Noi, la sete di infinito e Dio

Noi, la sete di infinito e Dio

CORXIII

Le chiese sono vuote, ma noi giovani abbiamo sete di Dio: la sfida più grande è, oggi, quella di contagiare i nostri coetanei con la bellezza della fede…

 

di Sara Manzardo per Corxiii

 

Fammi vedere in che cosa credi veramente, e ti dirò chi sei.

La sfida più grande per noi giovani cristiani è, oggi, quella di contagiare i nostri coetanei con la bellezza della fede. Il fatto che le chiese siano vuote – soprattutto di under 40 – non è colpa dell’insensibilità e della superficialità delle nuove generazioni, quanto piuttosto di un modo sbagliato, superficiale e non abbastanza efficace che fino ad ora è stato adottato per mostrarci che è bello credere, è bello vivere la Chiesa, è bello trovare il senso della propria vita.

Scriveva don Oreste Benzi: “guai a me se non predicassi il Vangelo, perché priverei gli uomini dell’incontro con Gesù”. Credo sia questo il motivo che dovrebbe muoverci nel testimoniare la gioia del Risorto.

Le chiese sono vuote, ma noi giovani abbiamo sete di Dio, sete di infinito, sete di significato. Ecco allora che testimoniare la fede tra i nostri coetanei diventa una priorità, una sfida avvincente che avrà l’entusiasmo di scoprire il “perché” questi giovani si avvicineranno alla pienezza attraverso la nostra amicizia e la nostra vita, senza l’ansia di contare “quante” persone abbiamo trascinato con la forza in parrocchia.

Sì, perché da una parte ci sono le religioni, che vanno in cerca di seguaci e magari rischiano di diventare settarie. Dall’altra c’è la fede che non guarda i numeri ma i cuori.E la fede in Gesù è per tutti gli uomini e le donne del mondo, è una fede che forma cercatori d’oro, che hanno capito dove sta la pienezza della vita e vogliono raccontarlo a tutti.

La differenza sta tutta qui: saremo veri testimoni di Cristo quando non ci limiteremo a raccontare la religione cristiana come insieme di norme e divieti utili per vivere bene e volerci bene. Saremo veri testimoni, sarai un vero testimone di Cristo quando inizierai a vivere in ogni istante quello in cui credi, non per paura di una punizione o per sentirti a posto con la coscienza, ma come spontanea riconoscenza per un Amore che ha donato tutto se stesso per te, che ha reso luminosa la vita di chi ha deciso di seguirlo, che ha risollevato anche me dalla paura, dalla solitudine, dal sentirmi inadeguata e invisibile per molti.

Sarai un vero testimone di Cristo quando ti affiderai completamente alla sua grazia: ti accorgerai che la tua vita acquisterà qualità, ti accorgerai di essere prezioso, unico, speciale, a immagine di chi ti ama così tanto da aver voluto ogni singolo istante della tua vita.

E allora ti verrà voglia di gridarlo dai tetti, di parlarne con i tuoi amici, di non tenere nascoste le tue scelte per paura di essere giudicato, perché cosa te ne fai di una gioia così grande se intorno a te ci sono persone disperate, sole, apatiche, rassegnate? Cosa te ne fai se le persone che hai accanto hanno il cuore annoiato e perso?

Perché diciamocelo, noi non ci guadagniamo niente a fare proselitismo, non riceviamo nessun premio se riempiamo le chiese, non abbiamo diritto a nessuna promozione telefonica speciale se portiamo un amico a un incontro in parrocchia, dai frati o ai 10 comandamenti.

Però ci guadagniamo la gioia nel vedere che il nostro amico – che prima pensava di stare bene così com’era – nell’incontro con Gesù scopre dov’è la vera bellezza, scopre qual è la vera pienezza della vita, scopre che essere davvero felici è possibile, realizzabile, esaltante.

Forse uno dei nostri più grandi sbagli è stato quello di annacquare tutto per avvicinare qualche fedele in più. Di far passare la fede cristiana per uno stile di vita come tanti – che si può seguire, ma se la domenica mattina vuoi dormire, va bene anche lo yoga del giovedì sera – , di far credere che il Vangelo sia semplicemente un bel messaggio da contestualizzare, con delle belle parabole e uno stile narrativo scorrevole e che Gesù sia stato un personaggio storico (almeno su questo concordano tutti) che ha detto tante cose belle… di vivere la messa come un momento di festa insieme, togliendole il sacrificio e la croce, per non scandalizzare nessuno.

Ma cosa attira di più, un Dio che si avvicina solo quando la comunità è in festa o un Dio che sa essere presente anche nella sofferenza umana, e anzi la vive in prima persona, lui che è Dio e che se la potrebbe risparmiare, e sconfigge la morte perché ama l’uomo e non ce la fa a vederlo distruggersi così?

Forse la sfida dei cristiani di oggi – e in particolare di noi giovani – è quella di raccontare questo amore, e di far vedere con la nostra vita che è bello e dà vita dedicarsi ai poveri e ai sofferenti, è bello e rende realizzati intessere amicizie costruite sulla Roccia, è bello e liberante stare con Dio e affidargli ogni singolo progetto e ogni singola preoccupazione.

Abbiamo bisogno di giovani che raccontino con la loro vita che è meraviglioso sposarsi, è meraviglioso aprirsi alla vita, è meraviglioso diventare prete o suora, andare in missione, trovare finalmente la propria vocazione, il proprio posto, la propria felicità.

“Dio è amore” significa che crediamo in un Dio che ha inventato quell’Amore che solo stando con Lui possiamo imparare, perché costa sangue, chiede di perdonare, si dedica all’amato al 100%, ogni singolo giorno, fa tutto per l’altro ed è felice, cresce dell’amore che dona, fiorisce ed è sereno anche nelle difficoltà. 

E chi ha provato cosa significa sperimentare questo amore anche solo per un istante, sa quanto sia assurdo pensare di volerne fare a meno…

Slow Food in salsa cristiana

Slow Food in salsa cristiana

Di Andrea Navarin

Tutta la nostra vita è scandita da un’agenda fitta di appuntamenti. Da mattina a sera, un susseguirsi di impegni, attività, incontri che viviamo uno dopo l’altro di corsa.

Il rischio è di non godere appieno ogni singolo momento, soprattutto quelli che rappresentano un’occasione per ricaricare le pile e relazionarsi con gli altri.

Quante persone, ad esempio, consumano i pasti in velocità e da soli. Come se preparare con cura pranzo o cena, gustare un buon piatto, sedersi a tavola con le persone care o gli amici, scambiarsi con calma idee, esperienze ed emozioni sia tempo perso.

Stiamo parlando di un atteggiamento del cuore, capace di vivere tutto con serena attenzione.

Un cuore che sa rimanere pienamente presente davanti all’altro, senza pensare a ciò che viene dopo. Un cuore che si tuffa in ogni attimo come fosse un dono divino da vivere in pienezza.

Ricordi come Gesù si sofferma ad osservare i gigli del campo e gli uccelli del cielo o l’intensità con cui fissa lo sguardo sul giovane ricco? Così ci ha mostrato come superare la bulimia di immagini che impedisce di guardare bene quanto ci circonda e la frenesia che ci rende superficiali, incapaci di trattenere la bellezza che scorre davanti agli occhi.

  • Comincio con un semplice gesto: prima dei pasti, mi fermo a ringraziare Dio!

È un momento di benedizione, perché ricorda il mio dipendere da Dio per la vita; fortifica il senso di gratitudine per i doni della creazione (quanti ingredienti necessari al mio pasto!); educa la riconoscenza verso chi con il proprio lavoro fornisce questi beni (quante mani faticano per assicurarmi il cibo!), rafforza la solidarietà con i più bisognosi.

Hai mai provato a fare semplicemente il segno della croce prima di mangiare? Te lo assicuro, tutto ha un altro sapore…

  • Un impegno concreto: oggi provo a rallentare i ritmi: di cosa mi sono accorto a cui non avevo mai fatto caso?
  • Prima di cominciare a mangiare, mi rivolgo a Dio: per cosa lo benedico? Cosa mi manca per rendere umanamente e spiritualmente più ricchi i miei pasti? Chi potrei invitare alla mia tavola per un momento di condivisione e di gioia?
Scegliere la vita è il vero progresso

Scegliere la vita è il vero progresso

Per difendere la vita in modo coerente e convincente occorre formarsi e conoscere. Ecco allora 10 delle tesi più usate a favore dell’aborto e le 10 (e più) risposte da dare per dimostrare che scegliere la vita è sempre vincente.

di Sara Manzardo

Il vero atto rivoluzionario, oggi, è scegliere la vita là dove il mondo ti spingerebbe a gettare la spugna. Eppure noi cristiani, che dovremmo essere i portatori di un messaggio di vita e di una saggezza evangelica sconvolgente, molto spesso restiamo timidamente intimoriti dalle tesi di una società che vede il piccolo e il fragile come un peso, e che di fronte alla solitudine di una madre in attesa propone come soluzione l’aborto.

Oggi tocca a noi giovani dimostrare che il vero progresso è quello che sceglie la vita e la difende, con il buonsenso e l’intelligenza di chi non combatte per ideologia o per partito preso, ma perché la sua ragione e il suo studio approfondito confermano i valori in cui crede. Per difendere la vita in modo coerente e convincente, però, occorre formarsi e conoscere.

Ecco allora 10 delle tesi più usate a favore dell’aborto e le 10 (e più) risposte da dare per dimostrare che scegliere la vita è sempre vincente:

1. “Fino al terzo mese non è vita”.

L’idea di difendere qualcosa che nell’immaginario collettivo è un grumo di cellule privo di vita, e quindi non cosciente e incapace di sentire dolore e provare sentimenti, appare a molti insensata. Eppure è vero il contrario: il bambino che porti in grembo – dall’istante del concepimento, e non da un determinato momento della gravidanza – è un essere vivente diverso da te. Già nella primissima fase embrionale la nuova creatura invia messaggi all’organismo materno, si fa riconoscere come essere vivente autonomo proprio per non farsi espellere, ma al contrario per farsi proteggere e nutrire fino alla nascita. Dal recente studio della Rockefeller University di New York e dell’Università di Cambridge, risulta che l’embrione è da subito capace di auto-organizzarsi autonomamente anche in assenza di segnali esterni. Questo significa che è vita sin dal concepimento, momento in cui inizia il dialogo materno-embrionale e in cui, secondo la scienza, inizia ufficialmente il ciclo vitale della persona.

2. “Per avere un figlio servono i soldi”.

Moltissime donne si ritrovano da sole di fronte a una gravidanza inaspettata, non sanno come mantenere il figlio o come garantirgli un’infanzia dignitosa. Sono motivazioni che preoccuperebbero ogni persona responsabile, ma che non dovrebbero impedire a una madre di poter comunque accogliere la vita che porta in sé. Il benessere economico è importante, ma non vale la vita di un bambino che chiede solo protezione e amore. La soluzione al problema, sempre più diffuso, esiste: associazioni, Cav, parrocchie, vicini di casa pronti a dare una mano… Nessuna madre merita di essere lasciata sola e di vedersi costretta a rinunciare a suo figlio per motivi economici.

3. “Questa gravidanza è stata un errore”.

Le cosiddette gravidanze indesiderate sono per lo più dovute a “incidenti di percorso”, calcoli sbagliati, metodi di contraccezione non efficaci. Se anche il concepimento è stato un “errore”, se anche non è stato desiderato o atteso, il frutto che ne è nato non si sta sviluppando e non sta crescendo come un errore. Dai primissimi istanti della sua vita intrauterina, il bambino si forma in modo perfetto e strabiliante, senza alcun aiuto esterno. Rimediare ad un errore di percorso eliminando la creatura che miracolosamente ha già preso posto in te, è l’unico vero grande errore che puoi fare.

4. “Un bambino è un ostacolo alla carriera”.

È vero che una gravidanza cambia le priorità, perché ti costringe a rivedere progetti e piani in diversi ambiti della tua vita. Un ricalcolo delle priorità, però, non è per forza un ostacolo alla propria felicità e alla propria realizzazione: oggigiorno sempre più madri riescono ad avere successo nel lavoro e a seguire i propri interessi. Se tutti i datori di lavoro conoscessero la ricchezza che può portare una madre in un’azienda, in termini di capacità organizzative, team building, intraprendenza e umanità, la crisi economica verrebbe sconfitta nel giro di pochi anni.

5. “Non posso tenere un bambino che non è frutto di amore”.

Una delle tesi a favore dell’aborto riguarda le gravidanze che seguono violenze o semplicemente storie finite nel rancore e nella menzogna. Il dolore che può esserci non deve essere banalizzato, perché reale, ma allo stesso tempo è vero anche che un figlio non è il promemoria di uno sbaglio o di una violenza subita. Uccidere un innocente non può in alcun modo essere considerata una valida terapia, perché provoca inevitabilmente un dolore uguale o più grande, mentre può esserlo difendere la vita che è nata da un atto di violenza, tenendola con sé o comunque dando il bambino in adozione dopo la nascita. In questo modo non si aggiunge dolore al dolore, ma si fa fiorire la vita là dove sembrava esserci stato solo dolore e sofferenza.

6. “Se è malato o disabile, soffrirà”.

La sofferenza, la malattia e la morte non appartengono esclusivamente a chi nasce con disabilità o malattie, ma fanno parte della vita di ciascuno. Di fronte a una gravidanza difficile, è importante che vengano richiesti e offerti tutti gli aiuti necessari e il sostegno concreto per alleviare la fatica e le difficoltà che probabilmente non mancheranno.Ma prima di rinunciare a far nascere una creatura perché potrebbe non avere una vita “normale”, pensaci: se scegli di abortire, non vedrà mai la luce e si accorgerà in quell’istante, in cui sarà cosciente, di non essere desiderato e amato; se scegli la vita rischia di nascere e di soffrire o di vivere poco tempo. Ma rischia anche di essere amato e di amare, di sentirsi accolto e difeso, di guardarti negli occhi e gustarsi il tuo abbraccio ogni volta che ne sentirà il bisogno.

7. “Un figlio richiede troppi sacrifici”.

È vero, richiede sacrifici. Ma forse abbiamo una concezione negativa di questo termine, che letteralmente significa “rendere sacro”. Nessuno può negare che l’arrivo di un figlio porti con sé la richiesta di maggiori attenzioni, di piccole e grandi rinunce, di una fatica extra. Ma questo è ciò che chiunque accetta quando si pone una meta da raggiungere, in ambito lavorativo, sportivo, scolastico… la differenza tra “privazione” e “sacrificio” sta proprio nella motivazione per cui decidi di ricalcolare il tuo stile di vita e le tue comodità. Se questa motivazione è una creatura che avrà il tuo sorriso, il gioco vale la candela.

8. “Non ha senso fare figli se per loro non c’è futuro”.

Viviamo in un’epoca difficile per molti aspetti, ma non si può negare che, rispetto ad altri momenti storici, questo sia caratterizzato da un relativo benessere e da una certa stabilità. Molte volte si sente dire che mettere al mondo un figlio è un atto di egoismo, perché verrà condannato a fatiche, a possibili future guerre, all’inquinamento e chi più ne ha più ne metta. Eppure, scegliere la vita significa scegliere una speranza concreta per questo mondo, donare un’opportunità nuova e unica per far sì che l’umanità non muoia, ma cresca in amore, in responsabilità, in cooperazione, in relazione.

9. “Tenere o non tenere il bambino è una scelta della donna”.

Una delle tesi a favore dell’aborto sostiene che questo riguardi solamente la donna, che liberamente può scegliere di eliminare il frutto del concepimento senza avere conseguenze particolari. La verità è che in una gravidanza sono coinvolte sempre almeno due persone, in stretta relazione e incredibilmente interdipendenti. Al di là della sindrome postaborto e della depressione che esso causa nella madre, di cui già si conosce qualcosa, secondo uno studio dell’Arizona State University dal momento del concepimento alla nascita alcune cellule del feto passano dalla placenta al sangue materno, arrivando nei tessuti e fino al cervello, stabilendosi lì fino addirittura ai 38 anni successivi e condizionando la relazione e l’attaccamento madre-figlio per tutta la vita. Il legame che si crea tra madre e figlio, quindi, non è solo psicologico ma anche estremamente fisico e permanente, anche nel caso in cui la gravidanza non venga subito accettata e accolta.

10. “Non mi sento pronta per essere madre”.

Questo è l’ultimo ostacolo, ed è quello che accomuna forse tutte le madri di questa terra. Anche se hai da sempre desiderato un figlio, arriva il momento in cui il test di gravidanza ti scuote e ti comunica che c’è già qualcuno che si fa spazio dentro di te, e allora non sai bene se essere più felice o più preoccupata. Quel senso di insicurezza e di inadeguatezza che nasce è del tutto normale, ma non deve travolgerti. Ci saranno nove mesi di tempo in cui giorno dopo giorno, in un modo incredibile, il tuo corpo si preparerà, ti manderà segnali, ti insegnerà le cose giuste da fare. Ci saranno nove mesi in cui curiosamente incontrerai persone che ti arriveranno con dei vestitini usati o con le informazioni che cercavi. Nove mesi in cui piano piano conoscerai tuo figlio, sentendolo scalciare, fare le capriole, anche quando tutti intorno a te vedranno solamente una pancia che cresce. Fidati di te stessa, della tua forza e della tua intuizione: se scegli la vita, la vita sarà abbondante e piena. Avrà gli occhi del tuo stesso colore e ripagherà ogni piccola paura e ogni piccola insicurezza che potrai avere.

 

Giovani e fede

Giovani e fede

Ecco cosa puoi fare per avvicinare i tuoi coetanei a Dio.
Le chiese sono vuote, ma noi giovani abbiamo sete di Dio: la sfida più grande è, oggi, quella di contagiare i nostri coetanei con la bellezza della fede…

di Sara Manzardo

Fammi vedere in che cosa credi veramente, e ti dirò chi sei.

La sfida più grande per noi giovani cristiani è, oggi, quella di contagiare i nostri coetanei con la bellezza della fede. Il fatto che le chiese siano vuote – soprattutto di under 40 – non è colpa dell’insensibilità e della superficialità delle nuove generazioni, quanto piuttosto di un modo sbagliato, superficiale e non abbastanza efficace che fino ad ora è stato adottato per mostrarci che è bello credere, è bello vivere la Chiesa, è bello trovare il senso della propria vita.

Scriveva don Oreste Benzi: “guai a me se non predicassi il Vangelo, perché priverei gli uomini dell’incontro con Gesù”. Credo sia questo il motivo che dovrebbe muoverci nel testimoniare la gioia del Risorto.

Le chiese sono vuote, ma noi giovani abbiamo sete di Dio, sete di infinito, sete di significato. Ecco allora che testimoniare la fede tra i nostri coetanei diventa una priorità, una sfida avvincente che avrà l’entusiasmo di scoprire il “perché” questi giovani si avvicineranno alla pienezza attraverso la nostra amicizia e la nostra vita, senza l’ansia di contare “quante” persone abbiamo trascinato con la forza in parrocchia.

Sì, perché da una parte ci sono le religioni, che vanno in cerca di seguaci e magari rischiano di diventare settarie. Dall’altra c’è la fede che non guarda i numeri ma i cuori. E la fede in Gesù è per tutti gli uomini e le donne del mondo, è una fede che forma cercatori d’oro, che hanno capito dove sta la pienezza della vita e vogliono raccontarlo a tutti.

La differenza sta tutta qui: saremo veri testimoni di Cristo quando non ci limiteremo a raccontare la religione cristiana come insieme di norme e divieti utili per vivere bene e volerci bene. Saremo veri testimoni, sarai un vero testimone di Cristo quando inizierai a vivere in ogni istante quello in cui credi, non per paura di una punizione o per sentirti a posto con la coscienza, ma come spontanea riconoscenza per un Amore che ha donato tutto se stesso per te, che ha reso luminosa la vita di chi ha deciso di seguirlo, che ha risollevato anche me dalla paura, dalla solitudine, dal sentirmi inadeguata e invisibile per molti.

Sarai un vero testimone di Cristo quando ti affiderai completamente alla sua grazia: ti accorgerai che la tua vita acquisterà qualità, ti accorgerai di essere prezioso, unico, speciale, a immagine di chi ti ama così tanto da aver voluto ogni singolo istante della tua vita.

E allora ti verrà voglia di gridarlo dai tetti, di parlarne con i tuoi amici, di non tenere nascoste le tue scelte per paura di essere giudicato, perché cosa te ne fai di una gioia così grande se intorno a te ci sono persone disperate, sole, apatiche, rassegnate? Cosa te ne fai se le persone che hai accanto hanno il cuore annoiato e perso?

Perché diciamocelo, noi non ci guadagniamo niente a fare proselitismo, non riceviamo nessun premio se riempiamo le chiese, non abbiamo diritto a nessuna promozione telefonica speciale se portiamo un amico a un incontro in parrocchia, dai frati o ai 10 comandamenti.

Però ci guadagniamo la gioia nel vedere che il nostro amico – che prima pensava di stare bene così com’era – nell’incontro con Gesù scopre dov’è la vera bellezza, scopre qual è la vera pienezza della vita, scopre che essere davvero felici è possibile, realizzabile, esaltante.

Forse uno dei nostri più grandi sbagli è stato quello di annacquare tutto per avvicinare qualche fedele in più. Di far passare la fede cristiana per uno stile di vita come tanti – che si può seguire, ma se la domenica mattina vuoi dormire, va bene anche lo yoga del giovedì sera – , di far credere che il Vangelo sia semplicemente un bel messaggio da contestualizzare, con delle belle parabole e uno stile narrativo scorrevole e che Gesù sia stato un personaggio storico (almeno su questo concordano tutti) che ha detto tante cose belle… di vivere la messa come un momento di festa insieme, togliendole il sacrificio e la croce, per non scandalizzare nessuno.

Ma cosa attira di più, un Dio che si avvicina solo quando la comunità è in festa o un Dio che sa essere presente anche nella sofferenza umana, e anzi la vive in prima persona, lui che è Dio e che se la potrebbe risparmiare, e sconfigge la morte perché ama l’uomo e non ce la fa a vederlo distruggersi così?

Forse la sfida dei cristiani di oggi – e in particolare di noi giovani – è quella di raccontare questo amore, e di far vedere con la nostra vita che è bello e dà vita dedicarsi ai poveri e ai sofferenti, è bello e rende realizzati intessere amicizie costruite sulla Roccia, è bello e liberante stare con Dio e affidargli ogni singolo progetto e ogni singola preoccupazione.

Abbiamo bisogno di giovani che raccontino con la loro vita che è meraviglioso sposarsi, è meraviglioso aprirsi alla vita, è meraviglioso diventare prete o suora, andare in missione, trovare finalmente la propria vocazione, il proprio posto, la propria felicità.

“Dio è amore” significa che crediamo in un Dio che ha inventato quell’Amore che solo stando con Lui possiamo imparare, perché costa sangue, chiede di perdonare, si dedica all’amato al 100%, ogni singolo giorno, fa tutto per l’altro ed è felice, cresce dell’amore che dona, fiorisce ed è sereno anche nelle difficoltà. 

E chi ha provato cosa significa sperimentare questo amore anche solo per un istante, sa quanto sia assurdo pensare di volerne fare a meno…

Dai qualità a questo anno

Dai qualità a questo anno

di Sara Manzardo

Quest’anno metti da parte le promesse eroiche e parti da qualcosa di concreto, che più concreto non si può.
Quest’anno parti dalle tue relazioni, a tutti i livelli.

Il miglior modo per iniziare bene un nuovo anno è quello di non fare buoni propositi. O meglio, di non fare propositi irrealizzabili, con il solo scopo di dare una svolta apparente alla propria vita e alla propria routine, dimenticando che senza una motivazione valida e di vitale importanza possiamo diventare eroi per qualche istante, ma forse non felici.

Quello che ci muove, quello che ci fa cambiare vita, quello che “ci converte” – nel senso letterale che significa “cambiare direzione”- non è il sentito dire, non è un’idea astratta, non è una moda da seguire, non è il “me l’ha detto lui”.

Ciò che veramente dà un senso alla tua decisione di cambiare vita e di abbandonare un comportamento, uno stile, un modo di pensare e di agire, è la consapevolezza che ciò per cui cambi è decisamente e sicuramente migliore di ciò che lasci. Finché non scopri quella cosa per cui vale la pena vivere e cambiare strada, ogni buon proposito, anche il migliore, resterà l’ennesimo eroico tentativo non proprio riuscito a cui ripensare a fine anno.

La motivazione migliore è questa: scoprire quella chiave che ti rende felice, e la felicità – quella vera – lo sai bene che non ha consistenza se non comprende gli affetti, l’amore, la tua interiorità.

Ecco allora la proposta: quest’anno metti da parte le promesse eroiche e parti da qualcosa di concreto, che più concreto non si può.

Quest’anno parti dalle tue relazioni, a tutti i livelli.

Parti dalla tua relazione con le persone più vicine a te, con quelle che vanno male e con quelle che comunque potrebbero andare meglio. Parti dall’accorgerti di chi ti vive accanto, dal fare più attenzione a chi incontri di sfuggita.

Fai caso all’imprevisto, che ha sempre un volto e una storia e che non entra mai per caso nella tua vita.

Quest’anno parti da quelle relazioni ferite che ti pesano più di tutte, da ciò che dai per scontato, dalla tua incapacità di chiedere scusa, dalla tua abitudine a stare con l’altro solo perché ne hai bisogno. Impara a capire che ci si può accorgere di aver bisogno di qualcuno perché lo si ama realmente, non si può credere di amare qualcuno solo perché si ha bisogno di quella persona.

Parti dalle relazioni frivole, dai legami di facciata, dai tornaconto, dalle amicizie che non ti fanno andare avanti. Impara a capire che una relazione che non fa bene a te e non fa bene all’altro è una relazione tossica, che non potrà mai renderti felice.

Se sei sposato o fidanzato, parti dalla tua relazione con la persona che ami e che hai scelto, perché è lì che si gioca tutto. Fai la scelta coraggiosa e vincente di prendere decisioni, di fare strada insieme, di non chiudervi a riccio su di voi.

Impara a dire grazie perché l’altro è benedizione per te.

E parti dalla tua relazione con Dio. Soprattutto se pensi che non ci sia alcuna relazione tra te e Dio, soprattutto se sai che fai fatica a credere e senti una lontananza tra la tua vita e chi l’ha creata. Parti dalla consapevolezza che con Dio puoi avere una relazione, qualsiasi sia la tua storia, qualsiasi sia la tua situazione oggi. Un Dio che ti ha messo nel cuore il desiderio di non vivere da solitario, non vuole lasciarti solo nella tua interiorità: scopri chi è per te, abbi il coraggio di sentirti amato così come sei.

E se anche non credi che i miracoli possano accadere, impara ad accorgerti, quest’anno, del miracolo che è la tua vita. Parti da qui.

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