La verità del cuore

La verità del cuore

La verità del cuore preghiera davanti a Dio

A casa dei miei genitori c’è un appuntamento fisso alle 18.00 ed è la recita del rosario in diretta da Lourdes su TV 2000. Spesso questo coincide con il mio arrivo frenetico e dirompente da loro per recuperare mia figlia, magari anche qualche vivere per inventare una cena da lì a poco e andare a casa mia. In questa concitazione spesso pochi minuti prima delle sei è facile intravedere e sentire qualche stralcio della predica di Papa Francesco della messa della mattina in Santa Marta (ambita penso da molti come i biglietti del concerto degli U2). Allora ci fermiamo e ascoltiamo; Amelia, mia figlia, comincia ad inviare baci verso la TV perché anche se ha solo 17 mesi ha compreso che Papa Francesco è una persona a cui tutti vogliono molto bene.

Dalla meditazione mattutina di Papa Francesco nella Cappella di Santa Marta di martedì 24 Gennaio 2017:
E allora, giacché il Signore chiama «ognuno di noi» e «tutti i giorni», c’è da chiedersi: «Come è la mia risposta al Signore?». È la risposta dell’“eccomi”, ha incalzato il Pontefice, «o mi nascondo? O fuggo? O faccio finta? O guardo da un’altra parte?».

Qualcuno potrebbe anche avere un dubbio: «Si può discutere» con il Signore? «Sì — ha risposto Francesco — a lui piace. A lui piace discutere con noi». Per questo, ha raccontato, quando «qualcuno mi dice: “Ma, padre, io tante volte quando vado a pregare, mi arrabbio con il Signore…”», la risposta è: «Anche questo è preghiera! A lui piace, quando tu ti arrabbi e gli dici in faccia quello che senti, perché è padre! Ma questo è anche un “eccomi”».

Pochi minuti ma parole di una intensità e verità importantissima per me. Si può essere arrabbiati con Dio! Raccontare a Dio questa rabbia significa che Dio ci vuole veri davanti a lui. Vuole la sincerità del nostro cuore anche quando questa prevede rabbia, incomprensione, delusione, gelosia. La verità del nostro cuore diventa preghiera davanti a Dio e questo rende la preghiera una bellissima forma di connessione con Dio.

La vera preghiera, quindi presuppone conoscersi, presuppone interrogarsi sulle nostre emozioni e non temere quelle difficili da esprimere. Presuppone scavare dentro le nostre quotidianità e offrire a Dio la nostra umanità migliore.

Una relazione non è positiva, infatti, se è sempre priva di tensioni, litigi e delusioni. Una relazione è importante e buona se è vera se resiste anche quando ci si arrabbia con l’altro e glielo si comunica. Tanti al primo conflitto o incomprensione scappano perché temono di gestire questo conflitto e preferiscono abbandonare il rapporto. Un padre o una madre invece non abbandonano mai.

Questo è anche un caposaldo della psicologia: quando vuoi costruire una relazione parti dal vero. Parti da chi sei e non dalla immagine di chi vorresti essere. Scava dentro di te e recupera il tuo sentire senza paura che questa emozione ti si riversi contro come un’onda che ti travolge. Non fare sorrisi se nel cuore non hai una vera gioia; nessuno deve o può essere perfetto. Comunica quello che provi e con l’altro ci sarà vera costruzione.

Link per leggere l’intera meditazione:
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2017/documents/papa-francesco-cotidie_20170124_uno-dopo-laltro.html

7 piccoli pensieri di mamma

7 piccoli pensieri di mamma

Mia figlia ha sette mesi ed è proprio vero che la consapevolezza di essere madre si acquista solo con il tempo. E il primo periodo di vita è proprio questo: fatica e meraviglia; e questo tempo ti permette di imparare tantissimo. Ecco alcune riflessioni.

1. PARLA CON IL TUO SORRISO

Esiste un linguaggio semplice ed efficace che si può utilizzare sempre, soprattutto quando il linguaggio verbale non è ancora sviluppato. Questo linguaggio è quello del nostro corpo, del nostro muoversi ed essere; quello che noi psicologi chiamiamo linguaggio non verbale. Il segnale più potente di questo modo di comunicare è il sorriso ed è possibile accorgersi che è come un riflesso magico; lo vedrete tornare indietro immediatamente. Scatena buon umore, crea legami, calma il cuore, attiva la tua anima.
(In realtà la magia non centra niente… si chiamano neuroni specchio… questioni di neuroscienze).

*se vuoi approfondire

2. ASCOLTA IL SUO BISOGNO

Ascolta i suoi bisogni e non tirarti indietro e per quanta fatica ti richieda, per quanti sacrifici e rinunce spesso questo significhi, metti sempre al primo posto l’educazione dei tuoi figli. Questo senza che tu te ne accorga permetterà a tuo figlio di procedere con serenità alla fase successiva del suo percorso evolutivo. Cosi si acquista un’autonomia che viene costruita piano piano ma che nel tempo porta ad un giusto distacco. Ascolta i suoi bisogni e non tirarti indietro.

3. USA LA MUSICA

Fedez fa passare le coliche, Laura Pausini fa saltare e divertire, la radio fa addormentare, Dancing in the dark di Bruce Springsteen è un must prima della nanna!
Usa la musica per stare con i tuoi figli e usala per il tuo animo emotivo. La musica solleva… trova le tue canzoni, quelle che esprimono il tuo stato emotivo del momento e cantale, ascoltale con il cuore, balla e… lascia che i tuoi pensieri ed emozioni si fondano e così si liberino!

*se vuoi approfondire

4. MANDA SEMPRE UN SALUTO AL PAPA’

I papà a volte non ci sono, si perdono, non capiscono e vanno aiutati con istruzioni chiare e precise quasi come possono essere le istruzioni dei mobili IKEA. Spetta a noi mamme coinvolgerli e renderli sempre più attivi nel loro ruolo educativo. Per questo non escluderli mai; manda sempre un saluto al papà, fagli un sorriso, una carezza, un bacio e si sprigionerà quel senso di familiarità che costruisce sicurezza e armonia.

*se vuoi approfondire

5. FATTI AIUTARE DAI NONNI

I nonni sono preziosissimi. Se non abusi troppo di loro come baby-sitter nella settimana coinvolgili nel percorso educativo dei tuoi figli. Molla loro i pargoli qualche sera o anche un sabato intero e spendi un tempo prezioso con tuo marito o anche solo per te stessa! Divertitevi come facevate da adolescenti.
E’ una ricarica formidabile per ricominciare con le fatiche quotidiane. E non importa se in quel breve periodo il tasso glicemico dei tuoi figli si impenna per dolci e bevande gassate o se le regole verranno spazzate via per qualche ora è una concessione che ai nonni bisogna fare (solo se non sono i baby-sitter di tutti i giorni allora il sistema educativo andrebbe condiviso).

*se vuoi approffondire

6. TROVATI UNA PANCHINA E LASCIA ANDARE LE LACRIME SE SERVE

Qualche volta le fatiche appaiono insormontabili, le incomprensioni irrisolvibili, il problem solving nullo, la sintonia emotiva inesistente e così capita di sentirsi sole con queste emozioni, con quel senso di disperazione che prende e pervade. Allora è necessario trovarsi un posticino… certo se vivessimo a Selva di Val Gardena o St. Moritz sarebbe molto semplice individuare questo luogo… ma purtroppo non è così e allora a volte bastano due passi a piedi o un momento sul balcone o qualche secondo in bagno sperando che almeno lì la privacy venga rispettata… e lasciare andare tutta la tristezza e delusione con un bel pianto. Riconsidereremo così il ruolo della tristezza e di come anche questa emozione sia importante. Dal pianto spesso nascono nuove partenze. Quel sospiro è stupendo!

 

https://youtu.be/CJ673rIeSNo

7. RINGRAZIA DIO OGNI MOMENTO

Quando ripensi al giorno in cui sei diventata mamma, quando ripensi al dolore, alle lacrime, allo stupore, alla tua vita ribaltata in un attimo ricorda che in questo viaggio non sei sola, non saresti mai riuscita a fare tutto sola. In quell’istante ringrazia Dio, il suo amore, la sua misericordia perché i nostri figli sono parte del suo disegno, del suo sogno.

Serena Tamburini

Mamme del mondo uniamoci 

Mamme del mondo uniamoci 

Stai facendo un buon lavoro

http://www.huffingtonpost.it/toni-hammer/stai-facendo-un-buon-lavoro_b_8811734.html?ref=fbpr

Un anno fa parlavamo delle letterine scritte dai ragazzi a Gesù Bambino e di quanto fossero illuminate di una saggezza profonda.

Quest’anno per Natale io ho ricevuto il dono più bello che avrei mai potuto desiderare, il senso di una vita intera, il desiderio che da troppo ormai avevo nel cuore: un figlio. Il 26 agosto scorso ho dato alla luce Amelia, la mia prima figlia e da quel giorno tutto è stato rivoluzione. Diventare mamma è la cosa più difficile e meravigliosa alla stesso tempo che si possa fare, e proprio l’altra notte mentre cercavo di riaddormentarmi dopo aver allattato guardavo facebook e ho trovato questo articolo: Stai facendo un buon lavoro! E ne sono stata illuminata!

In questo articolo, che invito ogni mamma a leggere, è spiegato proprio bene quanto sia importante per una mamma coltivare la propria autostima.

Io sono mamma solo da quattro mesi … ma forse per alcuni versi sono i mesi più difficili: la novità, la preoccupazione, la stanchezza e il senso di inadeguatezza spesso ti impediscono completamente di sentirti una brava mamma anzi quasi stenti a credere in alcuni momenti di essere mamma. Per questo motivo questa autostima personale e di mamma deve essere coltivata come obiettivo primario. Il nostro è un lavoro a tutti gli effetti anche se fatto di azioni semplici, ripetitive e spesso agli occhi del mondo “poco faticose” come stare sedute sul divano con il piccolo in braccio perché dorme solo addosso a te e così guardi la tv.

Così mamme vi dico: la sera quando rientrano i vostri mariti non sentitevi da meno, raccontate loro la vostra giornata così come l’avete trascorsa e non importa se non siete state impegnate in riunioni o se non avete fatto mille telefonate.

Non abbiate paura di esplicitare le vostre emozioni, spiegate come vi sentite e cosa vi ha reso felici o tristi perché essere mamma è un turbinio di emozioni a volte diverse e anche contrastanti si passa dall’amore e gioia infinita, alla rabbia che fa prudere le mani, alla tristezza che chiama le lacrime così difficili da arrestare. E per quanto uno possa occupare posizioni di rilievo e responsabilità ha sempre a fine giornata un attimo di tempo per tirare il fiato e rilassarsi … una mamma spesso no. Spesso quando finisce tutto quello che deve fare non le rimane altro che sdraiarsi e sperare di dormire almeno tre/quattro ore consecutive e dentro di lei sa che a breve tutto ricomincerà come il giorno precedente.

Quindi mamme ogni volta che ritrovate la forza dentro di voi per ripetere con amore e dedizione quella giornata ripetitiva ma così ricca di relazione vera sentitevi brave e alla sera se potete fatevi un piccolo regalo.

Un bagno caldo, una telefonata di svago con un’amica, un calice di vino ed una chiacchierata con vostro marito (sempre se non state ancora allattando!) e ripetete al vostro intimo : Stai facendo un buon lavoro! Questo natale quindi guardiamo a Maria come una donna; una donna che avrà provato nel suo cuore tutte le emozioni e la responsabilità che ogni giorno anche noi viviamo e affidiamo a lei la nostra maternità come l’esperienza più importante della nostra vita.

Buon Natale
Serena

Credo negli esseri umani: parole illuminate

Credo negli esseri umani: parole illuminate

CREDO NEGLI ESSERI UMANI

Ho sentito questa canzone alla radio di Marco Mengoni e ho capito subito che dentro c’era un gioco importante di parole nel ritornello. Poi l’ho risentita e mi sono accorta che anche le parole delle strofe erano illuminate.

Oggi la gente ti giudica, per quale immagine hai.
Vede soltanto le maschere, e non sa nemmeno chi sei.

Siamo spesso tanto preoccupati di apparire, di fare una buona impressione, di lasciare un segno negli altri. La nostra personalità, il nostro essere vive a volte più su facebook che nella vita reale.
Siamo pronti alla critica dell’altro e quando possiamo scagliamo giudizi negativi illudendoci che scrivendo un post il nostro pensiero diventi importante per tutti. Siamo piegati e chini sul nostro smartphone, ricurvi su noi stessi col rischio di non percepire nulla oltre noi.

Devi mostrarti invincibile, collezionare trofei.
Ma quando piangi in silenzio, scopri davvero chi sei.

Quando chiedo agli adolescenti quali qualità possiedano, loro mi guardano stupiti e incapaci di rispondere. Pensano che devi per forza vincere qualche premio per dirti bravo in qualcosa; pensano che i talenti siano solo quelli della tv che si esibiscono e che litigano tra loro nei vari talent show.
La bellezza di essere se stessi, la passione per qualche cosa sono virtù sopite spesso anche perché non abbastanza rinforzate e valorizzate dai genitori e dagli adulti in generale. Il pianto poi non è accettabile, è sempre solitario, a volte presente solo quando impossibile da trattenere. Ma quando ci confrontiamo con le nostre paure, con le nostre tristezze e abbiamo il coraggio di stare con loro, di guardarle, di accettarle, di capire che la vita non è solo un copione da recitare, allora troviamo una forza ed una energia meravigliose.
In quel momento serve silenzio! Anche Dio spesso rimane in silenzio: il silenzio della Croce; e poi scopri che è proprio in quel silenzio che hai toccato te stesso, che ti sei trovato, che puoi affrontare quello che ti sta capitando perché con verità hai chiamato per nome il tuo dolore.

Prendi la mano e rialzati, tu puoi fidarti di me.
Io sono uno qualunque, uno dei tanti, uguale a te.

Dobbiamo poterci fidare degli altri. Anche i fatti di cronaca ci dimostrano che la nostra vita è nelle mani degli altri. Quando entriamo in un ospedale, quando prendiamo un aereo, quando affidiamo i nostri figli alla scuola, quando entriamo in un tribunale, quando siamo in auto… per questi motivi è sempre più importante fare rete.
Rete sociale, una rete che accolga e che aiuti quando qualcuno non sta bene. Smettiamo di esorcizzare in ogni modo il dolore e la malattia perché esistono soprattutto quella psicologica. In questo momento in cui lo stress della vita quotidiana è implacabile non si deve aver paura di chiedere aiuto, di mostrarsi deboli.

Ma che splendore che sei, nella tua fragilità.
E ti ricordo che non siamo soli a combattere questa realtà.

Ognuno di noi è splendido e la fragilità diventa fonte di ispirazione. Coltivare solo rancore e invidia nei confronti degli altri ci spegne e corrode dentro. Con tanta fatica possiamo scegliere di imparare dalla nostra condizione quando è sofferente e “sfortunata” e trasformarla. Provare a sperimentare la serenità di dire “io sono anche questa cosa” e condividerla con chi ci è accanto. Il dolore e la fatica se accolti possono generare!
Eccome se possono generare ma devono essere prima accolti altrimenti l’invidia per le positività altrui è li in agguato che ci aspetta.
Credo negli esseri umani. Credo negli esseri umani.

Credo negli esseri umani che hanno coraggio, coraggio di essere umani

Credo negli esseri umani significa credo negli altri! Mi accorgo degli altri, li guardo, li ascolto, sorrido loro, provo ad empatizzare con loro e le loro emozioni. Quanti di noi in stazione o in metro scrutando il viso dell’altro immaginano la loro vita, la loro storia, cosa c’è in quel momento nel loro cuore. Che esercizio stupendo nel nostro cervello in quel momento… si attivano i neuroni specchio!
Proprio così rispecchiamo e magari ci sentiamo rispecchiati… connessioni di cuore che creano benessere! Non dobbiamo avere timore di sorridere alle persone, di parlare con loro, di interagire.
Anzi prendiamocelo come compito, come obiettivo della giornata: sguardo alto e verso gli alti, fare un sorriso, dire una parola gentile, essere felice perché un raggio di sole illumina la giornata, e se ci sentiamo coraggiosi la sera quando rientriamo a casa molliamo fuori dalla porta stress e smartphone e proviamo a raccontarci cosa è stato bello e positivo nella nostra giornata fosse stato anche solo quel raggio di sole. L’amore, amore, amore ha vinto, vince, vincerà.

L’amore, amore, amore ha vinto, vince, vincerà.
L’amore, amore, amore ha vinto, vince, vincerà.
L’amore, amore, amore ha vinto, vince, vincerà.

 

Ho un desiderio: incontrare Francesco

Ho un desiderio: incontrare Francesco

Forse questo non sarà un articolo sull’educazione, sulle neuroscienze o di psicologia in generale ma voglio parlarvi dell’ultima trasmissione televisiva che mi ha toccato nell’intimo soprattutto in questo periodo di quaresima in preparazione alla Pasqua.

Sabato ho visto per caso, e purtroppo non dall’inizio, una trasmissione televisiva dal titolo “Viaggio nella Chiesa di Francesco” che non mi ha solo fatto riflettere, mi ha preso fin da subito perché parlava del valore della preghiera, della povertà, della vicinanza a Dio o comunque alla profondità del nostro vivere.

Si sono toccati i temi del silenzio, della preghiera come momenti indispensabili nella vita di ciascuno per poter scendere in profondità, quella profondità che poi ti porta alle scelte della vita e questo noi spesso lo dimentichiamo. Soprattutto noi cristiani ci autoassolviamo quando non preghiamo mai perché la nostra vita è frenetica e stressante ma senza capire che il benessere, la pace, lo stare bene con noi stessi passa proprio attraverso dei momenti come quello della preghiera.
La bellezza di questo servizio è stata che non hanno parlato solo preti e suore ma anche tanti laici che hanno raccontato le loro esperienze quotidiane anche come professionisti affermati che pero’ trovano un momento nella loro giornata per la preghiera (il driving rosario è fantastico anche se il mio Babbo me lo ha testimoniato da sempre)

Non ha paura il Papa di parlarci del male e delle sue tentazioni che ritroviamo nelle lusinghe del potere, soprattutto in quelle del denaro e quando ti guardi intorno e vedi quanto illegalità e corruzione stiano distruggendo il nostro Paese e togliendo la speranza ai più giovani sia che tu lo chiami demonio sia che tu lo chiami denaro vedi la fragilità umana e la distruzione che questo porta.
Non possiamo insegnare questo ai nostri figli; che i furbi e i prepotenti hanno in mano il mondo. Dobbiamo mostrare loro la bellezza e la libertà che ci sono dietro scelte di autentica povertà.

<<Silvano Fausti SJ, intervistato su questo argomento
dice proprio che per parlare di preghiera bisogna parlare anche di povertà,
la povertà viene prima della preghiera. Poi dice: “Tu quando preghi entra nella tua dispensa, perché normalmente sei fuori, entra nella tua dispensa e chiudi a chiave la tua porta e li prega il padre tuo nel segreto … Dio è dentro!
In questa dispensa noi troviamo da vivere, la nostra identità,
troviamo Dio, troviamo il mondo intero…
chi non entra in se stesso è fuori di cranio
… è un delirio”
>>

Spesso ci perdiamo tra le pagine scintillanti di internet che riflettono noi stessi, le nostre frasi, il rispecchiarci in noi stessi sperando che il mondo ci osservi e ci ammiri.
Ma così perdiamo la visione degli altri, del mondo e anneghiamo, proprio come narciso, nel nostro autocompiacimento. Avere fede, dice Susanna Tamaro significa avere un cuore che vede; che vede dove manca amore e prova a portarlo dalla pianta che chiede acqua, al barbone che ci chiede del denaro. Un cuore che vede fa parte di quel concetto di intelligenza emotiva di cui noi psicologi parliamo spesso. Empatia, rispecchiamento, mettersi nei panni degli altri, sintonizzarci, connetterci … a volte mi pare che non vediamo altro che noi e i nostri bisogni.
Chiudi la porta, significa stai con te stesso, con le tue ombre, con le tue paure e lascia e tocca la tua povertà con mano.

Nel momento del dolore e della tristezza più forte possiamo sentire la nostra povertà e in quel momento della mia vita ho letto grazie ad una suora a me carissima che ora non c’è più un libro sulla vita di Santa Chiara e allora ho capito il forte senso del mio dolore. Oggi che è un momento di gioia vera e profonda non posso che pregare appena posso ogni giorno per non perdere questa parte di me così profonda che ho incontrato.

Voglio incontrare Francesco significa che vorrei incontrare il Papa per sentire da vicino la sua gioia, il suo sorriso, ma soprattutto pregare con lui in quei momenti di preghiera vera che lui chiede anche quando ha davanti folle di milioni di persone e tu puoi vedere verità e sincerità nel suo sguardo.

Voglio incontrare Francesco significa anche che vorrei provare a cercare quella povertà di cui lui parla tanto che non è solo quella economica, che fa comunque bene alla nostra vita soprattutto come insegnamento ai nostri figli, ma quella dello spirito perché ci pone in una condizione di non giudizio e libertà che è immensa.

Buona Pasqua a tutti!

Serena

 

LA MIA FONTE DI ISPIRAZIONE: Viaggio nella Chiesa di Francesco – vai al video

Ti informiamo che, per migliorare la tua esperienza di navigazione su questo sito, utilizziamo diversi tipi di cookies, tra cui cookies a scopo di profilazione che ci consentono di accedere a dati personali raccolti durante la navigazione. Alla pagina informativa estesa è possibile negare il consenso all'installazione di qualunque cookie. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione saranno attivati tutti i cookies specificati in dettaglio nella informativa estesa ai sensi dell’art. 13 del Regolamento UE 2016/679. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi