Strenna 2020: Buoni cristiani e onesti cittadini

Strenna 2020: Buoni cristiani e onesti cittadini

Il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, ha lanciato ufficialmente il tema della Strenna 2020.

Una Strenna in ascolto delle circostanze storiche che si presentano oggi, attesa per la sua attualità e la validità pastorale di un messaggio che viene dal Successore di Don Bosco: “Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra” (Mt 6,10). “BUONI CRISTIANI E ONESTI CITTADINI”.

Alcuni si chiederanno le ragioni del tema e della riflessione per il 2020. Lo stesso Rettor Maggiore ci ha detto in proposito: “Dopo aver ascoltato la Consulta della Famiglia Salesiana nel mese di maggio, ho scelto questo tema perché abbiamo accompagnato i passi della Chiesa con le famiglie, abbiamo visto la realtà dei giovani nel Sinodo e ci siamo aperti ad una bella sfida che abbiamo come Famiglia Salesiana: continuare ad essere veri Evangelizzatori-Educatori alla fede dei giovani”.

D’altra parte, il Rettor Maggiore sottolinea nella Strenna 2020 che “come Famiglia Salesiana dobbiamo essere attenti alle grandi sfide umane del nostro mondo, come l’onestà come persone, il vivere una cittadinanza impegnata che cerca il bene, il rendere presente la Dottrina sociale della Chiesa nella vita quotidiana, l’opzione per i più svantaggiati, il fare in modo che i cristiani e i nostri giovani siano al servizio della gente, attraverso il servizio della politica, l’attenzione particolare all’enciclica Laudato Si’, l’attenzione ai cambiamenti climatici e la cura del creato e, naturalmente; la ferma difesa che la Famiglia Salesiana deve avere per quel che riguarda i diritti umani e, in particolare, i diritti dei minori che tendono ad essere i più fragili. Con questi approcci vogliamo proporre i due grandi pilastri dell’educazione di Don Bosco e renderli attuali”.

La Strenna 2020 offre l’opportunità di ricostruire quello che Don Bosco pensava e quello che fu il suo modo di fare e di agire in mezzo ai suoi giovani.

Presentazione del tema   Fonte: donboscoitalia.it]]>

Un Sinodo sull’Amazzonia

Un Sinodo sull’Amazzonia

Colombia: assemblea pre-sinodale sull’Amazzonia. La voce degli indigeni: “Sinodo apre una porta importante”

Trecento delegati tra vescovi, sacerdoti, operatori di pastorale sociale, Caritas, leader indigeni e amazzonici si sono riuniti a Bogotá tre giorni (13-15 agosto), convocati dalla Conferenza episcopale della Colombia (Cec) per l’assemblea pre-sinodale.

Molti leader indigeni e campesinos sono stati amareggiati e delusi per il mancato dialogo con il presidente Duque, che è intervenuto brevemente ma non si è fermato ad ascoltare l’assemblea, in un contesto delicato dove sono stati denunciati ben 200 omicidi di leader ambientalisti e dei diritti umani. Duque ha ammesso “non possiamo essere miopi, la Colombia ha una grande responsabilità nella agenda globale. Dopo il Brasile, è lo Stato con maggior biodiversità nel mondo, ma la comunità internazionale non finanzia, manca molto per proteggere il polmone della terra, tutto ciò implica un senso di protezione etica permanente che spero faccia parte del prossimo dibattito al Sinodo”. Riferendosi al discorso di Duque, il gesuita padre Alfredo Ferro, coordinatore del Servizio gesuita per la Panamazzonia, ha fatto notare che il presidente “non ha menzionato i popoli amazzonici e i popoli indigeni e si tratta di un’importante omissione, visto il tipo di evento. In secondo luogo, dopo il suo intervento se n’è andato, evitando di ascoltare i popoli amazzonici e i popoli indigeni”. Tuttavia, padre Ferro ha riconosciuto che è stato interessante “conoscere le proposte del Governo e alcuni progressi avuti nel settore della tutela ambientale”.

Il gesuita ha aggiunto che “proteggere i popoli indigeni e i loro territori è un’esigenza fondamentale e un impegno di principio per il rispetto dei diritti umani”.

Non sono mancate al convegno le voci degli indigeni, come Anitalia Pijache Kuyuedo, leader di etnia okaina witoto, che ha riconosciuto l’importanza della Chiesa nell’educazione dei suoi genitori e vede nel Sinodo “una porta importante attraverso la quale si può rendere visibile la parola dei miei popoli perché partecipare alla preparazione al Sinodo mi ha obbligato a sedermi con gli altri per poter comprendere il dialogo che è possibile avere con la Chiesa”. Fanny Cuiro, indigena huitoto, delegata dell’Organizzazione nazionale dei popoli indigeni dell’Amazzonia colombiana (Opiac), ha spiegato che a riempire di speranza i popoli indigeni è il fatto che “facciamo parte dell’agenda di Papa Francesco”.

Al tempo stesso la leader indigena ha chiesto ai vescovi colombiani di essere la voce dei popoli indigeni, “affinché il mondo comprenda che abbiamo diritto a esistere e a essere differenti”, e ha detto di aspettarsi che il Sinodo non si esaurisca “in documenti e riunioni”.

Fonte: AgenSir

Per maggiori informazioni e per scaricare il documento pre-sinodale:

www.sinododoamazonico.va

Il cielo tra le mani!

Il cielo tra le mani!

Dicono che in Africa, ancora oggi, quando si riceve qualcosa, sia un gesto di maleducazione prenderlo con una mano sola, bisogna accoglierlo con le due mani unite.

Non ho trovato una spiegazione precisa che dia ragione di questo fatto, si fa così e basta, fa parte della cultura, della sapienza dei popoli e tutti lo sanno e lo osservano, dai più anziani ai più giovani. Forse in quei posti le persone hanno conservato e custodito un più forte rispetto per la terra e per la vita, per cui è rimasta impressa, nella quotidianità dei gesti, la consapevolezza che tutto è dono, che tutto si riceve, che sapiente è colui che accoglie e sa fare tesoro di quanto la vita gli mette tra le mani.

È un gesto molto semplice, tuttavia è un gesto molto bello, è il gesto di chi non ha un’altra mano per difendersi, per allontanare o per “arraffare”, è il gesto di chi si attende qualcosa di grande per cui servono due mani unite perché nulla vada perduto, è il gesto del povero, che non ha una alternativa nascosta, che non sceglie tra più possibilità, ma dipende interamente da ciò che gli viene dato, ed è anche il gesto di chi accoglie per poi rioffrire, per condividere, per far parte del dono con altri.

È un gesto che forse a noi occidentali dice poco, che abbiamo magari un po’ smarrito, pronti, come spesso tanti di noi siamo, più a diffidare che ad affidarci, più a fare che a attendere, più ad accaparrare che ad accogliere, più a chiudere le mani che a tenerle aperte per condividere, sempre un po’ di fretta per cui non c’è tempo per aspettare, si prende e si corre via.

Quanto questo gesto invece ci può parlare oggi, nel giorno in cui celebriamo l’assunzione al Cielo di Maria! Maria è stata accolta in Cielo presso il Padre, perché in terra ha accolto il Figlio a mani aperte, a mani nude, senza pretese, senza obiezioni, senza difese, senza chiusure, senza misure!

Maria è stata assunta in Cielo perché già nella sua vita, nel lento scorrere dei giorni, nei gesti quotidiani, nella leggera profondità del cuore, ha accolto il Cielo come si accoglie un dono, è entrata nel Regno vivendo il momento presente, accanto al Figlio, in mezzo al suo popolo, nella normalità delle cose semplici e nascoste.

Il mio augurio è che anche tutti noi possiamo oggi imitare Maria e tenere le mani aperte.

Che le nostre mani siano vuote, perché tutto è stato donato; le nostre mani siano vuote perché possano accogliere tutto e tutti; le nostre mani siano vuote per lasciar fare a Dio, perché il Padre possa colmarle come lui crede meglio per noi; le nostre mani siano vuote perché possiamo così essere liberi di “aggrapparci” a Maria senza “zavorre” e chiedere a lei di portarci da suo Figlio Gesù.

Che ognuno di noi possa guardare le sue mani aperte e dire con Maria : “Grandi cose ha compiuto in me l’Onnipotente, mi ha colmata di gioia”.

Buone vacanze 2019!

Buone vacanze 2019!

Per augurarvi buone vacanze prendiamo spunto da una poesia di Gianni Rodari, autore per bambini, ma anche per “grandi”, che con le sue storie e filastrocche tra il serio e il faceto porta il lettore a riflettere sul senso della vita e delle cose che si fanno quotidianamente.

“Fare” le vacanze, infatti, può diventare un lavoro stancante se diventa fonte di stress, se fa perdere energie in un’organizzazione meticolosa vissuta con l’ansia del controllo di tutti gli eventi. Come anche diventa difficile fare vacanza se non… “si manda la mente in vacanza”, cioè se non si le si lascia prendersi una meritata pausa dalla routine e dalle preoccupazioni consuete.

Vi auguriamo allora delle vacanze “alla Rodari”, che diventino un “lavoro” intenso per il corpo e per l’anima, fra giochi, tuffi, passeggiate, visite a luoghi e monumenti che esprimono bellezza, ma anche a parenti e amici, che riportino linfa vitale, nuove energie e creatività per affrontare un nuovo anno scolastico, lavorativo, pastorale!

Il paese delle vacanze
non sta lontano per niente:
se guardate sul calendario
lo trovate facilmente.
Occupa, tra Giugno e Settembre,
la stagione più bella.
Ci si arriva dopo gli esami.
Passaporto, la pagella.
Ogni giorno, qui, è domenica,
però si lavora assai:
tra giochi, tuffi e passeggiate
non si riposa mai.
(Gianni Rodari)

La redazione di FMA Lombardia augura a tutti voi una buona vacanza per il corpo e… per lo spirito!

Arrivederci a settembre!

Il mio angelo si chiama Grazie

Il mio angelo si chiama Grazie

2 luglio 2019: Madre Antonia Colombo è andata in cielo. Dopo anni di silenzio, nella Casa di riposo di Sant’Ambrogio Olona, ha ripreso la parola per dire il suo AMEN al Signore che l’ha chiamata alla gioia senza fine.

È stato detto e scritto molto su di lei, la Madre Generale emerita che per 12 anni ha accompagnato le Figlie di Maria Ausiliatrice di tutto il mondo nell’attuazione del Vangelo e del carisma salesiano.

Nell’Eucaristia dell’addio, don Pascual Chavez, suo collega e fratello negli anni della conduzione  rispettivamente dei Salesiani e delle FMA, ha tratteggiato un profilo mite e dolcissimo di Madre Antonia che  pur nel rigoroso e innovativo percorso messo in atto per l’Istituto, è stata angelo buono per tutti.

Originaria di Lecco e affascinata dalle sue montagne, fin da giovane sognava la sua vita come servizio per i più poveri e deboli. Da qui i suoi studi di giurisprudenza e la risposta alla vocazione salesiana, che l’avrebbe consacrata per anni come docente e Preside della Pontificia Facoltà di Scienze dell’educazione Auxilium, vivaio culturale per migliaia di giovani sorelle provenienti da tutto il mondo.

Successivamente, un salto di qualità e un panorama ancora più vasto si è aperto a Madre Antonia come membro del Consiglio Generale dell’Istituto e poi come Madre Generale. La sua riflessione preferita sulle dinamiche del mondo femminile ha avuto modo di esprimersi in novità e profondità nelle  sue visite alle FMA di tutto il mondo e di presentarsi con un lessico, fino ad allora inedito,nelle lettere circolari, vero alfabeto di una nuova mentalità. I termini innovativi di accountability ed empowerment, tradotti e chiariti per una migliore e facile comprensione, dicevano la profondità educativa della Madre che desiderava per le sue figlie la conquista della consapevolezza di sé e del controllo delle proprie scelte sia nell’ambito delle relazioni personali sia in quello della vita sociale. E tutto in funzione di un’appartenenza reciproca, di un procedere insieme. Profezia di quella sinodalità  a cui oggi si ispira Papa Francesco.

Lei sapeva trarre  forza dalle radici carismatiche, dall’umile Main che amava, ma nello stesso tempo aveva uno sguardo attento all’attualità in cui l’Istituto doveva operare.

Alla base di tutto, come acqua chiara del suo lago e forza delle sue montagne, c’era in Madre Antonia l’appassionata appartenenza al suo Signore. Come la sposa del Cantico viveva in Lui , sicura di un amore che non la lasciava mai. La sua spiritualità, semplice e forte,  proveniva dalla sua vita, dal suo sguardo semplice e luminoso. Non era il suo un atteggiamento infantile, ma simile a quello dei “piccoli” del Vangelo. Viveva ben fondata nel tempo, ma aperta all’oltre.

Un giorno, quasi una confidenza, disse: Il mio angelo custode si chiama “GRAZIE”. E davvero questa parola divenne quasi il mantra di tutta la sua vita. Fino agli ultimi giorni, a chi l’avvicinava, oltre al sorriso buono, regalava la sua riconoscenza.

E GRAZIE lo diciamo anche noi, sorelle e figlie della sua terra. Lo diciamo al Signore per il dono della sua vita e del suo cuore.

Un centro per la salute in Etiopia

Un centro per la salute in Etiopia

Un centro per la salute a favore della donne, dei bambini e dei rifugiati

Sulla strada che collega Gambella a Pugnido si trova il centro di Abobo, un piccolo paese fatto di polvere, capanne e sorrisi. Pur essendo in Etiopia, la maggioranza della popolazione è di origine sudanese, perché è vicino al confine e sono molte le persone che hanno cercato rifugio qui per fuggire dalla guerra e dalle carestie. In un Paese nelle cui zone rurali la povertà è endemica, i rifugiati sudanesi si trovano spaesati, senza punti di riferimento e privi di qualsiasi sostegno, eccezion fatta per i campi profughi che sono sorti nei dintorni di Gambella.

Abobo si trova sulla strada principale, l’unica asfaltata della zona che anche don Filippo Perin, SDB, usa per raggiungere la sua missione, Pugnido. Ad Abobo sorge anche un centro per la salute, avviato nel 2002 da un gruppo di volontari italiani e spagnoli insieme ai Salesiani del posto. Oggi conta 40 posti letto, un repartino dedicato ai bimbi malati e a quelli che soffrono di denutrizione, e una piccola ala che ospita l’Ostetricia.

Il centro per la salute è molto conosciuto dalla popolazione perché non si limita a ospitare i degenti nei suoi repartini, ma svolge anche un importantissimo lavoro capillare sul territorio. Gli infermieri del centro visitano i villaggi, hanno il polso della situazione quando la malaria endemica si fa viva con maggiore recrudescenza, invitano le donne timorose a recarsi nel loro ospedale per uno screening sanitario, combattono ogni giorno la loro personale battaglia contro la mortalità infantile attraverso una minuziosa opera di prevenzione.

Al centro per la salute di Abobo operano Tere e Maria, due dottoresse italo-spagnole, che così raccontano il loro operato: “Nel nostro piccolo centro siamo impegnate ogni giorno nella prevenzione e nella cura delle patologie endemiche, in particolare cercando di aiutare le mamme e i loro bambini. Le nostre sono piccole ma significative azioni quotidiane: vaccinazioni delle mamme durante la gravidanza, prevenzione di malattie come anemia, ipertensione, malaria e infezioni varie che causano gravi conseguenze anche al neonato. Senza dimenticare l’importante attività di diagnosi precoce, screening regolare ed esami semplici da offrire gratuitamente”.

Le dottoresse e gli altri membri del personale medico seguono le mamme con i loro piccoli attraverso diversi programmi pre e post-parto, le sostengono con farmaci durante la gravidanza e forniscono un servizio di maternità con parto sicuro, garantendo il trasporto in ambulanza a Gambella per le donne che necessitano di interventi più difficili. “Per darvi un’idea di cosa significhi tutto questo: abbiamo una media di 40 vaccinazioni materne alla settimana e di 30 parti al mese” proseguono le due dottoresse.

Il centro per la salute continua a funzionare anche grazie alla solidarietà internazionale che riceve.

“Non sappiamo se domani avremo la fortuna di ricevere un aiuto per mandare avanti questo centro sanitario – concludono Tere e Maria –. L’unica cosa sicura è che domani, come ogni giorno, arriveranno delle mamme con i loro bambini per le vaccinazioni, si presenterà una donna in travaglio e un bambino avrà bisogno di urgenti cure mediche”.

Fonte: Infoans

Per ulteriori informazioni: www.missionidonbosco.org

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