperte, a mani nude, senza pretese, senza obiezioni, senza difese, senza chiusure, senza misure!

Maria è stata assunta in Cielo perché già nella sua vita, nel lento scorrere dei giorni, nei gesti quotidiani, nella leggera profondità del cuore, ha accolto il Cielo come si accoglie un dono, è entrata nel Regno vivendo il momento presente, accanto al Figlio, in mezzo al suo popolo, nella normalità delle cose semplici e nascoste.

Il mio augurio è che anche tutti noi possiamo oggi imitare Maria e tenere le mani aperte.

Che le nostre mani siano vuote, perché tutto è stato donato; le nostre mani siano vuote perché possano accogliere tutto e tutti; le nostre mani siano vuote per lasciar fare a Dio, perché il Padre possa colmarle come lui crede meglio per noi; le nostre mani siano vuote perché possiamo così essere liberi di “aggrapparci” a Maria senza “zavorre” e chiedere a lei di portarci da suo Figlio Gesù.

Che ognuno di noi possa guardare le sue mani aperte e dire con Maria : “Grandi cose ha compiuto in me l’Onnipotente, mi ha colmata di gioia”.

La rivincita delle teste di legno

La rivincita delle teste di legno

Abbiamo tanto da imparare dalle teste di legno

Di Emanuele Rossi Ragno

Emanuele Rossi Ragno, studente del Liceo salesiano di via Bonvesin, intervista Emanuele Fant a proposito del suo libro La rivincita delle teste di legno (ed. San Paolo).

Di che cosa parla il suo libro?

Il mio libro prende spunto da una storia realmente accaduta, quella di due ragazzini che frequentano un liceo nel quale insegna un prof di Italiano particolare, rigido ma a tempo stesso circondato da un’aura di indefinibile mistero. I giovani protagonisti, indagando sul suo conto, scoprono che possedeva alcune centinaia di marionette ereditate dalla famiglia assieme ad un repertorio e ad una certa componente tecnica. Da qui prende il via una vicenda che mette insieme due ragazzini senz’arte né parte e un professore che invece di arte ne ha tanta, ma che non ha nessuno disposto a collaborare.

Tempo impiegato per scriverlo?

Ci ho impiegato circa un anno; scrivendo soprattutto di sera e nel tempo che mi resta, perché ho una famiglia e un lavoro. Un momento in cui mi vengono delle buone idee per i libri è la strada di ritorno che faccio da questa scuola alla stazione Cadorna e che di solito cerco di fare a piedi. Ritengo che sia un ottimo momento per produrre delle idee efficaci.

Che ruolo esercita il marionettista nell’ambito di una recita teatrale?

L’idea che ci siamo fatti noi del marionettista è quella di Mangiafuoco, quindi di un personaggio molto negativo che muovendo i fili usa gli altri per i suoi scopi, anche perché, se non vengono mosse, le marionette non hanno vitalità né scopo. I marionettisti che ho conosciuto io, all’infuori delle storie, sono invece persone incredibilmente umane che fanno teatro in quanto artisti di fama, ma che mantengono sempre un atteggiamento di umanità. Questo perché fanno un’arte scenica che nella realtà non li mette mai in scena. Non c’è spazio per i divismi. Si è tutti sulla stessa barca quando si è coperti dal boccascena; tutti devono occuparsi di tutto: della tecnica e delle marionette, così come dell’amministrazione. Ne vengono fuori persone davvero interessanti.

Il ruolo del professor Mari nel racconto non è certo casuale: cosa rappresenta per lei nel profondo?

È un personaggio che innanzitutto rappresenta un uomo realmente esistito, Eugenio Monti Colla, marionettista milanese che ha vissuto una vicenda simile a quella che ho raccontato nel libro, eccetto alcuni particolari. Rappresenta una figura interessante in quanto sta vivendo un momento difficile: un’eredità grande e fiorente alle spalle, ma nessun erede a cui tramandarla. Non ha figli ed essendo la tradizione del teatro delle marionette un’usanza familiare, ciò avrebbe creato un problema senza via d’uscita. Secondo me l’aspetto intrigante di Eugenio Colla e del mio marionettista è proprio il colpo di genio: “chissenefrega” dice lui “i miei figli sono i miei alunni”; perciò li prende in disparte e trasferisce loro tutta la sua tradizione.

Il suo romanzo è dedicato a quanti sanno reinventare un’eredità: come si può reinventare la propria eredità quando si è un professore?

Anzitutto bisogna avere un’eredità: ciò che ci viene tramandato è qualcosa che ci costituisce, che è importante, che non dobbiamo mettere in dubbio solo perché ci è arrivato. Detto ciò ci sono degli elementi, in qualsiasi eredità, che invece di fiorire ci bloccano: è su quello che siamo chiamati a lavorare, in ogni professione come accade nella vita. E noi prof dovremmo chiederci quali sono le cose che ci bloccano, quelle che sentiamo non essere vitali. Forse avendo il coraggio di farle esplodere, fregandocene se la tradizione è quella, potremmo creare qualcosa di vivo. La caratteristica del teatro è che si fa tra persone vive, come a scuola: è impossibile farlo tra persone non vive come ad esempio in un video.

Quali dunque le peculiarità di un teatro marionettistico?

Non è un teatro per bambini, in quanto nasce per adulti principalmente poveri che, non potendo andare alla Scala in passato, si sono goduti lo stesso tipo di spettacoli riprodotti con un’orchestra più piccola. Si fregia tutt’oggi di alcune potenzialità, in qualche modo “superiori” rispetto al teatro tradizionale: banalmente gli attori non arrivano mai tardi alle prove perché sono di legno e sono già lì presenti, e poi, come del resto rimarcano tanti teorici, l’attore nel suo movimento ha sempre dell’imperfezione data dal fatto che è un essere umano. La marionetta invece, essendo meccanica, può raggiungere il movimento perfetto. Spessissimo rimaniamo incantati da questa capacità di muoversi che le marionette conseguono pur senza avere un’anima. Un aspetto che ci rapisce talvolta anche più del teatro classico.

Il linguaggio teatrale nel suo libro si evince già dalla suddivisione in tre atti, se capisco bene.

Esattamente. L’ho diviso in tre atti e in conclusione, invece che “fine”, ho scritto “sipario”. Avevo pensato inizialmente di scrivere i dialoghi come fossero parte di un copione, ma ho pensato che sarebbe risultato un po’ pesante sulla lunghezza del mio romanzo.

In che senso l’amicizia è una “precoce investitura”?

In terza superiore feci un tema in classe e ricordo che la mia cattivissima prof di italiano mi chiese quali fossero i miei valori. Io ci impiegai una ventina di minuti per capirlo ed effettivamente… non ne trovai! L’unica cosa nella quale sentivo di poter credere era proprio l’amicizia, che per quanto mi riguarda fu il primo valore che conobbi in fase adolescenziale.

Possiamo dire che le marionette siano delle sfumature-3D della nostra realtà, in quanto ciascuna si fa carico di un unico sentimento?

Possiamo dire che le marionette lo rendono sicuramente più evidente perché sono molto ben caratterizzate, vengono da una tradizione teatrale precisa e non hanno la psiche. In generale il teatro serve a questo: è un luogo dove un dettaglio o una sfumatura possono diventare enormi. Bisogna poi riconoscere che quando entri in un teatro delle marionette, e il buono è soltanto buono e il cattivo è solo cattivo, un pochino questa cosa ti rilassa!

Punti di contatto fra epoca di ambientazione (anni ’80) e giorni nostri?

Tanti. Io ho deciso di porre in secondo piano gli elementi di quell’epoca (macchine, abitudini etc.), perché la testa dei ragazzi protagonisti è più o meno la stessa di quelli di adesso, o almeno credo. Venendo invece ai tratti in comune: c’è la televisione, che in quell’epoca iniziava ad uccidere il teatro e ha rivoluzionato le nostre vite; la vendita su grande scala che iniziava a deporre l’artigianato, e così via. Questo processo di certo è ancora in atto, talvolta si è addirittura complicato per cui dal punto di vista sociale quel periodo definisce l’inizio di alcuni processi che stiamo vivendo ancor oggi.

In conclusione, possiamo dire che tutti noi siamo un po’ delle teste di legno?

Possiamo intenderlo in tanti modi: se con “testa di legno” intendiamo “imbecille” può essere, perché tutti abbiamo dei limiti e delle difficoltà a relazionarci nel modo giusto con gli altri. Se invece testa di legno significa che siamo tutte persone dotate di fili che vengono mossi potremmo sentirci delle marionette e avere la sensazione di essere veramente all’interno di un teatro, senza poter controllare la nostra vita. In questo caso sarebbe utile provare a domandarci da dove vengono i fili e come possono essere tagliati.

Ti informiamo che, per migliorare la tua esperienza di navigazione su questo sito, utilizziamo diversi tipi di cookies, tra cui cookies a scopo di profilazione che ci consentono di accedere a dati personali raccolti durante la navigazione. Alla pagina informativa estesa è possibile negare il consenso all'installazione di qualunque cookie. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione saranno attivati tutti i cookies specificati in dettaglio nella informativa estesa ai sensi dell’art. 13 del Regolamento UE 2016/679. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi