This is us

This is us

di Sergio Perugini per AgenSir.it

 

“This Is Us”, family drama a stelle e strisce targato Nbc e prodotto dalla Fox, disponibile sulla piattaforma Amazon Prime Video. Da martedì 24 settembre la serie tv sbarca finalmente in chiaro su Tv2000, emittente della Conferenza episcopale italiana (canale 28 del digitale terreste). Per la rete costituisce uno dei prodotti di punta, sul fronte delle acquisizioni internazionali, nella nuova stagione tv appena partita. Ai 71esimi Emmy Awards, gli Oscar della televisione negli Stati Uniti promossi dalla Academy of Television Arts & Sciences, era in corsa con 5 candidature, tra cui miglior serie drammatica e migliori interpreti.

Stiamo parlando di “This Is Us”, family drama a stelle e strisce targato Nbc e prodotto dalla Fox, disponibile sulla piattaforma Amazon Prime Video. Da martedì 24 settembre la serie tv sbarca finalmente in chiaro su Tv2000, emittente della Conferenza episcopale italiana (canale 28 del digitale terreste). Per la rete costituisce uno dei prodotti di punta, sul fronte delle acquisizioni internazionali, nella nuova stagione tv appena partita.

Il concept di “This Is Us”

Ideata e scritta da Dan Fogelman – sceneggiatore di successo di cartoon della Disney come “Cars” (2006) e “Rapunzel” (2010) così come della commedia “Crazy, Stupid, Love” – la serie “This Is Us” (18 episodi a stagione) ruota attorno alla famiglia Pearson. Conosciamo subito Jack (Milo Ventimiglia) e Rebecca (Mandy Moore) nel 1980, che stanno mettendo su casa in attesa del primo figlio. In verità si tratta di un parto gemellare. La coppia, per una serie di vicissitudini, si trova poi ad accogliere anche un terzo bambino, Randall, un neonato di colore abbandonato in ospedale in concomitanza del parto di Rebecca.

La narrazione successivamente ha continui salti temporali, mostrandoci la famiglia Pearson 36 anni dopo.

Troviamo tre giovani adulti, Randall (Sterling K. Brown), Kate (Chrissy Metz) e Kevin (Justin Hartley), alle prese con famiglie, carriere, amori e irrisolti del passato. Ogni episodio ci regala in maniera convincente vedute sui Pearson nel corso di questi tre decenni, con un viavai temporale che compone un quadro coinvolgente e spesso poetico.

 

I temi

Cuore del racconto è ovviamente il tessuto familiare. Quello che un individuo diventa da adulto è frutto delle influenze sociali, ma soprattutto delle radici familiari, affettive ed educative.

Vediamo una famiglia che avanza negli anni con grandi sacrifici, quelli di due giovani genitori, Jack e Rebecca, dal lavoro precario e impreparati all’arrivo di tre bambini.

In loro c’è sì fatica, ma anche tanta gioia e desiderio di dare il massimo, di regalare ai propri figli un futuro di possibilità e speranza. Figli amati e supportati sempre.

Poi, ritroviamo quei bambini adulti, coscienziosi ma anche impantanati in problemi quotidiani: c’è Kate alle prese con un’obesità che non accetta, che vorrebbe affrontare ma non riesce a trovare stimoli necessari; Kevin, popolare attore di sit-com, insofferente per una carriera finita nelle secche della ripetitività e della superficialità vanesia dello star system; e infine Randall, il più realizzato di tutti, sposato, padre di due bambine e affermato medico. Randall però convive con lo strappo dell’adozione; seppure tanto amato, non riesce a scordare l’esistenza di un padre biologico che lo ha lasciato in fasce.

 

Il punto critico-pastorale Sir-Cnvf

Senza dubbio quello che si rileva nel guardare la prima stagione di “This Is Us” è che si tratta di una serie scritta molto bene e interpretata dall’intero cast (tutti!) in maniera intensa e convincente.

È un racconto sulle dinamiche familiari – relazioni moglie-marito, genitori-figli nonché tra fratelli – che tiene conto delle difficoltà e insidie della società contemporanea, esplorando tutti i suoi fronti problematici (e nella serie ce ne sono diversi in campo, gestiti però con compostezza e attenzione) e regalando comunque un ritorno di senso.

È vero, la famiglia può essere difficile da gestire: far quadrare i conti spesso richiede un master in business administration e l’organizzazione dei figli comporta continuamente un surplus di energie e pazienza; ma quello che “This Is Us” ci mostra è che alla fine, nonostante gli ostacoli, vale sempre la pena: la famiglia è il nostro tutto, l’ambiente che ci accoglie, in cui ci formiamo e per cui ci mettiamo continuamente in gioco.

Questo viene tratteggiato bene nella serie, con un calibrato mix di poesia e garbato umorismo. A ben vedere, come già indicato, si riscontrano nel racconto dei passaggi non poco scivolosi, ma rispetto alle tante fiction a sfondo familiare di matrice Usa (il più delle volte abbondantemente sopra le righe), questa si rivela centrata e dallo sguardo equilibrato.

Con “This Is Us”, dunque, Tv2000 allarga ulteriormente il proprio orizzonte di programmazione, andando sempre più incontro alla realtà con i suoi problemi ma anche con i suoi tanti guadagni.

La camminatrice di Dio

La camminatrice di Dio

“ANDARIEGA DE DIOS”

 

Sr Susanna Anzini

 

Accostarsi alla figura di santa Teresa d’Avila può incutere un certo timore: siamo di fronte ad una grande santa, alla riformatrice di un ordine antico e importante come il Carmelo, ad una religiosa vissuta in anni difficili come quelli della riforma cattolica, ad una delle pochissime donne ad essere stata proclamata dottore della Chiesa, ad una scrittrice fondamentale nella letteratura spagnola… insomma, si ha la sensazione di accostarsi ad un gigante, quasi ci si trovasse di fronte alle mura stesse di Avila o a quelle del famoso “castello interiore”.

Ma, come per entrare nel “castello interiore” è necessaria semplicemente la preghiera, così per superare l’idea che Teresa d’Avila sia una santa inavvicinabile, basta solo iniziare a conoscerla. Si scopre così che, come tutti, neppure Teresa è nata santa ma lo è diventata, dopo un’adolescenza non priva di divertimenti e mondanità.

I primi anni in convento non furono facili per lei, rischiò di morire in seguito ad una misteriosa malattia: arrivarono addirittura a scavare la sua tomba. La sua vita di clausura, inoltre, non era affatto ritirata: Teresa, un’abile oratrice, trascorreva molto tempo nel parlatorio a conversare. Solo dopo molti anni avvenne quella che i suoi biografi chiamano la seconda conversione: Teresa iniziò a condurre una vita maggiormente dedita alla preghiera e alla meditazione.

La sua spiritualità crebbe grazie agli incontri con altri santi, Pietro d’Alcantara e Giovanni della Croce, che la incoraggiarono e dissiparono i suoi dubbi sui fenomeni mistici, che diventavano sempre più frequenti nella sua vita. La sua esistenza si trasformò in una vera e propria lotta: contro l’inquisizione, che vedeva con sospetto le sue estasi e controllava scrupolosamente i suoi scritti per cercarvi tracce di eresia; contro le consorelle, che non approvavano la sua idea di riformare il Carmelo per riportarlo all’austerità della regola primitiva; contro i suoi concittadini, che ostacolavano l’intenzione di fondare un nuovo monastero in una città che già ne era ricca. Ma la fiducia che Teresa riponeva in Dio era incrollabile e lei si mostrava instancabile; nonostante l’avanzare dell’età, la sua attività era quasi febbrile: scriveva lettere e opere, guidava le consorelle e peregrinava da un punto all’altro della Spagna per dare vita alle sue numerose fondazioni: saranno diciassette i conventi che farà nascere. Viaggiare, a quell’epoca, non era certo semplice, ma Teresa era inarrestabile tanto da meritarsi il soprannome di “andariega de Dios”.

Siamo dunque di fronte ad una donna molto intelligente, che ha vissuto pienamente incarnata nel suo tempo, sapendone cogliere pregi e difficoltà. Santa Teresa non si è fermata di fronte alle grandi sfide che la vita le ha posto davanti (l’inquisizione, essere donna in una società maschilista, la sfiducia e l’opposizione di chi le stava accanto…), ma ha saputo leggere i segni di Dio nella semplicità del quotidiano e vivere fino in fondo la sua missione. Tutto questo è riuscita a realizzarlo mantenendo la gioia di chi è certo dell’amore di Dio.

Teresa d’Avila non è dunque una santa di molti secoli fa, ma una donna pienamente attuale, che ha ancora molto da dire al mondo di oggi.

Persone e linguaggio

Persone e linguaggio

di Bruno Mastroianni

Le parole sono importanti.

È forse una delle frasi più ripetute in assoluto ogni volta che si parla di linguaggio e di comunicazione. Ed è una frase fondata: le parole sono ciò che ci rende capaci di esprimere il nostro pensiero di fronte agli altri e a nostra volta di capirli.

Ma questa importanza delle parole va bene intesa e in un certo senso relativizzata: va messa in rapporto, infatti, a ciò a cui le parole rimandano. Esse non sono meri pacchetti codificati di significati che ci scambiamo indicando in maniera più o meno chiara i nostri pensieri; sono molto di più. Ce ne accorgiamo quando entriamo in discussione con l’altro ed emerge il dissenso, cioè il diverso modo di vedere e di sentire la realtà. In quei momenti ci rendiamo conto che nelle parole mettiamo tutti noi stessi, le nostre relazioni, il valore che diamo alla realtà attorno a noi.

Questo insieme di relazioni significative che noi esprimiamo nelle parole dice chi siamo e chi vogliamo essere, dice come ci poniamo nei confronti degli altri, dice cosa è per noi il mondo e che posto vogliamo ritagliarci in esso. Per questo una discussione non è mai un semplice scambio di parole, è piuttosto un incontro (o uno scontro) tra mondi. È per questo che spesso finiamo in litigio: quella tensione che nasce dalla presenza di un altro mondo che mette alla prova il nostro ci spinge a rompere la relazione con l’altro e a porre fine al confronto.

Oggi, in un situazione di incontro costante prodotta dall’interconnessione, una delle capacità fondamentali per comunicare diventa allora l’autoironia, cioè il distacco da sé stessi.

Solo accettando con benevolenza i nostri limiti sapremmo anche accettare i limiti degli altri: è solo se ci si riconosce “manchevoli” che si riesce a stabilire punti di incontro con altri.

L’autoironia è la strada per sviluppare due capacità fondamentali nei confronti.

La prima è quella di saper ignorare le provocazioni: chi è autoironico sa passar sopra alla parte aggressiva delle espressioni altrui, senza offendersi, per prendere invece in considerazione la parte significativa, che c’è sempre. Ciò può ridare fiato al confronto anche quando sembra compromesso.

La seconda è quella di perdere la foga dell’ultima parola, che online è ancora più intensa visto che l’ultima frase rimane scritta a chiusura di una trafila di scambi. Chi ha un po’ di distacco in una discussione, una volta che ha espresso bene il suo pensiero si ferma perché sa che andare avanti all’infinito non porterebbe da nessuna parte.

L’autoironia è il “guardarsi da fuori”, anzi meglio: il sapersi guardare dal mondo dell’altro cercando di sintonizzarsi con ciò che per lui ha valore. Quando lo facciamo ci scopriamo capaci di far emergere nelle parole – pur nei mondi in conflitto – ciò che ci accomuna come persone. Che poi è la strada per comunicare.

 

Fonte: worldsocialagenda.org

Un’avventura con e per i giovani

Un’avventura con e per i giovani

di Anna Spena per Vita.it

Ad un anno dall’inizio del progetto “Donmilani2: Ragazzi Fuoriserie”, selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini, la fondazione organizza un momento d’incontro per raccontare gli adolescenti di oggi. «L’adolescenza non è una malattia», dice lo psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli che ha partecipato alla tavola rotonda. «Quindi smettiamo di “psichiatrizzarla”»

Immaginate un convegno. Poi smontate quest’idea. È quello che è successo a Milano per la giornata conclusiva del 31° Capitolo “Cercando l’Altro”, organizzato dalla Fondazione Exodus di don Antonio Mazzi nella sua prima storica sede nel Parco Lambro.

La Tavola rotonda, alla quale hanno partecipato il Prefetto di MilanoRenato SacconeVittorino Andreoli, Psichiatra e Scrittore, Eraldo Affinati, Scrittore, Docente e Direttore Scuola “Penny Wirton”, lo psicologo e psicoterapeuta Matteo LanciniVincenzo De Bernardo di “Con i Bambini”, Franco Taverna, Responsabile Progetto ”Donmilani2: Ragazzi Fuoriserie” e, ovviamente il “padrone di casa”, Don Antonio Mazzi, è nata per raccontare quello che è successo durante il primo anno del progetto “Don Milani2: Ragazzi Fuoriserie”, selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile – Bando Adolescenza. Un vero momento d’incontro e confronto su un tema difficile, complesso eppure tanto affascinante che è l’adolescenza, al quale ha preso parte anche Caterina AntolaPresidente Municipio 3 del Comune di Milano, in cui si torva la Cascina Molino Torrette di Exodus.

“Invece di fare una comunità”, ha esordito don Mazzi, “tanti anni fa ho deciso di intraprendere un’avventura con e per i giovani. Questa avventura continua ancora oggi, anzi, si allarga”. “Questa”, ha sottolineato appunto don Mazzi, “non è la solita tavola rotonda ma un momento di relazione che ho fortemente voluto per raccontarvi uno straordinario progetto educativorischioso e bellissimo – ma che sentiamo di dover fare. Quando parliamo di adolescenti usciamo dai soliti schemi. Gli adolescenti di oggi vanno capiti, ascoltati e hanno bisogno di iniziative nuove”.

Per questa ragione da alcuni anni la Fondazione prova a dare il suo contributo per realizzare una scuola nuova. “Grazie al contributo dell’impresa sociale Con i Bambino”, dice Franco Taverna, “siamo riusciti a potenziare ancora di più il nostro impegno per contrastare la povertà educativa. Il Don Milani2: Ragazzi Fuoriserie, presente in dieci poli su tutto il territorio nazionaleha un obiettivo preciso: “Lavorare sulle relazioni”, continua Franco Taverna, Coordinatore Nazionale del progetto, “perché quello che abbiamo imparato dalla nostra esperienza è che la povertà educativa non è solo diretta conseguenza di quella economica, ma affonda le sue radici nella difficoltà di gestione delle relazioni: tra genitori e figli, tra studenti e insegnanti, tra giovani ed educatori”.

“La presa in carico”, continua Vincenzo De Bernardo, “non è più solo delle persone svantaggiate, ma dei territori interi. E quindi sì, è sulle relazioni che si deve investire. Perché è vero: la povertà educativa non è solo una questione economica. Basti pensare ai figli dei camorristi o dei boss mafiosi: non si può dire di loro che siano poveri. Ma sono anche loro privati di qualcosa no?

Un conto è la crescita, un altro è lo sviluppo. E non può esserci sviluppo senza libertà. E quando si ottiene la libertà? Solo quando le persone sono messe in condizioni, fin da bambini, di esigere certi diritti: il diritto di studiare, di leggere, quello di vedere la bellezza.

Ecco, la Fondazione con il Sud, da cui l’impresa sociale Con i Bambini è nata, vuole lavorare sulle persone”.

Ma che cos’è davvero l’adolescenza? Quella dello psichiatra e scrittore Andreoli è stata una risposta onesta: “Non è una malattia”, ha detto (e il pubblico di 500 giovani ha sorriso ndr), “ma un periodo della vita che poi passa. Oggi tutti cercano di “psichiatrizzarla”, ma io non sono d’accordo. L’adolescenza è innanzitutto uno spazio in cui, per natura, “si è contro”.

a volte l’essere contro insegna ai giovani a capire il mondo fatto di contraddizioni. Mi sento anche di aggiungere un’altra considerazione: oggi non è più possibile parlare di adolescenza, ma dovremmo invece parlare di “adolescenze”. Io ne riconosco tre. Quella “conflittuale”, che si potrebbe anche chiamare adolescenza normale. Conflittuale significa “desiderare due cose diverse” e il nostro ruolo come adulti è quello di aiutare i ragazzi e fargli capire che c’è sempre una scelta da fare, senza mai giudicarli.

Poi c’è l’adolescenza difficile, che si caratterizza per un comportamento ripetitivo e dominante di non accettazione al quale dobbiamo prestare attenzione e infine c’è l’adolescenza malata che è rara. Quindi smettiamo di trattare tutti i ragazzi come materiali da psichiatria, non lo meritano”. Ma con i ragazzi bisogna lavorare anche su tre grandi temi che caratterizzano l’adolescenza e quasi ossessionano i giovani: la bellezza, la morte e il denaro.

“La prima”, continua Andreoli, “è che la bellezza non può essere chiusa in uno schema. E se non si è simili a questo schema i ragazzi non si sentono all’altezza. Quindi, aiutiamoli a gestire il non sentirsi belli. Secondo insegniamoli che cos’è la morte. Perché è il primo passaggio per capire che la vita è sacra e non si può giocare con la morte: né uccidere né uccidersi. E poi dobbiamo aiutare i nostri ragazzi a capire che la vita ha bisogno del denaro, ma non è il denaro”.

Uno dei grandi problemi delle “adolescenze di oggi” è che si cresce dentro a dei modelli.

“Società”, dice lo psicoterapeuta Matteo Lancini, “che fin da piccoli crescono i ragazzi nell’illusione del “successo a tutti i costi e alla popolarità”. E poi se i ragazzi non raggiungono queste false aspettative si sentono dei falliti. E allora educhiamo i nostri ragazzi al fallimento senza però confondere l’educazione al fallimento con la mortificazione.

E prepariamoci anche ad essere delusi, che anche la delusione servecome genitori, insegnanti ed educatori”.

“Io sono stato uno studente difficile, ma poi quella “difficoltà” mi è servita nella vita”, racconta lo scrittore e fondatore della scuola Penny Wirton, Eraldo Affinati, ai ragazzi in platea. “La scuola non è un luogo dove devono essere curati i sani, ma i malati. Anche per questo, con mia moglie, ho fondato la scuola. Oggi insegniamo “la lingua” ai ragazzi migranti. Perché se non conosci la lingua non puoi neanche esprimere le tue emozioni. Insegnare una lingua significa sanare una piega, cucire uno strappo, asciugare una lacrima. E agli educatori voglio dire che esistono più sconfitte che vittorie. Educare a volte significa ferirsi e stare attenti alle domande dei giovani, più che alle risposte. La nostra è la responsabilità dello sguardo altrui, lo sguardo dei ragazzi”.

Adesso la Fondazione si prepara ad affrontare il secondo anno di progetto…

 

Open Day 2019-2020

Open Day 2019-2020

“Vi voglio felici nel tempo e nell’eternità” affermava Don Bosco nella famosa lettera da Roma del 1884.

E questa volontà di gioia l’hanno raccolta le Figlie di Maria Ausiliatrice, conosciute anche come salesiane di Don Bosco.
Nelle nostre scuole, insieme con i docenti laici, i genitori e i ragazzi stessi, cerchiamo di realizzare il sogno del santo dei giovani, cioè quella felicità che si raggiunge quando, come voleva Don Bosco, si vive da buoni cristiani e onesti cittadini!

 

Ecco le date degli Open day delle nostre scuole in Lombardia:

 

MESE DI OTTOBRE

Sabato 19/10

Sabato 26/10

  • Scuola Primaria e Secondaria 1° grado – CASTELLANZA
  • Scuola Primaria e Secondaria 1° e 2° grado – MILANO – Volantino

 

MESE DI NOVEMBRE

Sabato 9/11

  • Scuola Infanzia e Primaria – MILANO – Volantino
  • Scuola Primaria – CINISELLO BALSAMO – Volantino

Venerdì 15/11

Sabato 16/11

  • Scuola Primaria e Secondaria 2° grado – VARESE
  • Scuola Infanzia – CINISELLO BALSAMO – Volantino
  • Scuola Infanzia, Primaria e Secondaria 1° grado – SAN DONATO MILANESE
  • Scuola Infanzia, Primaria e Secondaria 1° grado – MELZO
  • Scuola Infanzia e Primaria – LODI
  • Scuola Infanzia – LEGNANO
  • Scuola Infanzia, Primaria e Secondaria 1° grado – PAVIA – Volantino
  • CFP – PAVIA – Volantino
  • CFP – VARESE – Volantino
  • CFP – CESANO MADERNO – Volantino
  • CFP – CINISELLO BALSAMO – Volantino

Giovedì 21/11

Giovedì 28/11

  • Scuola Infanzia “Cornelio” – CINISELLO BALSAMO

Sabato 30/11

  • Scuola Primaria e Secondaria 1° grado – CASTELLANZA
  • Scuola Infanzia – SONDRIO
  • Scuola Infanzia – SAMARATE – Volantino
  • Scuola Primaria e Secondaria 1° e 2° grado – MILANO – Volantino
  • CFP – CINISELLO BALSAMO – Volantino

 

MESE DI DICEMBRE

 

Martedì 3/12

  • Open Night Secondaria 2° grado– MILANO – Volantino

Mercoledì 4/12

  • Scuola Infanzia “San Martino” – CINISELLO BALSAMO

Giovedì 5/12

  • Scuola Infanzia “S. Anna” – BUSTO ARSIZIO – Volantino

Venerdì 13/12

Sabato 14/12

  • Scuola Infanzia – CASTANO PRIMO
  • CFP – CASTELLANZA
  • Scuola Secondaria 1° grado – VARESE

 

MESE DI GENNAIO

Venerdì 10/01

Sabato 11/01

  • Scuola Infanzia, Primaria e Secondaria 1° e 2° grado – VARESE
  • Scuola Infanzia, Primaria e Secondaria 1° grado – PAVIA – Volantino
  • CFP – VARESE – Volantino
  • CFP – PAVIA – Volantino
  • CFP – CASTELLANZA

Giovedì 16/01

  • Open Night Scuola Infanzia e Secondari 2° grado – MILANO – Volantino

Sabato 18/01

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