The Gift: il percorso di Johnny Cash

The Gift: il percorso di Johnny Cash

The Gift: il percorso di Johnny Cash

Il film sul doppio viaggio dell’Uomo in nero

 

Di Lorenzo Randazzo per ilsussidiario

Su Youtube è disponibile gratuitamente un documentario (sottotitolato) di un’ora e mezza diretto da Thom Zimny sulla vita di Johnny Cash

“Il Signore ha messo la sua mano su di te, non dimenticare mai il Dono”. Johnny Cash rievoca le parole della madre quando lo sente cantare per la prima volta con quella voce incredibile. La Voce come Dono: “È la prima volta che lo ha chiamato così. Cantare, comporre canzoni per la mia voce, questo è il Dono”. 

Per chi ha conosciuto e amato Johnny Cash grazie alle sue canzoni, tramite i video dei suoi celebri concerti nelle prigioni o anche solo grazie al film Quando l’amore brucia l’anima – Walk the line in cui il ruolo Johnny è interpretato dall’ottimo Joaquin “Joker” Phoenix, non può perdersi la visione di The Gift: The Journey of Johnny Cash. Si tratta di un documentario di un’ora e trenta del regista Thom Zimny (Western StarsSpringsteen on Broadway) disponibile gratuitamente e in esclusiva su YouTube che percorre la vita del Man in Black tramite foto e filmati originali con la voce narrante dello stesso Cash, dei suoi figli Rosanne Cash e John Carter Cash e di artisti del calibro di Graham Nash, Jackson Browne e Emmylou Harris.

Nel documentario ci sono parecchi brani della produzione di Cash (su Spotify è disponibile l’intera playlist) e l’apertura è con il classico Folsom Prison Blues (Hello, I’m Johnny Cash!!!) in cui scorrono diverse immagini del famoso concerto nel carcere di Folsom. La colonna sonora originale del film, in cui le parole di Cash sono parte integrante, è invece opera di Mike McCready, chitarrista dei Pearl Jam, che accompagna il viaggio umano e artistico dell’Uomo in Nero dalla nascita nell’Arkansas rurale nel 1932 fino alla sua scomparsa a Nashville nel 2003.

Nei giorni nostri si sente spesso parlare del Green New Deal che innoverà la produzione industriale mondiale e che rivoluzionerà la società con una nuova impronta verde.

Nel 1935 il “New Deal” del presidente Roosevelt ha invece come obiettivo di promuovere lo sviluppo agricolo della Nazione consegnando un appezzamento di terra, una casa, un fienile e un mulo a centinaia di famiglie… il padre di Johnny è uno dei fortunati vincitori. Johnny cresce quindi in un contesto umile di provincia e di duro lavoro nei campi e dopo una breve parentesi in fabbrica alla Pontiac, si arruola nell’Air Force dapprima in Texas, dove conosce la prima moglie Vivian Liberto, e poi in Germania dove viene impiegato nel reparto radio a decifrare i codici russi.

Chi meglio di lui ha orecchio per “comprendere come le parole si combinano e come i versi e i ritmi riescono a combaciare e a stare bene insieme”, racconta il figlio John Carter Cash. Il ritorno e quindi la decisione di intraprendere una carriera musicale sono l’inizio del mito di Johnny Cash.

Bruce Springsteen contribuisce nel filmato con una riflessione sulla musica Country: “Peccato e Salvezza. La musica country è tutta sul sabato sera e la domenica mattina. Pentirsi, pentirsi la domenica per quello che hai fatto la sera prima”. Saturday Night e Sunday Mornings, questo è il Country e questa è stata la vita di Johnny Cash. Le droghe, l’alcol e le medicine, anche prescritte dai medici, servono per sostenere la vita estenuante in Tour e le performance dal vivo cariche di energia. “La vita è una questione di scelte”, si ricorda nel film, come quella di privilegiare la musica con la Columbia (anziché continuare con la piccola Sun Records), che comporta lunghi tour promozionali, piuttosto che dedicare tempo alla moglie e alle 4 figlie.

Quindi l’incontro con June Carter che si unisce ai suoi concerti nel ’62 per non lasciarlo più: si sposa in seconde nozze e rimarrà la sua compagnia per il resto dei suoi giorni.

Tra i passaggi chiave della sua vita, la morte da ragazzino dell’amato fratello Jack per via di un incidente in segheria e il suicidio di Glen Sherley carcerato di Folsom e autore di “Greystone Chapel” che Johnny aveva coinvolto nei suoi show musicali. Johnny Cash continuerà a fare del bene al prossimo, ma questi due eventi drammatici lo aiuteranno a comprendere meglio che la vita degli altri e la loro salvezza non dipendono direttamente dalle sue azioni. Fervente cristiano e amante della Bibbia, Johnny Cash ha sempre tirato dritto per la sua strada, I walk the line.

Il cantautore Claudio Chieffo, attento conoscitore dell’animo umano, cantava in Favola: “Non arrenderti al buio che le cose divora, ora è notte ma il giorno verrà ancora”. Johnny Cash ha camminato più volte nel buio, ma poi ha sempre ritrovato la luce. Loss and Salvation, dolore e luce: la religione e la spiritualità hanno determinato la personalità e hanno sempre guidato la vita artistica di Johnny.

“Quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero ma perde se stesso”?

Ottenuto un successo clamoroso, in cui l’apice viene raggiunto con lo spettacolo televisivo Johnny Cash Show in cui diventa la “Voce d’America”, Cash decide di cambiare rotta artistica e di dedicarsi alla musica gospel e alla difesa di più deboli: “Le vendite dei miei dischi precipitarono quando dichiarai la mia fede”. Per quanto negli anni ’70 le vendite sono scarse a Johnny importa poco, come dice il figlio John Carter Cash in quegli anni il padre: “Individuò uno scopo, chi era e dove era diretto. Da allora visse con gioia la vita”.

Eppure negli anni ’80 Johnny ricade nuovamente con la dipendenza agli stupefacenti e ancora la sua carriera sembra giungere al termine. Nel 1992 ci vuole l’intuizione di quel genio di Rick Rubin che con gli American Recordings riesce a trovare una nuova dimensione all’arte e al talento di Johnny Cash.

In tutto il film emerge la profonda spiritualità che caratterizza non solo la sua produzione musicale, ma anche il suo modo di affrontare la vita. Successo, fallimento, redenzione e rinascita questa è la parabola umana di Johnny Cash che si è ripetuta più volte. Il film si conclude con la musica di Spiritual di Josh Haden degli Spain incisa da Cash per l’album Unchained. Le parole sono quelle di un peccatore che invoca la salvezza prima di morire: “Jesus, oh Jesus I don’t want to die alone, Jesus if you hear my last breath, don’t leave me here, left to die a lonely death”. Johnny certo di quello che ha incontrato in vita si affida completamente al Mistero “Ora tutto quello che ho sei tu”.

 

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Propositi ambiziosi per il 2020

Propositi ambiziosi per il 2020

Propositi ambiziosi per il 2020

di Costanza Miriano

 

Per questo 2020 che inizia ho un proposito molto ambizioso, che però credo si infrangerà sullo scoglio della mia umanità verso mezzanotte e quaranta, a meno che non riesca ad andare a letto prima, nel qual caso potrà resistere fino a domattina sul tardi, perché non parlo mai prima di avere preso due caffè. Vorrei imparare a controllare le mie parole. Come dice la lettera di Giacomo non è vero che quello che pensiamo condiziona quello che diciamo.

Molto spesso è vero anche il contrario. Spesso lasciamo che le parole partano senza troppo pensare – un pensiero solido organizzato, serio e non emotivo è una rarità – e lasciamo che vadano dietro al nostro mondo emotivo, e così diciamo con leggerezza cattiverie a volte anche inutili, spesso ingiuste, a volte anche giuste ma non necessarie. E piano piano le nostre parole modificano ciò che sentiamo, ciò che pensiamo, e infine come viviamo. Sembra un cambiamento da poco, ma è una leva potentissima per la nostra conversione. Non per niente abbiamo due barriere, i denti e le labbra, per cercare di frenare la voce. E non per niente abbiamo due orecchie, mentre di bocca una sola, perché dovremmo ascoltare più che parlare. Il silenzio, più spesso possibile.

Un silenzio che ascolta davvero gli altri: quante volte nelle conversazioni ci è capitato di notare di non essere ascoltati?

E quante volte anche noi forse parlando con qualcuno non avremo ascoltato. Io ho diverse amiche molto capiscione, come le chiamo io, cioè capaci di ascoltare davvero e di capire, ma sono una rarità, e non sono neppure sicura di essere capace di fare altrettanto per loro. Sembra un cambiamento da poco, ma non lo è. Una volta a un’omelia di un matrimonio il sacerdote si è raccomandato di non commentare la festa che sarebbe seguita: se i camerieri saranno in ritardo, se il riso sarà freddo, se l’invitata seduta vicino a noi antipatica. Non dite niente. Zero. Io lì per lì mi sono chiesta che senso avesse. Cioè, non parlare male dell’invitata posso anche capirlo.


Ma che male c’è a dire che il riso è freddo? Eppure è vero, è proprio cambiare lo sguardo, adottare un altro paradigma, cominciare a ringraziare per quello che c’è: c’è una festa, sono stata invitata, c’è del cibo e anche oggi posso mangiare, ho degli occhi per vederlo e le mani per portarlo alla bocca.
Quando cominci a spegnere le mormorazioni e ad accendere questo sguardo – azionare l’App Occhi, marchioregistrato – cambia anche il cuore. Mi è capitato anche di notare che quando con un’amica ti lasci andare alle critiche a qualcuno (ovviamente per il suo bene, per carità), le critiche si autoalimentano. Ne trovi sempre di nuove, e altre persone a cui destinarle. Sparlare è uno sport di resistenza, e più sei allenato più ti riesce.

Il silenzio poi ci permette di ascoltare la voce di Dio. Silenzio dalle parole ascoltate, dette e scritte, come ha detto ieri il Papa, invitandoci a spegnere i telefonini (il problema per me è ricordare dove nascondo quelli dei miei figli, attendo un Angelus con consigli in merito). 

Il silenzio dunque non è un valore in sé, io non sono buddista: il silenzio che cerco è per far parlare Dio. Spazio per lui. Spazio per ricordare la Sua Parola, ricordarla nel senso proprio etimologico di riportarla al cuore, osservarla, custodirla (che poi è stato il tema del capitolo generale del monastero Wi-Fi, e vorrei dire grazie a Dio per questa cosa meravigliosa che si è inventato in questo 2019 che finisce, con la complicità di una delle sue bionde preferite, Monica, e di tutta la squadra delle amiche, figli spintaneamente arruolati compresi).

 

Se riuscirò a fare un po’ di silenzio, il mio manifesto per il 2020 è: imparare il Padre Nostro. Non nel senso del testo, ovviamente, non sono ancora a quel punto anche se dimentico chiavi e auto parcheggiate e compleanni, e sto entrando in quella fase della vita in cui parlo sorridente con delle persone di cui ignoro totalmente l’identità (di solito mamme di compagni di classe, medici e vicini di casa, mentre con i confratelli del monastero wi-fi ho una grazia speciale, e memorizzo non so come vicende umane e nomi di figli e malattie). Comunque di solito me la cavo anche abbastanza bene, se non compare qualcuno che conosco e a cui dovrei presentare quella simpatica bionda con cui sto parlando da quattro minuti senza avere la minima idea di chi sia.

 

Il Padre Nostro lo voglio imparare nel senso di piantarmelo dentro al cuore, perché sono le uniche parole che Gesù ci ha raccomandato di dire, invitandoci a non sprecarne altre, inutili. Proprio mentre riflettevo su questo mi sono imbattuta in due libretti (etti per dimensioni) preziosi, di Santo Marcianò. Il primo ha un titolo folgorante, Signore, insegnaci a parlareed è una raccolta di meditazioni proprio sul Padre Nostro come vocabolario della preghiera e dell’amore.

Penso che se proviamo a fare nostra una parola per volta abbiamo da lavorare per tutto l’anno, a essere ottimisti. Forse per tutta la vita, se consideriamo che a volte san Francesco non riusciva ad andare oltre la prima parola, Padre, tanto lo commuoveva la scoperta di essere figlio di Dio. Quanto al nostro, quindi la comunione, come spiega il libro, ci sarebbe da lavorare davvero una vita.

E il cuore del Padre Nostro è quel “sia fatta la tua volontà” così difficile da dire a volte, ma così pacificante. E così davvero ribelle e coraggioso, così liberante come scrive monsignor Marcianò. Ma per dire davvero, ma davvero sia fatta la tua volontà ti devi convertire sul serio. A pagina 62:

“Che tutto diventi cielo! Traduce così un antico autore, Origene, il significato di questa domanda del padre Nostro. E aggiunge: La volontà di Dio si compia perché, per così dire, tutto si incieli e un giorno non ci sia terra, ma tutto sia cielo”.

E così, aggiungo io, diventa cielo quella moglie nervosa, quel marito musone, quei figli egoisti, quel cattivo umore che neanche noi sappiamo perché, quel lavoro che oggi piuttosto ti spareresti, quella torta da preparare. Sia fatta la tua volontà rende il cuore docile come quello di un infante, a cui tutti scelgono tutto, e lui si lascia fare certo dell’amore di quelle mani.

 

Se riesco a mantenere il proposito un po’ oltre la mattina del 1 gennaio, un altro effetto collaterale potrebbe essere quello di riscoprire il vero senso delle parole, e di questo si occupa l’altro libretto di cui parlavo, pensato per i giovani che a volte si vedono consegnate parole impoverite di senso, (penso per esempio a “love is love”): Parole sempre giovani cerca invece di riscoprire il senso di parole di uso comune, come per esempio amore, appunto.

È insomma un dizionario italiano italiano, per mettere alcuni punti fermi necessari come non mai (ogni volta che mi trovo a parlare con i ragazzi nelle scuole mi rendo conto della confusione che c’è sui fondamentali).

 

Ecco, dire meno parole, dire se possibile solo quelle buone (vale sempre la regola del mio amico Pippo Corigliano: se non puoi lodare, taci), ridare il senso alle parole, ascoltare Dio, osservare la Sua Parola, ascoltare di più chi mi è consegnato come compagno di cammino ogni giorno (con mio marito è facile, dice una parola al mese), imparare a pregare seriamente il Padre Nostro.

Io direi che fino al 2070 sto a posto. Ma solo perché nel caso avrei 100 anni. Più probabilmente sarò morta e allora magari starò zitta (così spera mio marito).

Fonte: costanzamiriano.com

Locanda Centimetro Zero

Locanda Centimetro Zero

Locanda Centimetro Zero

L’impresa sociale che sta dietro alla sedia citata da Mattarella

 

Di Stefano Arduini per Vita

 

Il Presidente della Repubblica l’ultimo dell’anno ha richiamato la straordinaria esperienza della Locanda Centimetro Zero, nata in provincia di Ascoli Piceno grazie anche al supporto della fondazione Carisap. Ecco chi sono e cosa fanno.

“Una associazione di disabili mi ha donato per Natale una sedia. Molto semplice ma che conserverò con cura perché reca questa scritta: «Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi». Esprime appieno il vero senso della convivenza”.

L’associazione citata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno è quella che ha dato vita alla locanda Centimetro Zero che abbiamo raccontato nel distretto sociale del Piceno (il ristorante si trova a metà strada fra la riviera delle Palme di San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno nel comune di Spinetoli). Si tratta di un’esperienza straordinaria di impresa sociale promossa grazie alla fondazione Carisap e alla Bottega del Terzo settore. Per il secondo anno di fila la locanda ha ottenuto il prestigioso inserimento nella guida Slow Food. Non solo. Se provate a digitare Centimetro Zero su Tripadvisor scoprire che è la prima in classifica quanto a recensioni digitali.

Scrive Marco A5892: «Abbattuta ogni barriera di spazio e sociale. Non mangi per gratificarti solidalmente, semplicemente mangi “veramente bene” aggiungendo plusvalore alla tua cena».
Eh, sì. Perché non bastano la buona cucina, ottimi per varietà di scelta e qualità gli antipasti, mentre fra i primi in questa stagione vanno per la maggiore i ravioli verdi pistacchio e limone, gli spaghettoni al pesto al cavolo nero e le zuppe di zucca, porro o castagne e non bastano nemmeno i prezzi alla portata di tutti (si mangia mediamente con 25 euro a testa).

«A fare la differenza sono loro, se non ci fossero loro in fondo saremmo un buon ristorante come tanti altri», racconta la responsabile del progetto Roberta D’Emidio. Loro sono 15 ragazzi in borsa lavoro, tutti dai 20 ai 40 anni, con disabilità intellettive, più o meno gravi, sindrome di down, autismo. Martina, Veronica, Giulia, Francesca, Clarissa, Davide, Fabio, Daniele, Marino, Gabriele, Costantino, Riccardo, Emidio, Alessio e Lorenzo si prendono cura dell’orto e degli arredi, della cucina e della sala, dei clienti. Lavorano 20 ore a settimana, tre giorni su sette.

 

«Non è stato facile formali, per loro è importante avere e riconoscere una guida e lavorare in un ambiente conosciuto, ma presto credo alcuni siano pronti per andare a lavorare in altri ristoranti, magari sotto la nostra supervisione, ma con una buona dose di autonomia», spiega la responsabile. Il suo sogno «è quello di aprire una locanda gemella sul mare, ci sono tanti altri ragazzi e tante altre famiglie che vorrebbe partecipare a questo progetto», conclude D’Emidio.

 

Appuntamenti salesiani 2020

Appuntamenti salesiani 2020

Appuntamenti salesiani 2020

I 10 eventi, tendenze e hashtag da far diventere “trending topic” per il 2020

Il 2020 si presenta come un anno di grandi progetti e aspettative. La FAO ha dichiarato il 2020 “Anno Internazionale della Salute delle Piante”, un’opportunità unica per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale su come la tutela della vegetazione possa contribuire a porre fine alla fame, ridurre la povertà, proteggere l’ambiente e stimolare lo sviluppo economico. Il Papa ha lanciato un evento globale per quest’anno: “Ricostruire il patto educativo globale”. E in questo contesto il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, ha offerto alla Famiglia Salesiana una riflessione molto attuale attraverso la sua Strenna sul tema: “Buoni cristiani e onesti cittadini”.

“Per i nostri giovani d’oggi, abituati a risultati immediati… educare all’impegno sociale è imprescindibile”, scrive il Rettor Maggiore nella Strenna per il 2020. E in piena sintonia con questa linea, il Papa ha indetto un evento mondiale per il 14 maggio 2020: “Ricostruire il patto educativo globale”, allo scopo di “rilanciare l’impegno per e con le giovani generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta e inclusiva, capace di ascolto paziente, di dialogo costruttivo e di comprensione reciproca”.

Il 2020 si apre perciò con grandi prospettive, sogni e speranze per tutta la Famiglia Salesiana. Ma, per unificare criteri, impegni e soprattutto per lanciare lo stesso messaggio a livello globale, proponiamo i 10 eventi di quest’anno, le 10 tendenze da rendere “trending topic” nelle nostre azioni sulle reti sociali e i 10 hashtag che devono inondare i “cortili digitali”:

GENNAIO

16-19

Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana
Luogo: Torino – Italia
Hashtag: #GSFS

GENNAIO

31

132 anni dalla Nascita al Cielo di Don Bosco
Luogo: Torino – Italia
Hashtag: #DonBosco

FEBBRAIO

6-11

Visita del Rettore Maggiore in Venezuela
Luogo: Caracas – Venezuela
Hashtag: #VenezuelaSalesiana

FEBBRAIO

Visita del Rettor Maggiore e benedizione di una nuova scuola
Luogo: Spagna
Hashtag: #DonBoscoEducatore

FEBBRAIO – APRILE

Dal 16 febbraio al 4 aprile

Capitolo Generale 28° (CG28)
Luogo: Torino, Italia
Hashtag: #CG28

MAGGIO

23

Consulta Mondiale della Famiglia Salesiana
Luogo: Torino, Italia
Hashtag: #ConsultaFS

MAGGIO

24

Festa di Maria Ausiliatrice
Luogo: Torino, Italia
Hashtag: #Ausiliatrice

GIUGNO

24

150 anni di fondazione degli Exallievi di Don Bosco
Luogo: Torino, Italia
Hashtag: #ExallieviDB

SETTEMBRE

18

XXIV Capitolo Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice
Luogo: Roma, Italia
Hashtag: #CG24

SETTEMBRE

27

151a Spedizione Missionaria Salesiana
Luogo: Torino, Italia
Hashtag: #MissionariSalesiani

 

Fonte: InfoAns

Battesimo del Signore

Battesimo del Signore

Battesimo del Signore

12 gennaio 2020 – Anno A

 Vangelo secondo Matteo (Mt 3,13-17)

 COMMENTO di suor Patrizia Colombo, FMA

 

Su questa pagina di Vangelo si potrebbe fare un corso di Esercizi spirituali e, di fatto, si trovano tantissimi commenti, testi con esegesi, omelie e riflessioni sul Battesimo di Gesù, e di tanti studiosi autorevoli e preparati, di tanti maestri di spiritualità, di tanti profeti del nostro tempo.

Ecco allora che, solo in punta di piedi, con tanta umiltà, ho cercato di trovare una sfumatura salesiana a questa pagina centrale della vita di Gesù. Di fatto, tanti sono i collegamenti che si possono cogliere tra questo episodio e quanto accade nell’esistenza di Don Bosco e di Madre Mazzarello, qui mi permetto di sottolinearne uno.

Gesù, nel racconto che gli evangelisti fanno del suo Battesimo, sceglie di unirsi totalmente all’umanità a cui era stato mandato, si mette in fila con gli uomini e le donne del suo tempo, si immerge nella loro realtà. Lì dichiara, in modo ancora embrionale, se così si può dire, la sua missione. E la voce del Padre sancisce questa missione, che è poi anche l’identità stessa di Gesù: lui è il Figlio amato, nel quale il Padre trova compiacimento, Gesù fa ciò che piace al Padre.

Matteo parla di una voce che dal cielo si fa udire.

Verrebbe da chiedersi come si è fatta sentire questa voce, chi altro l’ha potuta udire, l’ha sentita solo Gesù? E come fa Matteo a sapere di questa voce?

Forse è stata un’intuizione profonda del cuore che poi Gesù stesso ha raccontato; forse un suono distinto che tutti hanno udito; forse una sensazione che i presenti hanno sperimentato.

Non sappiamo.

Ci restano le parole scelte da Matteo per raccontarci quanto è accaduto.

Non sappiamo come esattamente si sia fatto sentire Dio, sta di fatto che questa rivelazione, questo incontro, è avvenuto e ha dato inizio a qualcosa.

Così come è successo nell’annuncio dell’angelo a Maria, o nei sogni per Giuseppe…

Il Vangelo ci racconta di un Dio che si fa sentire, che sa come manifestare la sua volontà; come questo avvenga non sappiamo bene, ma non possiamo dubitare del fatto che questo accada, perché poi da questi incontri, da queste rivelazioni si mettono in moto dei processi, spesso imprevedibili in precedenza.

Un po’ come, in modo certo differente, è avvenuto poi anche per esempio a Don Bosco e a Madre Mazzarello, i fondatori del nostro Istituto.

Don Bosco racconta del sogno che fece a 9 anni e che segnò e indirizzò tutta la sua vita:

“A 9 anni feci un sogno. […] apparve un Uomo venerando, nobilmente vestito. Il volto era così luminoso che non potevo fissarlo. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di pormi alla testa di que’ fanciulli aggiungendo queste parole: «Non colle percosse ma colla mansuetudine e colla carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Mettiti adunque immediatamente a fare loro un’istruzione sulla bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù»”.

(Giovanni Bosco, Memorie dell’Oratorio, LAS, Roma, 2011, pp. 62-63)

 Anche per Madre Mazzarello c’è una rivelazione che ha del misterioso e che, tuttavia, traccerà la sua missione e, quindi, anche la sua identità profonda:

 “Passava un giorno per Borgoalto, quando le parve di vedere di fronte un gran caseggiato con tutta l’apparenza esteriore di un collegio di numerose giovanette. Si fermò a guardare piena di stupore e disse fra sé: – Cosa è mai questo che io vedo? Ma qui non c’è mai stato questo palazzo! Che succede? – E sentì come una voce: «A te le affido». Maria si allontanò rapidamente di là e procurò di non ripensarvi; ma sì, quelle giovanette erano sempre lì quasi a chiamarla, specialmente ogniqualvolta era costretta a ripassare per quell’altura”.

(dalla “Cronistoria” dell’Istituto delle FMA).

Intuizioni. Segni di Dio nella loro storia, segni che non si erano costruiti da soli, che non erano illusioni o allucinazioni, parole a cui hanno creduto e che hanno tracciato la loro missione.

Dio si rivela, anzi, “ci rivela”, ci fa capire chi siamo e cosa siamo chiamati a fare.

Dio si fa sentire da chi ha il cuore docile, da chi “lascia fare” a lui, da chi cerca di fare ciò che piace al Padre, da chi non soffoca le intuizioni che non si è dato da solo, anche se non tutto il cammino è chiaro e tracciato sin dall’inizio.

Gesù, nel suo Battesimo, si fa uno di noi e il Padre approva totalmente quel gesto del Figlio amato. Per Gesù certo è avvenuto in modo unico e irripetibile, eppure anche di noi, in maniera differente, sebbene non poi così diversa, il Padre può compiacersi.

Che cosa grande: siamo chiamati a immergerci nella realtà condividendo il cammino di ogni uomo e a sentirci figli amati, a fidarci totalmente di Dio così da intuire la sua approvazione, da desiderare di renderlo contento, tanto da conformarci alla sua Parola.

Che cosa grande: lasciar fare a Dio perché ci purifichi, ci faccia sentire la sua voce e ci conduca dove la sua gioia corrisponde a ciò che è il meglio per noi.

Che cosa grande: sentire che Dio ci è Padre, che ci ama e che in noi si compiace, che noi possiamo rendere felice Dio di averci come figli, che Dio ci ama e ci manda ai fratelli perché tutti conoscano il suo amore.

E che cosa grande avere Gesù come maestro e come modello. “Lascia fare per ora”: Gesù ci dà l’esempio, egli chiede a Giovanni di non fermare quel gesto che dice l’amore trinitario che unisce il Padre e il Figlio e il Figlio ad ogni uomo e donna.

Che anche noi possiamo riconoscere, come Giovanni il Battista, che siamo noi ad aver bisogno di essere battezzati e che invece è Gesù che per primo ci viene incontro, affinché impariamo da lui cosa piace a Dio Padre.

Ti informiamo che, per migliorare la tua esperienza di navigazione su questo sito, utilizziamo diversi tipi di cookies, tra cui cookies a scopo di profilazione che ci consentono di accedere a dati personali raccolti durante la navigazione. Alla pagina informativa estesa è possibile negare il consenso all'installazione di qualunque cookie. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione saranno attivati tutti i cookies specificati in dettaglio nella informativa estesa ai sensi dell’art. 13 del Regolamento UE 2016/679. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi